
Lago di Cavazzo: iniziato l’iter per l’esame della petizione a Bruxelles
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Nel 2009 il lago di Cavazzo fu interessato dal progetto di ripompaggio di Edipower, società che all’epoca gestiva la centrale di Somplago (Cavazzo), che con un investimento di un centinaio di milioni di euro, avrebbe voluto pompare di notte le acque del lago di Cavazzo in quello di Verzegnis e poi in direzione opposta durante il giorno, lucrando così all’epoca sulla differenza di prezzo fra il kw notturno rispetto a quello diurno. Ciò avrebbe provocato forti innalzamenti/abbassamenti di livello nei due laghi e a Cavazzo un abbassamento di temperatura di circa due gradi con un sommovimento continuo del fango depositato nei suoi fondali. Quindi la fine di quel poco di vita che ancora sussiste in quel bacino e anche del suo sviluppo turistico. Nacque allora il nostro Comitato “Salviamo il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni”.
Per fortuna la Regione non diede il consenso, anche grazie alla nostra lotta e il progetto fu archiviato. Nel contempo, grazie a un progetto dell’ing. Dino Franzil, lanciammo l’idea di realizzare un bypass che grazie a tubi posati sul fondo del lago, portasse l’acqua in uscita dalla centrale, fredda e talvolta fangosa visto che proviene dai corsi d’acqua della Carnia, all’uscita del lago, senza entrare così in contatto con il bacino lacustre. Giova anche ricordare che secondo uno studio dell’ing. Franzil del Comitato e dell’ing. Garzon, commissionato dal BIM, dalle due Comunità Montane Carnia e Gemonese e dai Comuni rivieraschi, il lago in 100/110 anni diventerà, in assenza di interventi, una palude con un corso d’acqua centrale a causa dei fanghi che continuano a depositarsi sui suoi fondali.
Le previsioni del Piano regionale di Tutela delle Acque
La svolta avvenne nel 2018 con l’approvazione del Piano Regionale Tutela Acque, che a fronte del problema delle periodiche asciutte del Tagliamento da Ospedaletto di Gemona a Peonis di Trasaghis, dove confluisce il torrente Leale, diventato lo scarico del lago di Cavazzo, e a cui va trovata soluzione, cita anche la valutazione di fattibilità del bypass per il lago, per ricrearne la naturalità (era un lago temperato fino al 1958, data di entrata in funzione della centrale) e una sua fruizione turistica. Anni di battaglie, con convegni informativi, conferenze stampa, articoli, volantinaggi e riunioni sul territorio per rilanciare l’ipotesi del bypass, per salvare il lago.
Ma in Regione qualche “manina” frenava. Arriviamo al 2019, quando la Giunta regionale istituisce il Laboratorio Lago, composto da tecnici regionali, da tre tecnici nominati dai Comuni rivieraschi, presieduto dal Direttore regionale dell’Ambiente. Arriva il Covid e tutto rallenta. Ma il lavoro del Laboratorio riprende e arriva alla conclusione, proponendo ben tre soluzioni. Una con tubi sul fondale, come già detto, le altre due con una galleria o in riva est o in riva ovest, dalla centrale all’uscita del lago. Ma queste soluzioni non furono gradite ai poteri forti, agricoli ed energetici.
La Regione a quel punto commissionò un nuovo studio, a Cuneo, evidentemente volto a stoppare il bypass, che produsse soluzioni che definimmo “fantasiose” e che sostanzialmente non risolvevano il problema delle acque fredde e fangose. Anzi venne affermato che il bypass avrebbe avuto una ricaduta negativa sul lago e che era preferibile lasciar convivere centrale e lago!

Un controprogetto del Consorzio di Bonifica
Nel frattempo il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana presentava un progetto di un canale derivatorio che avrebbe captato l’acqua in uscita dal lago a Trasaghis per portarla a Gemona in un suo canale, passando per Osoppo e sotto la falda del Tagliamento! Questo canale avrebbe una portata di 10/15 mc/sec e con un costo di 105 milioni di euro di fondi pubblici. Inoltre dovrebbero anche essere rilasciati anche 5 mc/sec. al torrente Leale per il suo Minimo Deflusso Vitale o Ecologico. Un progetto impattante, costoso e sostanzialmente inutile in quanto per convenzione il gestore della centrale di Cavazzo, a richiesta del Consorzio, deve già effettuare una cacciata d’acqua dal bacino di Verzegnis nel Tagliamento per soddisfare la sicurezza di captazione consortile a Ospedaletto.
Contro questo progetto, con varie motivazioni, oltre a comitati, associazioni e privati cittadini si sono schierati, in seduta comune con uno specifico OdG, anche i Comuni di Bordano, Cavazzo, Osoppo e Trasaghis. Inoltre i 27 Sindaci della Carnia che hanno mandato una lettera al Presidente Fedriga per chiedere la cassazione del progetto, (identico progetto fu bocciato dalla Giunta Biasutti nel 1987) e quattro ex Amministratori hanno inviato una petizione a Bruxelles con l’identica richiesta, questa infine accolta dalla specifica Commissione Petizioni del Consiglio europeo e la cui VicePresidente Cristina Guarda, ha in questi giorni visitato la zona, il nostro lago e partecipato a un affollato incontro pubblico a Trasaghis.
Due sono le motivazioni di fondo che sostengono l’opposizione al previsto canale e cioè il rischio che il lago nei periodi siccitosi (come ad es. nel 2022) diventi un semplice bacino di prelievo per soddisfare le richieste consortili, con conseguenti sbalzi di livello e riducendo l’attuale portata del Leale provocando minori portate al Tagliamento e alla alimentazione delle falde acquifere a valle. Inoltre passando sotto la falda acquifera del Tagliamento cosa potrà accadere alla stessa? Il modello matematico dell’Università di Padova esclude eventi negativi, ma purtroppo dal 2000 non si sono più fatti studi specifici e il principio di precauzione dovrebbe essere applicato, prima di concedere l’approvazione del progetto. Ricordo, a questo proposito, che il Consorzio Acquedotto Friuli Centrale emunge da questa falda a Molin del Bosso (Artegna) mediamente un mc/sec e alimenta gli acquedotti di una quarantina di Comuni della Bassa, fra cui Lignano. Ma purtroppo la Conferenza dei servizi ha dato l’ok al progetto e il decreto attuativo regionale è stato emesso nel dicembre 2025. Inoltre il Consorzio ha avuto dal Governo nazionale un milione di euro per finanziare la progettazione del canale.

In attesa di una sentenza
In attesa degli sviluppi dell’iniziativa presso il Parlamento Europeo rimane in piedi una controversia giudiziaria perché i proprietari delle tre centraline collocate sul Leale hanno presentato un ricorso a Roma al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che a oggi non sappiamo che esito avrà. Ma, come in altri casi recenti, ciò che manca è una risposta “politica”. Quando un territorio, in modo compatto tra comitati, cittadini e istituzioni, rifiutano un intervento sul loro territorio, chi governa dovrebbe ascoltare le loro voci e avviare un civile confronto sull’argomento. Cosa che purtroppo finora non è avvenuta. Prevale invece una logica arrogante, di stampo colonialista che è l’esatto contrario. A questo punto, quando chi governa non vuole ascoltare, diventa importante la sentenza del Tribunale, auspicando che questa dia ragione ai gestori delle centraline, per scrivere la parola fine a questa vicenda.
E’ nato e vive a Gemona. Da pescatore conosce e frequenta le acque del Gemonese fin da ragazzo. Una conoscenza acquisita sul fiume, anche in virtu' del suo ruolo di Guardiapesca volontario e dall'essere stato per 20 anni Consigliere dell'Ente Tutela Pesca del FVG per il Collegio Gemona/San Daniele. Autodidatta, segue le vicende del Lago di Cavazzo dal 2009, come componente e portavoce del Comitato " Salviamo il lago di Cavazzo o dei 3 Comuni "


