
Il mercato coperto di Gorizia: cronaca di un lento abbandono (e di un’idea possibile)
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Cinque consiliature. Tre sindaci, due dei quali per due mandati consecutivi. Un quarto di secolo di promesse, progetti e annunci. Eppure, il mercato coperto di Gorizia è ancora lì, sospeso in un presente fragile e senza una visione di futuro.
Almeno 25 anni di studi di fattibilità, varianti urbanistiche, fondi stanziati, bandi di gara andati deserti. E poi altri progetti, nuove idee, nuove illusioni.
C’è stata persino una trasferta a Madrid, per “studiare” il celeberrimo mercato della capitale spagnola — una metropoli da quasi tre milioni e mezzo di abitanti, con flussi turistici da capitale europea. Poi Firenze: 362 mila abitanti, tra le città più visitate d’Italia e del mondo. Abboccamenti con Gambero Rosso, Eataly e non si sa quante altre cordate imprenditoriali dai contorni spesso più fantasmagorici che concreti.
Il risultato, però, è uno solo: il mercato coperto di Gorizia sta morendo.
Costruito nel 1927, elegante esempio di stile Liberty, il mercato dispone di alcune decine di banchi commerciali. Oggi ne restano attivi appena sei: quattro fiorai e due ortofrutta. A questi si aggiungono quattro agricoltori presenti solo tre giorni a settimana e una postazione per lo scambio gratuito di libri.
Da anni il Comune non rilascia nuove licenze e non rinnova i contratti di locazione dei vani esterni. La motivazione è sempre la stessa: mancano i requisiti di sicurezza antincendio e l’adeguamento alle normative vigenti. Un paradosso, se si pensa che in oltre cinque lustri di progettazioni e annunci, sul mercato si è investito poco o nulla.
Così, a quello che per quasi un secolo è stato il cuore pulsante degli scambi cittadini — la vetrina della produzione alimentare del territorio — è stata lentamente staccata la spina. Il tutto in attesa di un futuro che il Comune non riesce a governare e che, soprattutto, si rifiuta di condividere con la città. Una città che questo svuotamento lo vive come l’ennesimo colpo alla propria identità.
Non a caso, in un recente Consiglio comunale, persino il consigliere di maggioranza con delega al commercio, Alessio Zorzenon, ha chiesto provocatoriamente alla giunta, più volte interpellata sul tema, se la sua sia una delega parafulmine, dato che non ha mai ricevuto risposte da dare ai commercianti del mercato, preoccupati per il loro futuro.
Tradizione, comunità, fiducia, scambio culturale
E pensare che qui si trovavano la Rosa di Gorizia, gli asparagi di Sant’Andrea, le ciliegie e le susine del Collio, le verdure che passavano in poche ore dalla terra ai banchi, il pesce del golfo e delle lagune, le granaglie, i legumi, il pane fresco.
Non erano solo prodotti di eccellenza a chilometro zero. Erano tradizione, comunità, fiducia, scambio culturale.
Passeggiare tra i banchi non significava semplicemente “fare la spesa”. Era un’immersione nei profumi e nei colori delle materie prime, nel ritmo delle stagioni che si alternavano: lo sclopit in primavera, le zucchine d’estate, i porcini in autunno, i crauti e le verze d’inverno. Un racconto collettivo che oggi rischia di andare perduto.
E allora la domanda è inevitabile: perché continuare a inseguire grandi investitori, mega parchi tematici del cibo e della gastronomia? Perché immaginare nuovi e costosi interventi strutturali per aggiungere qualche ristorante o l’ennesima “chicchetteria”?
Perché drenare ulteriori risorse pubbliche per un progetto dai contorni indefiniti, scollegato dall’identità locale, in una città di poco più di 33 mila abitanti, con un futuro turistico ancora tutto da costruire e numeri che difficilmente possono sostenere investimenti da milioni di euro?
C’è un’altra strada possibile
Un’idea diversa, che parte dal basso e dalla realtà del territorio. Un progetto che ci piace chiamare “Il mercato che nutre il futuro”.
Un patto tra il Comune, i produttori locali che si prendono cura della terra, il mercato coperto, casa del cibo della città, e le scuole dell’infanzia, là dove il futuro comincia davvero.
Un patto per portare sulle tavole dei bambini prodotti locali, biologici, a filiera corta e certificata, per trasformare il mercato in un luogo di incontro tra chi coltiva e chi cresce. Uno spazio vivo, dove si pratichi ogni giorno la cultura del cibo sano, giusto e accessibile.
Proprio in questa direzione si muove il Forum Gorizia, che in questi giorni ha promosso l’iniziativa “AAA cercasi futuro per il mercato coperto”. Un percorso che ha già raccolto l’adesione dei gruppi consiliari di opposizione — Noi Mi Noaltris GO, Gorizia è TUA, Laura Fasiolo Sindaca, Partito Democratico di Gorizia e San Floriano, Ragione Autonoma FVG, Insieme per Gorizia Liberale — e delle associazioni ANPI/VZPI Gorizia-Gorica e Legambiente Gorizia, oltre a numerosi cittadini e cittadine.
Stiamo organizzando presidi davanti al mercato per esercitare una pressione civile e costruttiva, affinché il suo destino non venga affidato esclusivamente a progetti faraonici e di dubbia fattibilità, ma si aprano invece strade più sostenibili, condivise e radicate nella città.
Pubblicità ingannevole
Fa impressione, allora, leggere ancora oggi — sul sito ufficiale di promozione turistica “Let’s Go” — questa descrizione del mercato coperto di Gorizia:
“Il mercato coperto, di Gorizia costituisce una delle tante raffinate testimonianze di una città che un tempo seppe esprimere la propria vitalità culturale anche attraverso architetture di sicuro interesse, in questo caso in un bel “Liberty” di fine anni ‘20.
Il Mercato, ogni mattina si anima fervente movimento e vitalità: qui trova il suo emporio ideale chi ancora preferisce fare i propri acquisti senza rinunciare al calore umano offerto dai gestori delle tante bancarelle e negozietti presenti al suo interno; è il posto ideale per reperire la varietà e la freschezza dei prodotti agricoli del goriziano.
Frutta, verdura, prodotti vari del territorio, il folkloristico mercato del pesce riempiono di allegria e profumi i banchi del mercato e riescono a rendere la spesa quotidiana finanche un momento di svago e socializzazione.”
Una descrizione poetica e accattivante.
Peccato che racconti un luogo che, così com’è descritto, non esiste quasi più.
Più che una vetrina turistica, oggi sembra una lapide.
Goriziana di adozione, attivista di Forum Cultura Gorizia, autrice di storia e cultura del territorio.

