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Sicurezza

Udine alla deriva?


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Ormai la cronaca nera è diventata cronaca politica. Non solo nelle grandi città, anche da noi.

Vuoi vedere che le difficoltà economiche, il degrado sociale, la caduta dei sentimenti comunitari, l’individualismo esasperato o disperato, hanno ormai pervaso ogni territorio? Anche le mitiche terre abitate da saldi, onesti, lavoratori, nonché mitteleuropei abitanti di paesi ordinati?

Sparatorie di rom a Udine; accoltellamenti giovanili a Pordenone; Trieste fra le prime città in Italia, tredicesima, per “insicurezza”; clandestini ovunque; droga da ogni parte. Un mondo che crolla.

Tralasciamo il volume e la passione con cui l’informazione locale si butta sulle ghiotte occasioni per fare vendite o ascolti, contribuendo così ad accrescere timori e reazioni, a creare il clima…

Riflessi politici

Se un’area politica ha scelto platealmente di cavalcare il tema, l’altra sembra esitare tra benaltrismo e accettazione supina del terreno scelto da altri. Forse è però arrivato il momento di mettere qualche punto fermo. 

E il primo è che senza regole condivise, quindi rispettate, è difficile immaginare comunità civili, e quindi bisogna interrogarsi con razionalità sullo stato dell’arte e trovare cause e soluzioni, obiettivi e strumenti.

L’impostazione della destra è semplice e chiara. Ci troviamo di fronte ad una narrazione con una sua sedimentazione ideologica e politica, ma oggi ancora più forte perché in grado di far convergere riferimenti internazionali (i provvedimenti trumpiani sull’immigrazione, la droga e l’ordine pubblico), leggi e strumenti istituzionali (decreto sicurezza e trasformazione di opinioni e comportamenti in reati anche penali), crisi sociale in tutta Europa (dall’austerità finanziaria alla distruzione del welfare), immigrazioni (viste come causa esogena di situazioni invece endogene, a copertura di uno strisciante razzismo).

Nel nostro piccolo vorremmo allora cercare di costruire alcune occasioni di riflessione, a partire dalla situazione della città di Udine, ma non perdendo di vista il contesto regionale e statale per quanto riguarda politica e legislazione.

Udine come la Chicago di Al Capone?

Certamente ricordiamo che la destra regionale ai massimi livelli, il vicepresidente della Giunta regionale Anzil, ha più volte dipinto a tinte fosche ma con colori accesi la situazione udinese dell’ordine pubblico. In pochi giorni smentito da episodi di violenza altrettanto gravi e ripetuti a Pordenone e Trieste, sui quali non risulta però abbia trovato il tempo di esprimersi. 

A Udine invece ci si ritrova una serie di “zone rosse” che praticamente riguardano tutto il centro storico e la zona stazione. Cosa che la politica locale apprende sostanzialmente dalla stampa e che, ad oggi, non sembra aver provocato un dibattito nel campo largo che governa il Comune.

E’ il caso di discuterne, come ad esempio è stato fatto a Trieste? ( https://ilpassogiusto.eu/nuove-zone-rosse-trieste-ripristinare-sicurezza/ ) Oppure riteniamo che bastino gli strumenti dell’ordine pubblico? Ovvero abbiamo accettato che la campagna della destra ha già vinto, e che bisogna adeguarsi e magari competere sullo stesso piano? Non risulta, per dire, che a Trieste o a Pordenone siano in corso al momento progetti prefettizi di istituzione di zone rosse…

Ordine pubblico: a ciascuno il suo

E poi che c’entra una Amministrazione comunale con l’ordine pubblico? Quali sono esattamente le sue competenze in materia?  E, invece, cosa può fare, ragionando anche in termini di sussidiarietà in relazione con i corpi sociali, il volontariato e la cittadinanza, per individuare le situazioni di precarietà educativa, materiale, sociale, per capire i problemi ed approntare soluzioni possibili?

Si tratta di rifiutare la logica assurda per cui dopo la sparatoria fra rom sui social partono centinaia di post su “cosa fa il Comune?”. Ma si tratta anche, nel rispetto delle competenze distinte, di vagliare tutte le politiche possibili nelle mani di un Comune per mantenere o rafforzare la serenità e la normalità nella comunità.

Proviamo a iniziare con un incontro con alcuni “addetti ai lavori” e con alcune consigliere comunali udinesi. Qui accanto la locandina.

E concludiamo pubblicando nella sezione Documenti il rapporto di Amnesty international sulla giornata del 14 ottobre scorso a Udine, indicativo di come i problemi dell’ordine pubblico siano un terreno di dibattito politico che però non si riesce a fare.

Amnesty: a Udine il 14 ottobre commesse violazioni dei diritti umani

Elia Mioni
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Direttore editoriale del Passo Giusto

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