
La legge regionale di tutela dei prati stabili compie 20 anni.
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“Avete mai visto un prato pieno di fiori colorati, con tanti insetti che volano qua e là? Ci sono buone probabilità che quello sia un prato stabile. Pensate a fiori di mille forme e colori: gialli intensi, rosa, porpora, blu e bianco. E poi ci sono le farfalle, le api che raccolgono il polline per fare il miele, e tanti altri piccoli animali come le coccinelle e i sirfidi, che sembrano piccoli elicotteri colorati.”
Sono queste le prime frasi della versione per bambini del documentario “Incanto d’erba … e urgenza”, il film che ha portato in oltre 120 sale la bellezza dei prati stabili, dalle scuole elementari ad una casa di riposo per anziani. Un documentario creato per raccontare la ricchezza unica di questi rari ambienti naturali (ospitano oltre 100 piante diverse, alcune endemiche, e un migliaio di specie animali, come insetti, lombrichi, millepiedi, chiocciole e uccelli come le quaglie e gli strillozzi) e per richiamare l’attenzione sulla loro fragilità. Nel territorio italiano di pianura sono presenti ormai praticamente solo nella nostra regione, rimasta “indietro” nel consumo di suolo e nella industrializzazione dell’agricoltura. Questa relativa ricchezza è distribuita irregolarmente dove le opportunità di sviluppo agricolo sono più limitate (margini di corsi d’acqua, colline moreniche, aree militari) e buona parte dei Comuni ne è priva.
Perchè si conservino, i prati stabili non devono essere arati. La concimazione li altera pesantemente. Necessitano di almeno uno sfalcio all’anno, altrimenti vengono colonizzati dagli alberi, in particolare dalle specie aliene invasive come le robinie, il falso indaco e l’ailanto.
I pericoli sono numerosi ed a volte impensati, portati avanti anche per progetti apparentemente green (es. piste ciclabili).
Sono presenti diverse tipologie di prati stabili: le formazioni prative glareicole primitive, i magredi primitivi, i magredi evoluti, i prati umidi e i prati concimati, così differenziati in base alla profondità del suolo, al grado di umidità e agli apporti nutritivi antropici.
Ogni tipologia ospita specie caratteristiche. Questo significa che ci vuole molta attenzione e competenza nella gestione di questi habitat, sia da parte degli utilizzatori che delle amministrazioni pubbliche che dovrebbero garantire la conservazione della biodiversità.
Perché è importante conservare i prati stabili?
Per diversi motivi:
Motivo naturalistico: alcune specie animali e vegetali sono uniche di queste formazioni e dipendono da condizioni specifiche per sopravvivere e riprodursi. Il dissodamento dei prati potrebbe causare la loro estinzione locale. Questi ambienti sono ideali per piccoli animali e uccelli come quaglie e starne autoctone.
Motivo agronomico: i prati conservano un patrimonio genetico utile per migliorare le piante coltivate, forniscono foraggio di qualità per la produzione di carne biologica e semi per il consolidamento di terreni. Producono anche funghi commestibili di ottima qualità.
Motivo storico-culturale: i prati erano la principale coltivazione del Friuli prima dell’agricoltura industriale e sono legati al patrimonio culturale della civiltà contadina e a molte vicende storiche locali. Sono parte integrante dell’identità territoriale friulana.
Motivo paesaggistico: i prati, specialmente durante la fioritura, arricchiscono il paesaggio, contrastando la monotonia delle coltivazioni su larga scala.
Motivo di conservazione del suolo: le radici, i fusti e le foglie dei prati trattengono le particelle di suolo, prevenendo l’erosione causata da vento e acqua, mantenendo un substrato fertile.
Motivo di accumulo di sostanza organica: i prati contribuiscono all’accumulo di sostanza organica nel suolo, aiutando a contrastare l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera e mitigando il cambiamento climatico. Sebbene il contributo locale sia limitato, a livello globale le praterie hanno un ruolo significativo.
Motivo salutistico: poichè sono richiamo di numerosissimi camminatori, che in un ambiente vario mettono facilmente in pratica il consiglio medico di fare almeno 10.000 passi al giorno.
Una legge non applicata compiutamente
Proprio per la loro rarità ed importanza, e per le continue manomissioni avvenute, i prati stabili sono stati protetti da una legge regionale, la numero 9 del 2005, che prevede in primo luogo l’individuazione di tutte le superfici coperte da vegetazione erbacea spontanea della Pianura Friulana. Ha istituito «l’Inventario» dei prati stabili naturali della pianura, che comprende le superfici protette, che sono quelle indicate nella zonizzazione urbanistica comunale come aree agricole e forestali o di tutela ambientale. Oltre ai divieti delle attività che possono causare la distruzione od il danneggiamento dei prati (dissodamenti, impianto di alberi, concimazioni) ed alle sanzioni per il mancato rispetto delle prescrizioni, prevede forme di contribuzione per i proprietari di prati, per associazioni e enti locali che intendono svolgere attività di sensibilizzazione sui temi della conservazione dei prati stabili naturali e della biodiversità, e per soggetti privati e Università per la sperimentazione di tecniche che prevedono l’impiego di seme di prato stabile naturale.
A 20 anni dalla approvazione della legge regionale n. 9, si è costituito un forum (*) di 14 associazioni, che il 10 maggio 2025 ha organizzato un incontro molto partecipato, anche da parte dei consiglieri regionali invitati (ben 6, tra cui il presidente della IV commissione del consiglio regionale Budai, Capozzi, Conficoni, Honsell, Moretuzzo, Pellegrino). Al contrario era assente l’assessore regionale Stefano Zannier, cui è affidata la gestione dell’importante norma.
Il forum ha constatato la criticità del mancato impegno dell’ERSA e dei Servizi Regionali per la piena applicazione delle norme, sia riguardo all’approvvigionamento di semi di prato stabile, sia per garantire che nei lavori di ripristino di opere pubbliche (rotonde, assi stradali, discariche ecc.) siano impiegate sementi di prato stabile. Il ripristino di prati con le corrette specie vegetali rappresenta una sfida significativa per la tutela e la conservazione degli ecosistemi prativi, che oggi dovrebbe riguardare anche i nuovi impianti fotovoltaici a terra.
Inoltre, è stata ribadita l’esigenza di impegno per la comunicazione del valore naturalistico e delle norme di tutela dei prati stabili, con un finanziamento specifico a bilancio, per attuare le disposizioni già attive da 20 anni ma mai messe in pratica. Infine il forum ha rilanciato la petizione per il rafforzamento del Servizio Biodiversità della Regione Friuli Venezia Giulia.
L’impegno di cittadini e associazioni
E i cittadini cosa possono fare per salvare i prati stabili? Oltre alle istituzioni a ciò deputate, anche le persone comuni possono impegnarsi nel loro territorio. Già da trent’anni è attiva l’Associazione Naturalistica Cordenonese, che oggi gestisce ben 40 ettari di aree di grande valore naturalistico. Dopo le proiezioni del film “Incanto d’erba … e urgenza” si sono costituite altre interessanti realtà, come quella della Pro Loco di Pasian Di Prato, che a partire dagli appezzamenti prativi inventariati sta ricercando i proprietari dei fondi per coinvolgerli direttamente in una corretta gestione (molte superfici sono state eccessivamente concimate o abbandonate) per destinare il fieno ad allevamenti che valorizzino specifici prodotti alimentari (carne o formaggio). Dal 6 al 15 giugno 2025 la proloco organizzerà la Festa dei prati. Poi ci sono i volontari del gruppo “Torbieration”, attivi nei biotopi Torbiera di Lazzacco (Pagnacco) e Fontana Abisso (Buja) e sulle colline prossime a Fagagna. Decenni di abbandono dovuto alle avverse condizioni del suolo hanno causato la crescita incontrollata di arbusti che, prima dell’avvio della nuova gestione, impedivano lo sviluppo delle tipiche specie erbacee e, addirittura, la sopravvivenza della più piccola libellula europea, estremamente rara: la Nehalennia speciosa.
I prati stabili sono un piccolo grande patrimonio che va salvaguardato, per tutelare tutte le forme di vita animale e vegetale che in essi, nelle quattro stagioni dell’anno, seguono il proprio ciclo naturale. Perdere anche un minimo tassello di quello che il tempo ci ha tramandato sarebbe oggi – che molto è già stato purtroppo danneggiato – un gravissimo errore. Facciamo tutti in modo che non accada.
(*) Al forum hanno aderito le associazioni GREF, ITALIA NOSTRA, PRO LOCO PASIAN DI PRATO, LIPU FVG, LAV FVG, LAC FVG, Club per l’UNESCO Udine, ASSOCIAZIONE NATURALISTICA CORDENONESE, ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA EUGENIO ROSMANN, SLOW FOOD ITALIA, AFNI, LEGAMBIENTE FVG, ASTORE, NOI SIAMO TAGLIAMENTO.
Naturalista, promotore di varie campagne ambientaliste, come quella per il Museo Friulano di Storia Naturale, per una legge di tutela dei prati stabili, per l'istituzione di varie aree protette, per la tutela del fiume Tagliamento.





