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patti educativi

Patti educativi di comunità: territorio e corresponsabilità educativa


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Giovedì 4 dicembre si è svolto a Roma, presso il Palazzo dei Gruppi parlamentari, il convegno “Patti educativi: alleanze per il territorio”, promosso su iniziativa del Tavolo interassociativo della scuola.

L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto sul ruolo strategico dei patti educativi come strumento di collaborazione tra scuola, istituzioni, enti locali, terzo settore e comunità territoriali rilanciando il ruolo della scuola come comunità educante.

I lavori sono stati organizzati in due momenti principali: nel panel del mattino sono stati presentati i risultati del Gruppo di lavoro sui patti educativi del Tavolo interassociativo, nel pomeriggio sono state illustrate le proposte del Tavolo interassociativo della scuola ai parlamentari di maggioranza e opposizione presenti. 

Ai lavori hanno contribuito Giuseppina Rita Jose Mangione e Stefania Chipa di INDIRE, con un contributo sulle esperienze dell’Osservatorio Nazionale sui Patti educativi che, da settembre 2021, raccoglie e studia i patti realizzati sul territorio, con un focus sulle aree interne. 

Il Tavolo interassociativo della scuola ha sottolineato come la scuola non possa essere considerata un soggetto isolato, ma debba operare all’interno di una vera e propria comunità educante, in cui famiglie, associazioni, amministrazioni e realtà culturali collaborano in modo stabile e strutturato. In questa prospettiva, i patti educativi si configurano non solo come strumenti operativi, ma come un cambio di paradigma nel modo di pensare l’educazione. Il focus di questo ripensamento è costituito dalla necessità di rafforzare le reti educative per rispondere in modo condiviso alle sfide sociali, culturali ed educative che attraversano il Paese. In questo senso, i patti educativi vengono riconosciuti come leve fondamentali per contrastare la dispersione scolastica, promuovere l’inclusione, valorizzare le risorse dei territori e costruire percorsi formativi capaci di mettere al centro la persona.

Esperienze da estendere

Durante il convegno è emersa l’importanza di sostenere e rendere sistemiche le esperienze già attive nei territori, superando frammentarietà e disomogeneità. È stato inoltre ribadito il bisogno di un quadro normativo e di politiche pubbliche che riconoscano e accompagnino tali alleanze, favorendo continuità, risorse adeguate e valorizzazione delle buone pratiche.

L’iniziativa ha offerto anche l’occasione per riflettere sul ruolo delle istituzioni nazionali nel promuovere una visione condivisa dell’educazione come bene comune, capace di incidere sullo sviluppo sociale, economico e civile del Paese.

Il convegno si è concluso con l’auspicio che i patti educativi possano diventare sempre più uno strumento diffuso e riconosciuto, in grado di rafforzare il legame tra scuola e territorio e di costruire risposte efficaci ai bisogni educativi delle nuove generazioni. L’auspicio è sicuramente di grande rilievo per la regione Friuli Venezia Giulia, per ripensare la scuola come bene comune da curare, nello spirito della Costituzione che fa della scuola un soggetto collettivo e plurale, spazio di diritti e opportunità. La scuola come spazio plurale è il luogo in cui promuovere politiche capaci di arginare le vulnerabilità dei territori, anche promuovendo la relazione intergenerazionale. 

Il primo rapporto LABSUS sull’amministrazione condivisa dell’educazione riporta un solo progetto mappato in Friuli Venezia Giulia https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2023/04/LABSUS_Rapporto-2023_DEF.pdf 

Sicuramente, nella pratica dei territori, le esperienze sono molteplici, ma non sempre condivise, analizzate e documentate in modo da farle diventare delle buone pratiche di cura e sostegno della scuola come bene comune, di cui ciascun cittadino, attraverso una nuova combinazione e un nuovo bilanciamento tra politiche pubbliche e autonoma iniziativa, può e deve sentirsi responsabile.

Opportunità per la nostra Regione

In una regione caratterizzata da una forte pluralità culturale e linguistica, da territori montani e aree interne accanto a contesti urbani e transfrontalieri, i patti educativi rappresentano uno strumento prezioso per rafforzare la coesione sociale e contrastare le disuguaglianze educative. Attraverso alleanze stabili tra scuole, enti locali, associazionismo, mondo del lavoro e realtà culturali, è possibile valorizzare le specificità territoriali, sostenere le comunità più fragili e promuovere percorsi educativi capaci di rispondere ai bisogni dei giovani, anche in termini di orientamento e contrasto allo spopolamento. L’approccio dei patti educativi può favorire in Friuli Venezia Giulia una maggiore integrazione tra sistema scolastico e politiche regionali per l’istruzione, la formazione e l’inclusione, rafforzando il ruolo della scuola come presidio civico e culturale. In un territorio di confine e di dialogo europeo, tali alleanze possono contribuire anche a sviluppare competenze di cittadinanza attiva, interculturale e partecipativa, rafforzando il legame tra educazione, sviluppo locale e futuro delle comunità.

Sarebbe importante mappare e capitalizzare tutte le esperienze condotte, grazie anche ai fondi PNRR, per andare oltre l’atto amministrativo di sottoscrizione dei patti e accompagnare i territori e dare voce a quelle persone che, dietro le firme sul Patto di collaborazione e dentro le scuole, giorno dopo giorno, rigenerano la nostra democrazia.

Aluisi Tosolini e Flavia Virgilio
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Filosofo dell’educazione. Coordinatore scientifico di Casco Learning e coordinatore nazionale della Rete delle scuole di Pace. Per 20 anni dirigente scolastico, è tra i fondatori del Movimento Avanguardie Educative. Ha insegnato didattica alle Università di Parma e Cattolica di Piacenza. Il suo ultimo volume si intitola “Scuola bene comune. Idee per ripensare l’educazione” (Emi 2023).

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