Una modernizzazione di Regione e Comuni al servizio di cittadini ed imprese
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Il primo fondamentale pilastro per riorganizzare la rete dei comuni del Friuli Venezia Giulia? Bisogna cominciare da una forte cura dimagrante della Regione Autonoma. La Regione è troppo grossa ed è cresciuta a dismisura negli anni; le sfide che ci attendono richiedono invece una Regione assai più magra perché possa correre.
Fuor di metafora, i cittadini e le imprese del Friuli-Venezia Giulia hanno bisogno di una Regione alleggerita dalle tentacolari funzioni amministrative che in larga prevalenza la caratterizzano oggi e che sia invece molto più prestante ed autorevole con legislazione, programmazione ed alta amministrazione: funzioni che solo la Regione può svolgere e di cui abbiamo gran bisogno per reggere le sfide incredibili dei prossimi vent’anni. Un esempio? La Regione si perde, con gran dispendio di energie, nella distribuzione di contributi economici da duemila euro ma non è capace di gestire la programmazione e l’alta amministrazione necessaria per assegnare la gestione degli arenili del demanio marittimo su cui si fonda un pezzo rilevantissimo dell’economia regionale. Una vergogna!
Il secondo pilastro della riorganizzazione dei comuni è stabilire che questa deve servire a modernizzare la pubblica amministrazione per reggere le medesime sfide incredibili dei prossimi vent’anni di cui ho parlato. Quali? Eccole: demografia; divergenza della nostra dalla traiettoria delle regioni europee di testa; ruolo internazionale del Friuli-Venezia Giulia; digitalizzazione e intelligenza artificiale; aumento della produttività; esigibilità dei diritti della persona e dell’impresa.
Sono sfide che richiedono un’amministrazione più moderna e di prossimità. Quando uso l’aggettivo prossimità mi riferisco ad una Pubblica Amministrazione effettivamente raggiungibile con il computer, da casa o dal treno, oppure in bicicletta. Possiamo fare una prima sintesi.
Dimagrire la Regione
I due pilastri di cui parlo sono pensati mettendo al centro i bisogni della persona e dell’impresa oggi e ancor di più domani, si tratta di una impostazione che parla ad entrambi i soggetti facendoli diventare lo scopo e i beneficiari della riforma. Dunque, spogliare la Regione di molte funzioni amministrative e poi stabilire a chi assegnarle. Qui bisogna fare tesoro delle molte esperienze regionali e nazionali avviando con gradualità un cammino di condivisione con gli amministratori locali e le loro comunità. Proporrei di ragionare avendo in mente la struttura policentrica del Friuli-Venezia Giulia e l’acquisizione, consolidata ovunque, secondo la quale le aggregazioni urbane sono il motore della crescita economica e sociale, non solo di sé stesse ma anche dei territori meno centrali. Può essere allora che ci si immagina l’impiego dell’istituto della città metropolitana, specificamente previsto dallo Statuto di autonomia regionale, per dare una struttura gestionale alle nostre conurbazioni: dotate di poteri aggiuntivi molto forti, che facciano la differenza nell’autogoverno solidale di problemi che comuni contermini condividono ma non riescono a risolvere. In altri termini più funzioni amministrative per un maggior potere di autogoverno.
Città metropolitane regionali
Quando parlo di città metropolitane mi riferisco all’istituto di diritto regionale indicato a più riprese dallo Statuto di autonomia, non alle città metropolitane enumerate e disciplinate dalla legge statale. Parlo quindi di città metropolitane disciplinate dalla regione, con ampia autonomia statutaria e dotate di grandi poteri amministrativi aggiuntivi per la gestione di area vasta. La città metropolitana così concepita è in grado di dare al cittadino e all’impresa una Pubblica Amministrazione molto più moderna ed efficace ed anche di prossimità. Città metropolitane potrebbero essere la conurbazione pordenonese dei centomila abitanti e l’udinese dei duecentomila; a Gorizia le comunità locali dovrebbero decidere se fare un’unica area metropolitana provinciale oppure dividere il territorio in Goriziano e Monfalconese. Decidano i territori. A Trieste stesso ragionamento: area unica oppure la Città da un lato e l’Altopiano dall’altro. E i comuni che rimangono? La Regione dovrebbe dire di essere disponibile a trasferire poteri aggiuntivi anche ai comuni rimanenti che fossero disponibili a costruire aggregazioni volontarie. Nessuno lasciato da solo; sostegno, anche differenziato, a tutti coloro che iniziano un percorso di modernizzazione a servizio del cittadino e dell’impresa.
Nasce a Charleroi (Belgio) da genitori sacilesi emigrati. Il padre è minatore sin dal 1946 e poi operaio nell’acciaieria La Providence. Era l’Italia che emigrava per l’Europa del carbone e dell’acciaio da cui sarebbero nate poi le istituzioni comunitarie. Viene registrato all’anagrafe belga come Wick Sonego, francofono di madrelingua, arrivato in Italia il tribunale gli cambia d’ufficio il nome in Lodovico perché sussisteva la norma fascista che vietava i nomi stranieri. Inizia le prime esperienze politiche a Pordenone, da liceale, iscrivendosi al Partito comunista nella stagione di Enrico Berlinguer e del referendum sul divorzio. Nelle fila del Pci fa il consigliere e l’assessore comunale a Sacile, il consigliere provinciale e nel 1988 viene eletto consigliere regionale per tre mandati. Svolge la funzione di assessore regionale con i presidenti Travanut, Cecotti, Cruder e dal 2003, per cinque anni come esterno, anche con il presidente Illy. Le materie di cui si occupa sono: pianificazione territoriale, economia, trasporti e infrastrutture. Nel 2013 viene eletto Senatore della Repubblica continuando ad occuparsi di infrastrutture, trasporti e comunicazioni sino al termine del mandato nel 2018. Percorre tutta l’evoluzione Pci-Pds-Ds-Pd contribuendo a fondare il Pd del Friuli Venezia Giulia che alle regionali del 2008, il giorno della duplice sconfitta regionale e nazionale del centrosinistra, ottiene il 30% e 169.000 voti assoluti. Nel 2017, da senatore, partecipa alla scissione dal Pd che fa nascere Articolo 1 in polemica con Matteo Renzi, rientra nel Pd nel 2020.
