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appello no alla pulizia etnica

Manipolazioni semantiche, mostri legislativi, controllo sociale


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Serve una legge in più per contrastare l’antisemitismo? La mia risposta è no: per sanzionare le manifestazioni pubbliche di odio antiebraico, come di ogni forma di razzismo, esistono già norme adeguate. Basta applicarle.

Ma soprattutto, è inaccettabile che la lotta all’antisemitismo, obiettivo sacrosanto e urgente, sia usata come pretesto per limitare la libertà di critica, anche di critica radicale, nei confronti di Israele e delle sue azioni criminali a Gaza. 

È questo invece l’intento di una serie di disegni di legge in discussione in Parlamento. Sono sei: della Lega, di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, del senatore Scalfarotto di Italia Viva, di Noi Moderati, di un gruppo di senatori “dissidenti” del Pd guidato da Graziano Delrio. Un filo comune percorre le sei proposte: tutte adottano la definizione di antisemitismo elaborata molti anni fa dall’Ihra – la “International Holocaust Remembrance Alliance” -, che qualifica come antisemita ogni critica radicale contro Israele e verso il sionismo quale sua ideologia fondativa.  

In particolare, per l’Ihra è antisemitismo sostenere che “l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”, “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non richiesto a nessun altro Stato democratico”, “fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti”.

Opinioni tutte quante largamente discutibili, ma che con l’antisemitismo c’entrano zero. Nel 2021 un gruppo di storici dell’antisemitismo e dell’Olocausto ha elaborato e diffuso un documento – la “Jerusalem Declaration on Antisemitism” – nel quale si denuncia l’evidente intenzione dei promotori della definizione Ihra di allargare il concetto di antisemitismo comprendendovi, in modo abusivo, qualsiasi posizione radicalmente anti-israeliana: per i suoi estensori, “l’antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o contro le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.

Su un terreno del tutto diverso si colloca una settima proposta presentata accanto a queste: è di tutti i senatori del Pd (tranne i “dissidenti”, primo firmatario Andrea Giorgis), che definisce correttamente l’antisemitismo nei termini della “Jerusalem Declaration” e integra la lotta all’odio antiebraico nel contrasto di tutte le forme di razzismo.

Sanzioni e “vigilanze” contro le opinioni

A partire dalla definizione dell’Ihra, i sei disegni di legge della destra, di Italia Viva e di Delrio chiedono di individuare e sanzionare espressioni considerate antisemite sui media, nelle università, nelle scuole. Uno di questi, prima firma il senatore Gasparri di Forza Italia – che pure proviene da una tradizione politica non proprio specchiata in fatto di difesa degli ebrei… – le punisce addirittura con la galera. La proposta di Delrio invece prevede che ogni Università nomini una sorta di “controllore” chiamato a vigilare su eventuali attività interne, anche didattiche, che suonino come illegittime sempre sulla base dei criteri definitori dell’antisemitismo fissati dall’Ihra. 

Se qualcuna di queste proposte diventerà legge, non solo chi scrive ma tanti giornalisti e intellettuali autorevoli – Anna Foa, Gad Lerner, Stefano Levi della Torre… – andrebbero, andremmo, sanzionati per le opinioni espresse sulla deriva nazionalista, razzista, illiberale dello Stato di Israele: del suo governo pro-tempore certo, ma anche degli altri suoi vertici istituzionali, delle sue forze armate e di sicurezza che compiono crimini quotidiani a Gaza e spalleggiano le scorribande criminali dei coloni in Cisgiordania, del suo sistema carcerario nel quale i detenuti palestinesi sono sottoposti a trattamenti disumani. 

Infine. La confusione tra espressioni antisemite e anti-israeliane teorizzata in queste proposte avvalora, in una sorta di eterogenesi dei fini, una confusione di segno opposto e speculare: tra “ebrei” e “Israele”, che è uno dei canali principali attraverso i quali nell’attuale dibattito pubblico s’insinuano linguaggi, argomenti che tradiscono vero antisemitismo. 

Una equazione da rifiutare

Io credo che l’antisemitismo – “bestia” che sta rialzando la testa tentando di rappresentare la tragedia di Gaza quale indissolubilmente collegata non solo all’idea sionista ma all’ebraismo in quanto tale – si combatte proprio rivelando l’inganno dell’equazione ebrei=Israele: equazione coltivata da una parte dal nazionalismo israeliano incarnato in Netanyahu e nell’estrema destra suprematista che oggi sembra maggioritaria in Israele, dall’altra da quelle propaggini estreme ma non irrilevanti del movimento “propal” che in questa stessa confusione di concetti – tra ebraismo, sionismo, Israele – nuotano compiaciute proponendo la lettura di un complotto ordito dalle “lobby ebraiche” nel mondo per sostenere i crimini dell’odierno Israele.

Da sempre del resto l’antisemitismo veste vari abiti in apparenza tra loro contrapposti. C’è l’antisemitismo cristiano contro gli ebrei “deicidi”, il più antico; ci sono quello razzista basato sul “sangue”, quello nazionalista contro gli ebrei “corpo estraneo” della nazione, c’è l’odio antiebraico di matrice islamista, che colpisce gli ebrei come proiezione allargata di Israele colonialista. E poi c’è un’ulteriore categoria: è l’antisemitismo “sociale” nato nel cuore della sinistra europea che vede l’ebreo come quintessenza del capitalismo e che oggi lo rappresenta quale raffigurazione perfetta dell’Occidente razzista, suprematista, colonialista: così, per esempio, in un recente libro del giornalista Ferruccio Pinotti – eloquente già il titolo: “La lobby ebraica” – nel quale sono descritti minuziosamente il perimetro e i protagonisti italiani del “complotto sionista”. 

L’antisemitismo si combatte impegnandosi per rivelarne, qualunque maschera indossi, la matrice razzista, per questo è inaccettabile una norma apposita che lo separi dalle altre forme di razzismo. Questa scelta, peraltro, produrrebbe due effetti collaterali anch’essi deteriori. Consentirebbe alla destra di tirare una mano di “filosemitismo” a copertura della sua storia sul punto miserabile, e di continuare nel frattempo a seminare odio verso altre minoranze – i rom, i neri immigrati. E poi, come ripete spesso Stefano Levi della Torre, riservando agli ebrei una sorta di “privilegio” – “il razzismo contro di voi, ma solo quello contro di voi, è indegno, e per contrastarlo serve una legge ad hoc” – rafforzerebbe di fatto l’idea delirante dei “giudei ricchi e potenti” che dell’antisemitismo è un poderoso alimento. 

Roberto Della Seta
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E’ un giornalista e uno storico. È stato presidente di Legambiente e parlamentare, attualmente dirige il Festival della transizione ecologica. Tra i suoi ultimi libri: "Dal rosso al nero. Cento anni di socialisti e comunisti passati a destra" (2021), "Ecologista a chi? Chiara fama e lati oscuri del pensiero green alla prova del Covid" (2021), "Pacifismi. Storia plurale di un 'idea controversa" (2025). Nel dopo-7 ottobre si è impegnato con molti altri ebrei italiani nella denucnia dei metodi criminali utilizzati da Israele a Gaza. 

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