
Melara: storia di un quartiere tra architettura pubblica e rigenerazione culturale
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Con la collaborazione di alcune residenti a fine gennaio abbiamo organizzato un’esplorazione urbana a Melara con Adesso Trieste. Volevamo far conoscere da vicino questa vera e propria città nella città, parlare della sua storia, ma anche porci qualche domanda sulla sua sorte futura, che le istituzioni per ora sembrano non voler nemmeno affrontare.
È nata in quell’occasione l’idea di scrivere qualche riflessione emersa durante la passeggiata, sull’evoluzione di questo complesso abitativo che da quartiere difficile sta diventando un quartiere che sta letteralmente scomparendo. Fa un certo effetto ritrovare i suoi iconici scorci come sfondo ai clip musicali (Mahmood ma anche il K-pop coreano) o ai film d’autore, e allo stesso tempo rendersi conto che qui nessuno si sta ponendo la questione della sua trasformazione nel tempo.
Melara e la street art come pratica di comunità
Nel ricostruire il ruolo delle associazioni e degli enti che hanno contribuito alla rinascita di Rozzol Melara, è impossibile non citare l’associazione culturale Melart, realtà che ha inciso in modo determinante sulla rivitalizzazione degli spazi pubblici del cosiddetto “Quadrilatero”, ridefinendone l’immagine e il valore simbolico.
Melart nasce come collettivo artistico interno al quartiere di Rozzol Melara nel 2006 con fondatori Federico Duse e Davide Comelli, entrambi residenti nel rione, in un contesto in cui il fenomeno dei graffiti ha trovato terreno particolarmente fertile rispetto al resto della città. L’idea prende forma a partire dalle influenze del movimento dei writer che, dalla fine degli anni Novanta, si stava diffondendo a livello internazionale e quale posto migliore per dare sfogo alla propria creatività visto che tutti i muri interni del Quadrilatero erano grigi e senza colore.
Le radici dell’esperienza Melart risalgono però già al 2000, con l’evento “The Poison Cube”, che vide la partecipazione di artisti di fama internazionale come Daim, Sick e Wow. In quell’occasione venne realizzato un murale nel corridoio di collegamento tra l’ala verde ed il centro del complesso, introducendo nel quartiere un’idea di arte pubblica legata allo street writing e alla valorizzazione estetica dello spazio costruito.

Nel 2009 Melart si è formalizzata come associazione, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento artistico e culturale. I primi interventi sono stati realizzati all’interno del quartiere, tra cui il festival itinerante “Scimmie in Gabbia”. La partecipazione attiva dei residenti, compresi molti anziani, ha contribuito a un cambiamento di percezione dell’arte urbana: non più vandalismo, ma strumento di cura e identità collettiva. Non a caso, gli abitanti hanno iniziato a chiedere all’associazione il restauro dei graffiti esistenti e la copertura delle scritte vandaliche, con il supporto di ATER, che nei primi anni concedeva più facilmente le autorizzazioni.
Per Melart, il muralismo è uno strumento capace di trasformare la concezione stessa di città. La street art viene intesa come pratica profondamente legata al contesto sociale e architettonico, capace di produrre effetti di riqualificazione non solo estetica ma anche comunitaria.

Nel 2010 l’associazione avvia il progetto di Riqualificazione Artistica dello Spazio Costruito (RASC), superando il graffitismo spontaneo e strutturando interventi più ampi. Tra questi spicca “Melart Energy”, concluso nel 2012: un murale di 97 metri realizzato da più artisti, capace di integrare porte e finestre preesistenti in un’unica narrazione visiva sul tema dell’energia.
Negli anni successivi Melart ha promosso numerosi progetti educativi e collaborazioni istituzionali, come “Ambientearte”, “Vandalo? No writer” e “Chromopolis – La città del futuro”, fino all’intervento sul muro esterno del Pedocin.
A oggi l’obiettivo rimane quello di diffondere la cultura artistica tra i giovani, affermando l’arte urbana come pratica di cittadinanza attiva e strumento politico di trasformazione dello spazio urbano.
Il Quadrilatero di Melara: nascita, trasformazioni e nuove fragilità
Il Comprensorio abitativo del Quadrilatero di Melara rappresenta uno degli esempi più emblematici dell’edilizia residenziale pubblica realizzata a Trieste nel secondo dopoguerra. Edificato tra il 1969 e il 1983, il complesso rispondeva a un’esigenza precisa: offrire alloggi moderni, funzionali e accessibili a centinaia di famiglie, in una fase storica caratterizzata da forte crescita demografica e da un intenso bisogno abitativo. Il Quadrilatero, con la sua struttura compatta e riconoscibile, fu concepito come un vero e proprio microcosmo urbano, dotato di spazi comuni, cortili interni, servizi di prossimità e attività commerciali pensate per sostenere la vita quotidiana del rione.

Nei primi decenni, Melara fu un quartiere vivo e densamente frequentato. I negozi al piano terra, i bar, le botteghe e i servizi rappresentavano non solo luoghi di consumo, ma anche presidi di socialità. La vita del rione si svolgeva in gran parte all’aperto: i cortili erano spazi di incontro, di gioco e di relazione, soprattutto per i più giovani, che crescevano in un contesto fortemente comunitario, scandito da ritmi condivisi e da una presenza costante delle famiglie negli spazi comuni.
Con il passare degli anni, tuttavia, questo equilibrio ha iniziato progressivamente a incrinarsi. La prima trasformazione evidente è stata la graduale desertificazione commerciale. Molte attività storiche hanno chiuso, schiacciate dalla concorrenza dei grandi centri commerciali, dal calo della popolazione giovane e dalla riduzione del potere d’acquisto. Gli spazi commerciali sfitti sono diventati sempre più numerosi, contribuendo a un senso diffuso di abbandono e a una perdita di vitalità del tessuto urbano.

Parallelamente, il rione ha conosciuto un marcato invecchiamento dell’età media dei residenti. Le famiglie che avevano abitato Melara fin dalla sua nascita sono rimaste, mentre le nuove generazioni, una volta adulte, hanno spesso scelto di trasferirsi altrove. Questo processo ha ridotto il ricambio demografico e ha modificato profondamente le esigenze sociali del quartiere, rendendo più fragile la rete di relazioni che un tempo ne costituiva la forza.
Un ulteriore elemento di cambiamento è stato il mutamento delle abitudini socio-culturali dei giovani. Con l’avvento di internet e delle nuove tecnologie, il gioco e la socialità si sono progressivamente spostati dagli spazi condivisi ai contesti virtuali e privati. I cortili, un tempo animati da voci e movimenti, si sono svuotati, perdendo il loro ruolo centrale nella costruzione di legami e identità collettive.

A tutto questo si è aggiunto il progressivo deterioramento della struttura edilizia. Gli edifici del Quadrilatero, progettati secondo criteri ormai superati, avrebbero richiesto nel tempo interventi costanti di manutenzione e riqualificazione. Tuttavia, tali interventi non sono andati di pari passo con il naturale invecchiamento delle strutture. La carenza di investimenti e di una visione organica da parte dell’ente di edilizia pubblica proprietario, l’ATER, ha contribuito a un degrado visibile che ha inciso negativamente sulla qualità della vita degli abitanti e sull’immagine complessiva del rione.
Melara 2050: declino o rinascita?
Oggi il Quadrilatero di Melara è il risultato di queste stratificazioni storiche: un luogo che conserva la memoria di una forte identità collettiva, ma che porta i segni di decenni di trasformazioni sociali, economiche e culturali non sempre governate.

Un sentito riconoscimento particolare va al ruolo fondamentale svolto dalla Microarea di Melara (Habitat Microaree), quale prezioso punto di collegamento tra Microarea, azienda sanitaria e ATER, e dalle numerose realtà associative attive all’interno del Comprensorio abitativo del Quadrilatero di Melara.
Il loro lavoro quotidiano ha rappresentato negli anni un presidio insostituibile di prossimità, ascolto e intervento, contribuendo in modo concreto alla coesione sociale del rione e alla protezione delle fasce più fragili della popolazione. Attraverso azioni di accompagnamento, prevenzione, supporto relazionale e costruzione di reti solidali, queste esperienze hanno saputo colmare vuoti istituzionali e contrastare l’isolamento, rafforzando il senso di comunità e la dignità delle persone. Un impegno silenzioso ma costante, che ha dato valore umano agli spazi dell’abitare e ha reso possibile una risposta integrata ai bisogni sociali, sanitari e abitativi del territorio.
Oggi nel Quadrilatero di Melara vivono poco più di mille persone, a fronte di una capienza stimata di circa 2.500 abitanti. Il rione utilizza appena metà del suo potenziale abitativo e continua a perdere residenti anno dopo anno.
I dati dell’Ufficio “Servizi Generali e Statistica” del Comune di Trieste restituiscono un quadro ancora più significativo: circa la metà degli abitanti ha più di 65 anni. Un progressivo invecchiamento che, senza interventi strutturali, rischia di trasformare il Quadrilatero in un grande complesso residenziale privo di ricambio generazionale.

A pesare sullo spopolamento non è soltanto la dinamica demografica. Una parte degli appartamenti risulta oggi non agibile o necessita di importanti interventi di adeguamento normativo. Questo limita ulteriormente la possibilità di attrarre nuovi residenti e scoraggia eventuali investimenti privati.
La domanda allora è inevitabile: che ne sarà di Melara nel 2050?
Il futuro del rione non può essere affidato all’inerzia. Serve una strategia chiara e di lungo periodo. La priorità deve essere una riqualificazione profonda degli spazi interni: recupero degli alloggi inutilizzati, ammodernamento degli impianti e rigenerazione delle aree comuni. Non si tratta solo di edilizia, ma di qualità della vita. Restituire decoro significa restituire dignità.
Parallelamente, Comune e ATER potrebbero lavorare a un piano di agevolazioni sugli affitti e sugli spazi commerciali, incentivando l’apertura di nuove attività. Riportare servizi, piccole imprese, studi professionali all’interno del Quadrilatero significherebbe tornare all’idea originaria del progetto: un quartiere autosufficiente, vivo e integrato.
La rinascita passa anche dal senso di appartenenza. Spazi comuni curati, servizi di prossimità, iniziative culturali e sociali possono ricostruire quel tessuto comunitario che negli anni si è progressivamente assottigliato. Solo così Melara potrà tornare attrattiva per giovani coppie e famiglie, invertendo la tendenza demografica.
Il PNRR ha rappresentato un’occasione in parte mancata, Trieste non può permettersi di perdere altre opportunità. Oltre agli interventi strutturali interni, urgono lavori esterni: intonaci deteriorati, facciate ammalorate e situazioni di potenziale pericolo richiedono risposte tempestive.
Melara può diventare un simbolo di rigenerazione urbana o il paradigma di un declino annunciato. La differenza la faranno le scelte politiche dei prossimi anni.
Le fotografie degli interni di Melara sono di Deborah Borca
Triestino, classe 1998, è laureato magistrale in Scienze del Governo e Politiche Pubbliche. Dal 2023 è in servizio presso l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), dove si occupa di rendicontazione di progetti di ricerca. Si interessa di politica e attualità, partecipando da poco attivamente al movimento municipalista di Adesso Trieste.
Nato nel 1975 e cresciuto nel comprensorio abitativo del Quadrilatero di Melara, vive a Trieste con la sua famiglia, si occupa di programmazione ferroviaria commerciale presso il Porto di Trieste. Attivista politico da molti anni, coordina da poco le Assemblee tematiche interne al movimento municipalista Adesso Trieste.



