
Coltivare comunità e verde urbano. La sfida di UGorà a Trieste
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C’è stato un momento, durante la pandemia, in cui le città hanno smesso di correre. Le strade vuote, i parchi chiusi, i corpi distanti hanno reso evidente qualcosa che spesso diamo per scontato: gli spazi pubblici non sono semplicemente luoghi, ma infrastrutture relazionali. Senza di essi, la comunità si sfilaccia. A Trieste, nel 2021, proprio dentro questa sospensione nasce UGorà – Urban Gardening Ora. Non come risposta emergenziale, ma come tentativo concreto di ripensare il rapporto tra comunità, città e natura. L’idea è semplice e radicale allo stesso tempo: coltivare la terra per coltivare relazioni.

Il primo orto condiviso prende forma nel giardino del Polo Giovani Toti, a San Giusto: centro di aggregazione giovanile del Comune di Trieste. Qui la cura della terra diventa gesto politico, pratica collettiva, esercizio di responsabilità condivisa. Seminare, innaffiare, attendere, raccogliere: azioni elementari che riattivano il senso del tempo e restituiscono una misura concreta dell’impatto delle proprie scelte. Una gestualità propulsiva per immaginare progetti futuri come RE-GARDEN, realizzato negli ultimi mesi all’interno del programma Attiva Giovani con il partenariato del Comune di Trieste e IRES FVG, la cui prima fase è appena terminata: percorso di progettazione partecipata per riconfigurare il giardino del Polo Toti a partire dai bisogni concreti dei più giovani, destinatari potenziali del giardino. Giovani under 35 sono stati quindi coinvolti in esplorazioni del quartiere e mappature collettive – grazie alla guida di esperti ed esperte in settori diversificati e complementari come l’educazione, l’urbanistica e l’arte visiva – con l’obiettivo di sviluppare una proposta concreta di trasformazione dello spazio da sottoporre all’Assessorato delle Politiche all’Educazione e alla Famiglia, in cui emerge la necessità di introdurre infrastrutture comuni nel giardino: arredi per sedersi, incontrarsi e collaborare insieme. Progettare un nuovo spazio, in questo senso, significa progettare relazioni.
Ed è proprio dalla consapevolezza che, in Italia, la voce dei giovani fatica a trovare ascolto che UGorà ha scelto di fare un passo in avanti, nel 2023, strutturandosi come Associazione di Promozione Sociale. Un passaggio fondamentale per acquisire legittimità e avere la possibilità di costruire un dialogo con le istituzioni e poter incidere, così, nei processi decisionali locali. La visione che guida il progetto è chiara: la rigenerazione urbana non è solo riqualificazione fisica, ma attivazione di comunità. Per questo l’orto non è mai pensato come spazio chiuso, bensì come dispositivo aperto e accessibile. Un’apertura che caratterizza il modus operandi dell’associazione, rivolta sempre alla costruzione di reti e collaborazioni a livello locale e nazionale con enti locali, università, realtà del terzo settore e gruppi informali, favorendo un ecosistema di iniziative che amplificano l’impatto sociale e ambientale del progetto.

Sussidiarietà per la gestione delle aree verdi urbane
Ad oggi, UGorà gestisce quattro aree verdi a Trieste, di cui tre affidate dal Comune di Trieste, ciascuna legata a un contesto urbano e sociale specifico.
Accanto al Polo Toti, uno degli spazi più significativi è l’orto comunitario al Ferdinandeo, nei pressi del bosco “Il Farneto”. Qui il confine tra città e natura si fa più sottile: l’orto diventa punto di passaggio e di incontro spontaneo, capace di intercettare curiosità, dialoghi inattesi, partecipazione informale. La prossimità al bosco rafforza la dimensione ecologica del progetto e restituisce l’idea di una continuità possibile tra verde urbano e ambiente naturale.
Nel quartiere di Ponziana, nel giardino pubblico di via Orlandini, l’intervento assume una valenza sociale ancora più marcata. In collaborazione con l’ANFASS, UGorà è presente nella cura costante del giardino con l’obiettivo di sviluppare un piano di rigenerazione in un contesto molto fragile, dove lo spazio verde può diventare davvero un’occasione di inclusione e presidio comunitario. Qui la costruzione dell’orto non è solo un’attività agricola, ma strumento per risignificare un luogo, renderlo più vivibile e attraversabile, rafforzare legami di prossimità in sinergia con altri presidi sociali, e non solo, come Habitat Microaree.

L’esperienza si estende poi anche al quartiere di Sottolongera, dove l’associazione cura un giardino privato aperto alla comunità in collaborazione con l’associazione Diritti e Storti, in cui vengono ospitate iniziative culturali e percorsi di apprendimento informale per tutti, in modo da rafforzare conoscenze e competenze della comunità di pratica, eterogenea e intergenerazionale, e soprattutto momenti conviviali come le feste del raccolto. In questo spazio verde, la dimensione educativa si intreccia molto bene con l’aspetto ambientale, a cui UGorà è richiamata con il suo ruolo di ‘custode della biodiversità locale’ garantito da un progetto nazionale del 2025 promosso dal National Biodiversity Future Centre (NbFc) in collaborazione con l’Università Milano-Bicocca, che prevede la semina di varietà autoctone e la posa di casette per uccelli e impollinatori negli spazi in gestione.

Tra le progettualità più significative negli ultimi mesi, a Sottolongera, è degna infine di nota la realizzazione di uno stagno, in fase di avvio grazie alla preziosa consulenza del WWF Trieste e del Museo di Storia Naturale. Non solo un elemento paesaggistico, ma un micro-ecosistema che favorisce la presenza di anfibi, insetti impollinatori e specie autoctone, trasformando il giardino in uno spazio di osservazione e consapevolezza ecologica.
L’esperienza di UGorà mostra quindi che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma un processo lento e collettivo. La cura del verde può diventare cura del tessuto sociale. E in una città come Trieste, coltivare uno spazio significa anche coltivare nuove forme di convivenza. La sfida ora è consolidare questo modello e renderlo replicabile. Perché gli orti urbani non sono solo spazi di produzione, ma luoghi in cui si produce comunità. E forse è proprio da qui – da un seme piantato insieme, in un giardino condiviso – che può nascere una città più giusta, inclusiva e capace di futuro.

Fondatrice e presidente di UGorà – Urban Gardening Ora APS. Giornalista freelance con una formazione in sociologia ed esperta in comunicazione sociale. Progetta e facilita processi partecipativi per l’innovazione sociale, l’attivazione di comunità educanti e di pratica, la cura delle reti e lo sviluppo delle comunità territoriali. Supporta Enti del Terzo Settore (ETS) e amministrazioni locali nella pianificazione, progettazione e realizzazione di progetti socio-culturali.


