Tutela della minoranza linguistica slovena: i temi affrontati nella Quarta Conferenza regionale
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Nelle giornate del 9 e del 16 maggio 2025 si è tenuta a Trieste, presso l’Aula del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, la Conferenza regionale sulla tutela della minoranza linguistica slovena, giunta ormai alla sua quarta edizione. In attuazione dell’articolo 10 della L.R. 26/2007 (Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena), il Presidente del Consiglio regionale convoca, almeno una volta ogni cinque anni e comunque entro i primi ventiquattro mesi dall’inizio della Legislatura, la Conferenza regionale sulla tutela della minoranza linguistica slovena, intesa quale momento di partecipazione e di confronto fra i soggetti e gli organismi coinvolti.
Anche in quest’occasione, il compito di supportare la realizzazione della Conferenza dal punto di vista tecnico-scientifico è stato affidato allo SLORI – Slovenski raziskovalni inštitut / Istituto Sloveno di ricerche di Trieste, l’ente di riferimento della comunità slovena del Friuli Venezia Giulia nei settori della ricerca e della divulgazione scientifica. Lo SLORI ha già collaborato fattivamente a tutte e tre le edizioni della Conferenza finora svoltesi nel 2012 a Gorizia, nel 2017 a Gorizia e Trieste e la terza nel 2021 a Trieste. L’attività di supporto prevede la predisposizione di una serie di relazioni di carattere tecnico-scientifico sui temi posti all’ordine del giorno dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Nelle relazioni viene esaminato in particolare lo stato di attuazione dei singoli articoli della L.R. 26/2007, benché in passato siano state affrontate anche tematiche di più ampio respiro, riguardanti, per esempio, la rappresentatività politica della minoranza, la sua partecipazione ai processi decisionali, la politica linguistica.
Nelle fasi preparatorie alla Quarta Conferenza è stata costituita una Cabina di regia – presieduta, su mandato dell’Ufficio di Presidenza, dal Consigliere di lingua slovena Marko Pisani – che ha individuato tre principali temi da affrontare: la valutazione dell’applicazione delle norme di tutela a favore della minoranza slovena previste dalla Legge regionale 26/2007 con un’attenzione particolare ai risultati ottenuti e alle eventuali mancanze, la verifica dello stato di attuazione dei provvedimenti a favore del resiano e delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale e un terzo tema, alquanto spinoso ma al contempo molto significativo, riguardante il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali ottenuti in Slovenia.
La prima giornata è stata introdotta dal Presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin che ha ricordato come la Conferenza non rappresenti solamente un momento formale ma anche un’opportunità per rafforzare il confronto su un tema che tocca le radici stesse del territorio regionale: la tutela delle identità linguistiche e culturali. Sono seguiti i saluti delle Autorità, tra i quali quello del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, della Senatrice Tatjana Rojc e del Vicepresidente del Governo della Repubblica di Slovenia e Ministro per i rapporti con le comunità autoctone slovene nei paesi confinanti Matej Arčon. L’intervento di apertura è stato affidato alla Presidente dello SLORI Sara Brezigar che ha anticipato alcune delle risultanze più salienti della Conferenza, poi riproposte nelle relazioni tecnico-scientifiche: da una parte, la consapevolezza di alcuni recenti miglioramenti nell’applicazione delle norme di tutela (riferibili in particolare a un servizio di coordinamento delle lingue minoritarie ben organizzato e al rafforzamento dell’uso dello sloveno all’interno dell’Amministrazione regionale grazie all’operato dell’Ufficio centrale per la lingua slovena) ma, al tempo stesso, la persistenza di numerose criticità e mancanze, date da un’attuazione della legge ancora troppo incerta, parziale e incoerente.
Lo stato d’applicazione della L.R. 26/2007
Ciò è quanto emerso anche nella prima relazione tecnico-scientifica, a cura della ricercatrice Zaira Vidau. La relazione si è focalizzata sulla valutazione dell’applicazione della L.R. 26/2007, basandosi sulle testimonianze e le valutazioni di sette interviste realizzate a diversi soggetti coinvolti nell’attuazione della norma in questione. Tra le criticità emerse quelle relative al personale di lingua slovena che – è stato spiegato – è assunto spesso con contratti di somministrazione, non consentendo così la continuità nei servizi linguistici; un ricorso allo sloveno carente in alcune amministrazioni locali e da parte dei concessionari di servizi di pubblico interesse; un mancato uso dei segni diacritici all’interno dei documenti e la scarsa standardizzazione dei toponimi sloveni. Dalle interviste è inoltre emersa la mancanza di strumenti adeguati, a livello regionale, che consentano di verificare se i finanziamenti destinati alla minoranza slovena vengano effettivamente utilizzati per l’ampliamento dell’uso della lingua. Tra le raccomandazioni, anche quella di aumentare la dotazione di risorse statali per iniziative di carattere linguistico indirizzate ai più giovani, e di assegnare una frequenza digitale a Radio Trst A.
Il dibattito susseguente ha di fatto confermato le criticità esposte, aggiungendone alcune altre. Il Presidente del Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena e moderatore del dibattito Marko Jarc ha per esempio rimarcato le difficoltà legate ai finanziamenti destinati alla tutela della minoranza linguistica slovena, che non sono ritenuti più sufficienti. Alcune critiche sono piovute anche sulla stessa Conferenza regionale, ritenuta uno strumento ancora poco efficace, in quanto le sue conclusioni restano spesso fini a sé stesse, non tramutandosi in azioni politiche concrete. In chiusura, l’Assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, ha assicurato massima apertura da parte dell’Amministrazione regionale per discutere e ridefinire le norme in materia, soprattutto per quanto concerne la proposta di una politica linguistica regionale attiva ed esplicita a favore dello sloveno, già avanzata in occasione della Terza Conferenza e ora nuovamente risollevata.
La tutela della comunità slovena nell’ex Provincia di Udine
La sessione si è conclusa con la seconda relazione tecnico-scientifica, volta a verificare lo stato di attuazione dei provvedimenti a favore del resiano e delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale, ai sensi della L.R. 26/2007. Oggetto di approfondimento sono stati in particolare i provvedimenti, definiti dall’art. 20, che sostiene attività finalizzate allo sviluppo sociale, economico e ambientale dei comuni facenti parte dell’area di insediamento della comunità slovena nella ex provincia di Udine, e dall’art. 22, che prevede altresì contributi per mettere in campo misure a sostegno del resiano e delle varianti linguistiche parlate nelle valli – anche attraverso le testimonianze raccolte tra i rappresentanti degli enti beneficiari dei fondi e tra i rappresentanti degli organismi preposti alla loro assegnazione. La relazione, a cura delle ricercatrici Katja Canalaz e Helena Lupinc, ha ribadito una generale soddisfazione riguardo all’attuazione dei provvedimenti, non evidenziando problematiche insormontabili, bensì solo alcune criticità minori. Tra queste, un insufficiente coinvolgimento degli stakeholder locali sulla destinazione da dare ai fondi e sul loro utilizzo, o le problematiche rispetto alle tempistiche di assegnazione dei fondi, che spesso non collimano con le esigenze degli enti.
Il riconoscimento di titoli di studio e professionali acquisiti in Slovenia
La seconda giornata è stata invece interamente dedicata al tema del riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali ottenuti in Slovenia. Pur non essendo la questione direttamente legata all’applicazione delle norme di tutela a favore della minoranza slovena previste dalla Legge regionale 26/2007, principale materia di interesse della Conferenza, essa riveste una notevole importanza per lo sviluppo presente e futuro della comunità slovena del Friuli Venezia Giulia. A fronte della possibilità di studiare nella propria madrelingua, ogni anno un dato numero di diplomati sloveni del Friuli Venezia Giulia opta per l’università slovena oltre confine. Al termine della loro carriera universitaria, però, nelle procedure per il riconoscimento della laurea o della qualifica professionale si ritrovano in una posizione uguale ai colleghi che si sono laureati in un qualsiasi altro Stato dell’Unione europea, con tutte le difficoltà che ne derivano.
Di fatto esiste l’accordo bilaterale sul riconoscimento reciproco dei titoli accademici che la Slovenia ha ereditato dalla Jugoslavia, che però risulta sorpassato e disusato. Le complicazioni con le procedure di riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali aumentano il rischio che i giovani, una volta laureatisi in Slovenia, non rientrino in Italia. Inoltre, a fronte di tutti questi ostacoli burocratici, tanti diplomati oggi decidono di rinunciare all’istruzione universitaria in Slovenia, indebolendo in tal modo l’intera comunità di minoranza. Studiare oltreconfine è infatti anche una strategia di politica linguistica, tesa a irrobustire le competenze linguistiche, l’identità culturale e l’integrazione sociale.
Il tema è stato inquadrato in modo approfondito dalla relazione tecnico-scientifica a cura delle ricercatrici dello SLORI Maja Mezgec e Matejka Grgič, alla quale sono seguiti gli interventi da remoto di Chiara Finocchietti (Direttrice di CIMEA-NARIC Italia), Cristina Pellini (Referente per l’Informazione universitaria Alto-Adige, Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige) e Urban Kodrič (Direttore Generale del Dipartimento per l’Università presso il Ministero per l’Università, la Ricerca Scientifica e l’Innovazione della Repubblica di Slovenia).
Come dimostrano le prassi sviluppate dalla minoranza tedesca nella Provincia autonoma Bolzano-Alto Adige, il superamento delle difficoltà in materia di riconoscimento dei titoli accademici e delle qualifiche professionali richiede una più stretta collaborazione tra operatori coinvolti, che si concretizza anche in regolari tavoli di discussione bilaterali. In conclusione si è proposto di creare due commissioni miste di esperti: una per l’elaborazione di un accordo bilaterale tra Italia e Slovenia che funga da base giuridica generale, da stilarsi seguendo gli approcci più moderni in materia di riconoscimento accademico e professionale; l’altra più specifica, dedicata alla risoluzione delle questioni inerenti al riconoscimento di titoli e qualifiche per la professione docente, ricordando che il settore della scuola risulta di importanza strategica per la minoranza slovena. Altra misura indispensabile è l’attivazione di specifica informazione e orientamento per gli studenti che scelgono di formarsi in un’università slovena. Per poter compiere una scelta consapevole, i giovani hanno bisogno di informazioni precise, affidabili ed esaustive, anche per quanto riguarda il riconoscimento delle lauree e delle qualifiche professionali.
Sociologo. Ha conseguito la laurea in Scienze e tecniche dell’interculturalità presso la Facoltà di filosofia dell’Università degli Studi di Trieste ed il dottorato di ricerca in Politiche transfrontaliere per la vita quotidiana (Transborder policies for daily life) presso l’Istituto Universitario Internazionale per gli Studi Europei (International University Institute for European Studies – IUIES) con sede a Gorizia. Dal 2005 collabora con l’Istituto sloveno di ricerche (SLORI) in qualità di ricercatore e dal marzo 2012 ne è il direttore. I temi sui quali vertono le sue attività di ricerca sono: i processi socio-culturali nei territori di confine ed etnicamente misti, le questioni sociolinguistiche relative alle comunità etnico-linguistiche a contatto e le problematiche minoritarie. In qualità di ricercatore ha all’attivo numerose ricerche riguardanti la condizione giovanile ed altri temi di carattere sociale. È autore di numerosi articoli scientifici editi in riviste specializzate e in altre pubblicazioni in Slovenia, in Italia e all’estero.
