Ricordiamo Emilio Molinari
Nei giorni scorsi è mancato Emilio Molinari, al quale, su indicazione di Massimo Moretuzzo, avevo chiesto un intervento su queste pagine in occasione della giornata mondiale dell’acqua del 2024, https://ilpassogiusto.eu/22-marzo
Abbiamo parlato al telefono dopo anni, e subito ha ricordato i momenti ed i luoghi nei quali ci siamo conosciuti, in particolare la prima occasione a Gemona del Friuli nel 1972. Un vero piacere risentirlo.
Come tanti altri con Emilio ho condiviso le esperienze politiche originali degli anni 70 fino quasi alla fine del secolo scorso, legate inseparabilmente a quel periodo e a quelle generazioni, dalla guerra nel Vietnam al maggio francese, dalla crisi evidente del socialismo reale al crescere di nuove consapevolezze sul senso della crescita e sul limite delle risorse.
Emilio in queste vicende ha avuto un ruolo personale di rilievo, dovuto non solo alle sue capacità ma anche alla sua sensibilità, alla capacità di accostarsi alle persone ed ai problemi, di condividere grandi doti di umanità.
Oggi che la sua ricerca è finita resta sempre aperta la volontà e la necessità di continuare a sperare ed a capire come sia possibile conquistare un mondo di relazioni migliori dell’umanità con l’ambiente, di coniugare libertà e giustizia sociale, pace e dignità ovunque nel mondo. Di questa ricerca credo faccia ancora parte proprio il motivo per cui Emilio venne a Gemona tanti anni fa, lasciando un ricordo di sé sempre vivo fra quel gruppo di compagne e compagni.
All’epoca Avanguardia Operaia stava iniziando l’espansione della propria presenza sul territorio italiano a partire dal suo originale insediamento nelle fabbriche e nelle scuole milanesi. Scelse di farlo con un modello originale, diverso da quello di altri movimenti politici dell’epoca. Ci scrisse anche un libretto che si intitolava “dai gruppi al partito”.
Si trattò per tutta una fase di una crescita attraverso la conoscenza diretta, il confronto, la condivisione di pratiche, la messa in rete di tutta una serie di gruppi politici affini, sparsi nelle città italiane, composti da giovani, intellettuali, lavoratori delle fabbriche e dei servizi, che progressivamente si ritrovavano in una comune valutazione del momento politico e delle iniziative da assumere di conseguenza, di costruzione non improvvisata di un massimo comun denominatore, che ha portato molte persone ad attraversare i decenni, a fare politica nella società e nelle istituzioni, a partecipare nel tempo alla costruzione di diversi soggetti politici ed elettorali.
Un modello interessante anche perché, un decennio dopo, diede vita ad un soggetto politico unico nella storia della sinistra italiana, Democrazia proletaria, un partito federale comprendente partiti autonomi e federati sulla base dell’esistenza di autonomie speciali regionali e di minoranze linguistiche.
Credo che oggi in Friuli-Venezia Giulia quel modello di costruzione di un partito/movimento politico sulla base di una progressiva conoscenza, collaborazione, elaborazione progettuale, fra gruppi locali, liste civiche, competenze, diversità storiche e territoriali, sia il miglior modo per dar vita ad un soggetto politico regionale autonomo, intrinsecamente legato alla specialità istituzionale, alle comunità territoriali, e, insieme, consapevole del divenire delle diverse crisi mondiali e della necessità di governarle a partire da sé stessi. Ancor di più necessario avendo davanti un panorama di “partiti” personali, a gestione familistica, senza bilanci autonomi, intenti a ritagliarsi le leggi elettorali e le istituzioni a proprio vantaggio.
Se la ricerca di Emilio è finita, continua per altre ed altri.
Elia Mioni
L’ultimo decennio del ‘900 ha visto svilupparsi sulla scena mondiale una mobilitazione larga e plurale, promossa da movimenti sociali, intellettuali, popoli indigeni e ampie parti di popolazioni del Nord e del Sud del Mondo, convinti che fosse necessario contrastare le politiche neoliberiste imposte al pianeta da una minoranza dei suoi abitanti e lavorare per costruire un altro mondo possibile.
Uno dei temi paradigmatici su cui quella lotta globale ebbe la capacità di fare fronte comune fu quello dell’acqua, che l’ingordigia delle imprese multinazionali stava trascinando rapidamente verso la spirale di una mercificazione che sembrava inevitabile e che invece, proprio grazie a quella straordinaria mobilitazione, trasversale e tenace, fu riportata nell’alveo dei diritti umani e riconosciuta come un bene comune dell’umanità.
Il ruolo dei movimenti sociali italiani in questa lotta globale fu essenziale: in Italia si costituì uno dei primi Comitati per il Contratto Mondiale sull’Acqua promossi dal prof. Riccardo Petrella e in Italia, anzi, dal Friuli, partì la prima Campagna Europea per il riconoscimento dell’Acqua come bene comune.
Ho avuto la fortuna di partecipare a quella prima, entusiasmante, fase costituente come membro del Ce.V.I. – Centro di Volontariato Internazionale, ONG friulana impegnata da tempo sul tema dell’acqua e della cooperazione con il Sud del Mondo.
Fu in quel periodo che conobbi Emilio Molinari.
Alla fine degli anni ’90 aveva terminato il suo impegno politico-istituzionale, dopo le esperienze da Consigliere comunale a Milano, Consigliere regionale della Lombardia, Europarlamentare, Senatore. Nonostante gli acciacchi fisici dovuti anche a una vita spesa senza risparmio di energie e impegno, Emilio si mise completamente a disposizione di quel percorso collettivo e mi colpì fin da subito per la straordinaria passione civile che era capace di trasmettere.
Assieme abbiamo partecipato a innumerevoli incontri pubblici sul territorio italiano e assieme abbiamo promosso e organizzato decine di iniziative internazionali, fra cui la Carovana per l’Acqua a Mostar nel 2004, il Forum Alternativo dell’Acqua di Ginevra del 2005, la riunione dei movimenti mondiali sull’acqua al Forum sociale di Caracas del 2006.
In occasione di quei viaggi e incontri abbiamo passato ore interminabili a discutere della storia del ‘900 in Italia, del rapporto fra movimenti sociali e politica, del ruolo dei partiti, della necessità di avere uno sguardo aperto al mondo anche quando si affrontano questioni locali.
Emilio è stato un maestro, una guida per tante donne e uomini che si sono impegnati e si impegnano ancora oggi per fare del mondo un posto migliore di come l’abbiamo trovato.
Ritengo un privilegio aver goduto della sua amicizia e, assieme a tutto il Patto per l’Autonomia, ci stringiamo in un abbraccio fraterno alla compagna Tina e a tutte e tutti coloro che lo hanno stimato.
Massimo Moretuzzo
Segretario del Patto per l’Autonomia, movimento civico e territoriale che crede nell’autogoverno come strumento di innovazione politica, nel 2018 è stato eletto consigliere regionale, riconfermato nel 2023. Da sindaco del suo comune, Mereto di Tomba, ha avviato il Distretto di economia solidale del Medio Friuli. Imprenditore con una lunga esperienza nella cooperazione allo sviluppo, ha coordinato la campagna referendaria "Acqua bene comune" ed è stato tra i fondatori del Forum dei beni comuni e dell'economia solidale Fvg.
- Massimo Moretuzzo
- Massimo Moretuzzo
- Massimo Moretuzzo
Direttore editoriale del Passo Giusto
- Elia Mioni
- Elia Mioni

