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Italia -Israele manifestazione

A volte ritornano, Italia- Israele di nuovo a Udine il 14 ottobre


Lo stadio udinese ospiterà il prossimo 14 ottobre la partita di ritorno fra Italia e Israele.

Non è in discussione nessuna delle foglie di fico agitate in questi giorni a difesa di questa scelta: né lo sport che si vorrebbe tenere lontano dalla politica (ma solo a corrente alternata), né una mancanza di spirito sportivo verso la Nazionale di calcio (che per altro al momento sembra avere ben altri problemi), né altri scambi e vantaggi riguardo ad un unico pacchetto di eventi destinati a Udine, né altre che ci si possa inventare nel tentativo, pratica ormai diffusa nella lotta politica odierna, di “marchiare” con qualche infamia l’avversario o comunque chi sia di altro avviso.

La questione è quasi prepolitica, ha a che fare con regole minime di umanità e rispetto per le persone, per i gruppi sociali e le comunità, per i rapporti fra Stati.

In questo momento e da tempo il governo di Israele, non tutto il popolo ebraico, sta tenendo convintamente ed ostinatamente scelte che sono al di fuori di ogni logica razionale, comprensibile e giustificabile.

E’ la guerra asimmetrica di uno Stato contro popolazioni civili, la strategia della fame e della sete, la pulizia etnica dei territori, l’intervento militare e l’occupazione di territori di altri Stati sovrani. Il tutto si regge su una convinzione teologica di essere una razza eletta e quindi superiore, che, circondata da popoli in qualche modo inferiori, ha bisogno di uno spazio vitale di sicurezza e di uno Stato mononazionale. Tutte cose ampiamente rintracciabili, anche prima del 7 ottobre 2023 e dello sciagurato attacco di Hamas, anche nei progetti di riforme istituzionali del governo. 

Ognuna di queste situazioni, prese singolarmente, è in grado di suscitare indignazione e condanna. E sarebbe sufficiente ad ogni genere di condanna internazionale. Ma per Israele e le sue decisioni, questo non dovrebbe valere, anzi. Chi protesta talvolta rischia in prima persona, come istituzione, come soggetto associativo o politico, che gli venga scagliata l’accusa infamante di essere “antisemita”.

Per questo non è normalità la scelta della società che gestisce lo stadio di calcio, e tantomeno il totale supporto che a questa è stato dato dal Presidente della Regione.

Due ulteriori motivi vanno sottolineati. 

Uno riguarda un minimo di galateo fra due livelli istituzionali che la Costituzione vuole “equiordinati”, senza cioè che vi sia una superiorità gerarchica di uno sull’altro. Una vicenda come questa vorrebbe che ci fosse vera consultazione prima di ogni decisione e, a questo riguardo, dovrebbe essere stato chiaro al Presidente Fedriga che non era stata gran chè gradita dall’Amministrazione udinese la precedente occasione “sportiva” e che il Comune aveva appena approvato una mozione a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina. La Regione non dovrebbe favorire, scegliere, supportare scelte non condivise dal Comune intressato su vicende simili.

Un ulteriore aspetto riguarda la possibile interpretazione, da parte del Presidente Fedriga, di questa “opportunità sportiva” come occasione di promozione, con contributi regionali o meno, dell’immagine della Regione. Anche in questa il Presidente confonde la propria opinione con quella degli altri che, forse in maggioranza o forse no, comunque in numero ampio e crescente non condividono per nulla questa “politica di sicurezza” israeliana camuffata ormai con sempre meno credibilità da “diritto alla difesa”, anche sulla base di proprie presunzioni mai dimostrate come nel caso dell’attacco all’Iran.

In città ci si porrà la necessità, come già stanno facendo da mesi associazioni e cittadini e cittadine, di affrontare il tema, che non è l’evento “sportivo” di un giorno, né una nuova giornata da passare “in zona rossa”, ma quella di capire sempre meglio come le guerre dell’altrove ci stanno cambiando il quotidiano di casa, come questi eventi vengono gestiti ed usati per dividere l’opinione pubblica in buoni e cattivi, e cosa si potrebbe e dovrebbe fare per evitare ulteriori slittamenti verso il caos.

 

Su questi temi è stata ospite prima ad un incontro ad Enemonzo e poi della radio Onde furlane Alba Bonetti, presidente della sezione italiana di Amnesty International. Qui l’intervista a cura del direttore Mauro Missana.

Avenâl 02.07.2025 Amnesty International

Elia Mioni
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Direttore editoriale del Passo Giusto

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