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Numero 50 | 13 febbraio 2026

Acqua- Adesso Trieste

Dalla Bolivia a Trieste: orizzonte 2027 per ripubblicizzare l’acqua. Video dell’incontro


A 14 anni dal referendum per l’acqua pubblica, ancora oggi disatteso, Patto per l’Autonomia, Adesso Trieste, CeVi e Rete Comunità di Vita della Terra hanno organizzato un incontro per riportare al centro del dibattito pubblico il diritto all’accesso all’acqua come bene comune, inalienabile e universale.

Anche nella nostra regione la campagna sull’acqua pubblica ha avuto un enorme successo. Il Friuli-Venezia Giulia è stata la prima regione in Italia a riconoscere  il diritto all’acqua come un diritto inalienabile dell’uomo a carattere universale, attraverso la L.R. 13 del 2005. Attualmente è in corso un processo di aggregazione dei soggetti gestori di acqua e rifiuti, il che è un fatto positivo: le economie di scala e le competenze sono fondamentali anche per affrontare temi enormi come il cambiamento climatico, cruciale proprio nella gestione dell’acqua. Ma la gestione dell’acqua deve essere pubblica e partecipata. Il percorso di aggregazione può essere utile anche per raggiungere l’obiettivo di ripubblicizzare il servizio idrico integrato anche a Trieste. È quello che le cittadine e cittadini di Trieste hanno chiesto a gran voce con il referendum del 2011: è ora di dare seguito a quella richiesta.

Acqua bene comune, una sfida globale

La guerra dell’acqua – ci ha spiegato Oscar Olivera – è stata un momento storico molto importante in Bolivia. Cinque mesi di mobilitazioni, represse della polizia, ma alla fine la forza della cittadinanza organizzata ha consentito di recuperare l’acqua come bene comune, ripubblicizzando l’azienda che era stata esternalizzata. Sembrava una grande vittoria, ma la popolazione era scontenta. Al tempo, Oscar aveva chiesto alla piazza gremita di 60.000 persone “E quindi cosa vogliamo?”. E la risposta fu: “che torni nelle mani del popolo!”. Nella guerra dell’acqua è stata fondamentale la questione organizzativa: le decisioni prese dal basso, attraverso partecipazione autentica. Ci fu comunque la capacità insieme a tecnici e politici di riscrivere la legge, passando dalla protesta alla proposta. Adesso nei paesi dell’America latina esistono però forme di privatizzazione più sottili, più subdole e poco visibili. L’acqua non è solo un bene comune capace di riprodurre la vita di tutti gli esseri viventi, ma significa potere. Se è nelle mani del privato questo potere serve a sottomettere, a dominare le popolazioni locali, trasformandola in merce. Se invece è nelle mani del popolo serve a rispondere ai bisogni delle persone, a costruire relazioni, a vivere con allegria. Quando Oscar e la Fundacìon Abril hanno saputo che Patto per l’Autonomia e Adesso Trieste intendono avviare una campagna di ripubblicizzazione della gestione dell’acqua sono stati felici di venire in Friuli-Venezia Giulia: ci hanno invitati a condurre una campagna di “allegria” ma anche di indignazione e di ribellione rispetto a quello che sta succedendo nel mondo. C’è uno scenario di paura e di rassegnazione, per questo sono venuti dalla Bolivia per dirci: non siamo soli, né in Bolivia né qui. Camminiamo insieme per costruire un mondo migliore. Nel 2011 quando Oscar venne per il referendum sull’acqua trovò uno scenario di grande speranza, e ci auguriamo di percepire questa speranza anche adesso, a 14 anni di distanza, affinché in Italia, in Friuli – Venezia Giulia e a Trieste l’acqua torni nelle mani delle persone.

“Non c’è miglior ribellione che consumare la tua acqua e mangiare il tuo cibo. Seminare nel nostro orto diversi tipi di semi è una sfida per ciascuno di noi”. Nelly Perez Costana, direttrice della Fundacìon Abril, ci ha invitati a fare un atto di ribellione: a seminare nel cuore e nella testa delle persone semi di cambiamento.

Gestione pubblica a Trieste, l’impegno locale

C’è una grossa differenza tra la democrazia formale, andare a votare ogni 5 anni e poi lasciar fare al vincente di turno, e quella sostanziale, ovvero poter partecipare attivamente per vivere una vita degna. Oggi Trieste costituisce un’eccezione negativa a livello regionale, essendo tra i pochissimi Comuni ad avere una gestione privata del servizio. Acegas è finanziariamente una gallina dalle uova d’oro il cui valore delle azioni è cresciuto dell’83% in otto anni, ma dal punto di vista operativo sono calati i dipendenti diretti, diminuiti gli investimenti al netto del PNRR, e aumentato il costo dell’acqua in bolletta (+22% negli ultimi quattro anni). Trieste ha il 42% di perdite nella rete ma l’azienda è molto più concentrata a come garantire dividendi ai propri azionisti, sempre meno pubblici. La concessione del servizio idrico integrato termina nel 2027; non è una scadenza tecnica ma l’occasione di aprire una discussione pubblica sul futuro del servizio idrico. Dopo la bocciatura dell’istituzione della Commissione Speciale Adesso Trieste intende andare avanti con audizioni nelle commissioni ordinarie, e riportando il tema al centro del dibattito pubblico, perché riguarda la vita delle persone e marca una differenza netta con l’attuale gestione della città. 

Prima dell’incontro pubblico, Oscar Olivera e Nelly Perez Cortana hanno visitato il capofonte dell’acquedotto teresiano, che grazie a una convenzione con il Comune di Trieste è in gestione alla Società Adriatica di Speleologia. Un monumento storico che è anche un monumento allo spreco: milioni di litri di acqua pulita sprecati che potrebbero alimentare orti, giardini, fontane e pareti verdi. Una prospettiva che non ha valore economico ma enorme valore sociale e ambientale: un sogno che si può realizzare solo riportando la gestione dell’acqua nell’ambito del pubblico e della partecipazione.

Qui il link al video dell’incontro:

https://youtu.be/852bBVeXrbo?si=cauMrkMGdBaDrYfD

Qui il link a ulteriore documentazione sulla gestione del servizio idrico a Trieste

https://ilpassogiusto.eu/acqua-bene-comune-o-bene-economico/

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