Skip to main content

Numero 50 | 13 febbraio 2026

Tornante nel bosco

C’è una strada nel bosco… dove porta? quanto è larga? chi la fa?


Le strade forestali, non parliamo più di “piste forestali”, stanno facendo parecchio clamore di questi tempi. Alcuni casi, assurti all’onore delle cronache e dei social network, hanno davvero movimentato l’opinione pubblica raccogliendo per lo più commenti negativi tramutati, in alcuni casi anche attuali, in vere e proprie petizioni popolari tese a impedirne la realizzazione. Cosa mai vista nel passato, quando, al massimo, qualche sezione del Club alpino osava lamentarsi per il mancato raccordo dell’eventuale sentiero intersecato dal nuovo tracciato.

Il motivo di tanto interesse è presto detto: da almeno un decennio le strade forestali hanno assunto dimensioni tali e raggiungono luoghi non propriamente boscati (o dotati di boschi di protezione non utilizzabili a fini di estrazione del legname) tanto da diventare pervasive procurando l’innesco di franamenti e asportando vaste superfici di bosco. 

Un esempio plateale nel senso accennato è la strada che collega l’alta Val Saisera al Rifugio Grego nel comune di Malborghetto-Valbruna realizzata tre anni fa. La sezione di carreggiata supera per lunghi tratti i 6 metri di larghezza, raggiungendo ben 14 metri nei tornanti sormontati da scarpate vertiginose, il bosco di secolari faggi è stato asportato e l’innesco di una vasta e profonda frana minaccia la stabilità di un tornante. 

In realtà le buone pratiche dovrebbero tradursi in ben altro nelle intenzioni progettuali: carreggiata larga 4,5 m comprese banchine e canale di guardia, pendenze longitudinali ridotte, raggio di curvatura dei tornanti intorno agli otto metri, scarpate di monte e valle ridotte al minimo. Un tanto vale per le strade più importanti, quelle definite camionabili di primo livello; per i livelli sottoposti (secondo livello e trattorabili) i parametri si fanno ancora più stringenti. In tutti i casi i tracciati devono essere ben inseriti nel contesto evitando versanti ripidi e franosi in modo da perseguire l’enunciato primario contenuto in ogni norma di settore: la gestione forestale sostenibile!

È sicuramente auspicabile che l’intera superficie forestale, che copre il 40% della regione con il 93% collocato in area montana, sia infrastrutturata in modo tale da contemperare le plurime esigenze di buon governo del territorio che spaziano dalla tutela degli ecosistemi naturali e semi-naturali, alla composizione del paesaggio, all’estrazione di materie prime, al sostegno delle economie, ecc. Il tutto dovrebbe trovare compimento attraverso la pianificazione territoriale di settore, prevista dalla legge forestale regionale1 e dalla legge quadro nazionale2

Opere finanziate senza pianificazione

Il piano regionale della viabilità forestale ancora non c’è, nonostante si disponga di due strumenti finanziari finalizzati a realizzare strade forestali: il Regolamento 57/20233, modificato nel 2024, che attinge a risorse del bilancio regionale e il bando SRD084 che dispone dei fondi del Piano Strategico della PAC 2023-2027.

Vediamone di seguito le principali caratteristiche comuni e le relative criticità.

  1. I possibili beneficiari del contributo possono essere proprietari di fondi forestali sia privati sia pubblici, nel caso del bando SRD08 addirittura sono “soggetti privati o pubblici”. Tuttavia proseguendo nella lettura degli articolati si scopre che la domanda di contributo può essere presentata anche da un’impresa boschiva, non necessariamente proprietaria di boschi, basta che essa raccolga delle semplici deleghe dei proprietari a realizzare opere sui loro fondi. E qui occorre leggere la comunicazione della Commissione europea C (2022) 8757 final del 20225, nella quale è specificato che solo i proprietari privati e pubblici sono beneficiari del regime di aiuto, e non anche le imprese. Imprese, tra l’altro, favorite in graduatoria da elevati punteggi rispetto agli altri soggetti.
  2. Il contributo è erogato a copertura del 100% della spesa sostenuta dal beneficiario, caso unico nel circondario regionale e internazionale dato che altrove le aliquote di finanziamento variano dal 75 al 85%. Nel caso dei proprietari pubblici le procedure di progettazione e affidamento dei lavori sono soggette alle complesse regole dell’evidenza pubblica (gare d’appalto) con evidenti risparmi dei ribassi d’asta, mentre i privati possono agire nelle contrattazioni del libero mercato portando a fatturazione probabilmente l’intera cifra contributiva. L’esempio di un’impresa boschiva che beneficia di questi provvedimenti è particolarmente emblematico.

 

L’impresa incarica un progettista, raccoglie le deleghe dei proprietari anche pubblici (comuni per lo più), richiede le varie autorizzazioni ambientali e urbanistiche, incarica un’altra impresa di eseguire i lavori visto che i costi in natura (lavori in proprio) non sono ammessi6, anticipa le spese a progettista e impresa esecutrice per, infine, rendicontare il tutto con certificati di regolare esecuzione e fatture quietanzate (che in genere arrivano a coprire il 100% del contributo disponibile) all’ente erogatore del contributo. A questo punto la domanda sorge spontanea: qual è l’interesse dell’impresa boschiva beneficiaria a trasformarsi in agenzia amministrativa e finanziaria, sostituendosi di fatto agli enti territoriali? Si tenga conto che le cifre in gioco non sono piccole, si va da un massimo di 300.000 euro di contributo per il Regolamento fino a 1.000.000 euro per il bando SDR08.

  1. Con questi strumenti si incentivano inoltre le opere di penetrazione veicolare in ambienti naturali tutelati (Rete Natura 2000) e protetti (Parchi e Riserve naturali) con la scusante di favorirne la gestione (sic!). Paradossale e dirompente questo principio laddove la viabilità minore (sentieri e mulattiere), o al massimo la realizzazione di piste temporanee, appare più che sufficiente ai fini gestionali e di sorveglianza. Inoltre la proliferazione incontrollata di strade a fondo stabilizzato elimina suolo produttivo, aumenta il rischio idro-geologico, introduce disturbo antropico.

 

Ad oggi le domande di finanziamento sul Regolamento 57/2023 per la Carnia, Canal del Ferro e Valcanale sono così suddivise: per l’anno 2023 su 20 domande totali 13 sono di imprese, per il 2024 su 17 domande ben 11 sono di imprese. Non sono ancora note le domande presentate sul bando SDR08. 

 

Una politica finanziaria sbagliata, ecco perchè

Le anomalie sopra presentate si ripercuotono sul territorio montano in varia maniera. i) In termini ambientali sono evidenti le possibilità espansive verso ambiti naturali incontaminati, privi di bosco, impervi e a rischio di dissesto a soli fini speculativi da parte di soggetti terzi (imprese) che perseguono interessi altri (profitto), ancorché legittimi, distogliendo risorse al buon governo territoriale; progettisti, direttori dei lavori e imprese affidatarie, infatti, dipendono dal beneficiario impresa privata; 

II) In termini amministrativi. Gli enti territoriali, comuni proprietari boschivi in primis, sono incentivati a delegare a terzi (imprese) la costruzione di viabilità forestale abdicando alla propria funzione di governo del proprio territorio; 

III) In termini economici. Le imprese beneficiarie affidano progettazione e esecuzione lavori con contratti tra privati non soggetti all’evidenza pubblica e alla trasparenza nelle transazioni come si addice al buon uso del denaro pubblico. Lo snaturamento professionale di imprese che si occupano di utilizzazioni forestali per improvvisarsi agenzie finanziarie comporta ulteriori distorsioni: è falsata la libera concorrenza tra imprese, è possibile che le imprese beneficiarie debbano indebitarsi per anticipare i pagamenti agli affidatari e rischiare l’insolvenza verso gli istituti creditori nel caso, non peregrino, in cui per vari motivi esse non si vedano riconosciuto appieno l’importo contributivo richiesto; 

IV) In termini fondiari. Una volta realizzata la strada le imprese beneficiarie (ma vale anche per i proprietari) restano vincolate alla manutenzione dell’intera opera per 5 anni, poi il sedime ritorna nella disponibilità del proprietario del fondo, il quale, oltre alla manutenzione, se ne assume anche le relative responsabilità civili e personali. Diversa è la condizione di esproprio dell’intero asse viario, riservata però ai soli enti pubblici, i quali si fanno carico della gestione in via definitiva.

NOTE

1) Legge regionale 23 aprile 2007, n. 9 – Norme in materia di risorse forestali. Art. 10.
2) D.Lgs. 3 aprile 2018, n. 34 – Testo unico in materia di foreste e filiere forestali.

3) D.P.Reg. 17 marzo 2023, n. 057/Pres, pubblicato sul BUR n. 12 del 22 marzo 2023 – Regolamento recante modalità̀ e criteri per la concessione di contributi per interventi di viabilità̀ forestale di cui all’articolo 41 ter, comma 4, lettera d), della legge regionale 23 aprile 2007, n. 9 (Norme in materia di risorse forestali), in attuazione dell’articolo 41 ter, comma 14, della medesima legge.

4) SRD08 – Investimenti in infrastrutture con finalità ambientali – azione 1 viabilità forestale e silvo-pastorale –

Approvato con delibera 954 del 20 giugno 2024 dalla Giunta regionale.

5) comunicazione della Commissione europea C (2022) 8757 final di data 1° dicembre 2022, che dichiara la compatibilità con il mercato interno conformemente all’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del trattato sul funzionamento dell’Unione europea di tale testo regolamentare (Aiuto di Stato SA.103467 (2022/N) — Italia (Friuli-Venezia Giulia); citato nella delibera di Giunta regionale n. 459 del 10/3/2023.

6) Allegato alla delibera n. 1259 del 4 agosto 2023 – Disposizioni attuative per gli interventi connessi agli investimenti di cui al complemento per lo sviluppo rurale della regione autonoma Friuli Venezia Giulia al piano strategico PAC 2023-2027.

 

Mario Di Gallo
+ posts

Già Commissario del Corpo forestale regionale, Guida alpina, Legambiente FVG.

Iscriviti alla newsletter de Il Passo Giusto per ricevere gli aggiornamenti