Passa al contenuto principale
frontiera

Aria di frontiera. Rischi ambientali transfrontalieri nel goriziano


Il 7 Aprile scorso la sala parrocchiale di Sant’Andrea/Štandrež a Gorizia ha ospitato un incontro pubblico organizzato dal locale Circolo di Legambiente, dal comitato EkoŠtandrež e da Civilna Iniciativa Vrtojba, (paese sito in Slovenia a circa due chilometri in linea d’aria da Sant’Andrea) con il sostegno di Coop Alleanza 3.0 dedicato al tema “Aria di Frontiera”.
L’occasione è servita per ricordare quanto fatto finora concordemente da Legambiente Gorizia APS, rappresentata alla Presidente Anna Maria Tomasich, dal comitato EkoŠtandrež, con Romana Leban, e dal comitato Civilna Iniciativa di Vrtojba, rappresentata da Miloš Nemec) per porre fine alle emissioni odorigene e pericolose provenienti dallo stabilimento Asfaltna Baza di Vrtojba. Il comitato sloveno da anni ha raccolto dati relativi alle emissioni del vetusto impianto, (che, come accertato, contengono anche IPA – Idrocarburi Policiclici Aromatici – o PAH, catalogati come cancerogeni, mutageni o teratogeni) molto vicino alle abitazioni del paese. L’impianto risultava privo delle autorizzazioni di legge per l’esercizio dell’attività.
Civilna Iniciativa ha contattato la proprietà per illustrare e porre fine al grave disagio e pericolo per la salute provocato alla popolazione dalle emissioni, ma la richiesta di localizzare altrove, lontano da centri abitati o applicare dei dispositivi che ne riducano drasticamente la pericolosità secondo le BAT (Best Available Techniques- Migliori Tecniche Disponibili) non ha trovato assolutamente ascolto. Di conseguenza il comitato, sostenuto dall’amministrazione comunale di Vrtojba, si è rivolto alla magistratura slovena e la causa è ancora in corso.
È poi intervenuta anche Jasmina Jerant, del comitato EkoAnhovo della località slovena situata a circa dieci chilometri da Gorizia nella media valle dell’Isonzo e autrice del libro “Primer:Anhovo!”, per illustrare le condizioni ambientali disastrose e le continue sofferenze della popolazione provocate dalla lavorazione, in passato, di manufatti in cemento-amianto e, in tempi recenti, dall’impianto di coincenerimento di rifiuti e produzione di cemento della società Alpacem (ex Salonit Anhovo). Anche il comitato di Anhovo chiede da anni che si proceda, secondo le normative europee, ad una bonifica seria dell’amianto ancora in situ e che vengano abbattute le emissioni attuali dell’impianto, estremamente pericolose e cancerogene, che spesso superano i limiti consentiti.
Per questo i cittadini si battono affinché vengano effettuati controlli più rigorosi e con maggiore trasparenza e si proceda ad una più puntuale applicazione delle BAT (Best Available Techniques – Migliori Tecniche Disponibili). Anche se nel 2024 EkoAnhovo ha ottenuto un parziale successo con la riforma della Legge slovena sulla Protezione dell’Ambiente, la situazione resta problematica e potenzialmente pericolosa, sia per le acque dell’Isonzo che per l’aria che si respira fino a Gorizia. Infatti è passato più di un anno dal varo della legge che prevede maggiori controlli per la tutela della salute pubblica, ma essa non viene applicata in quanto il Governo sloveno non ha ancora adottato il relativo regolamento attuativo. In questo modo si rinvia la possibilità che la legge cominci realmente a tutelare l’ambiente e la salute delle persone.
Poi la dottoressa Maria Teresa Padovan ha illustrato i rischi e le gravi malattie che possono essere causate dall’inalazione di fibre di amianto e che possono palesarsi anche decenni dopo il contatto, e dei rischi relativi all’inalazione e/o all’ingestione di altre sostanze rilasciate da Asfaltna Baza e dall’impianto Alpacem di Anhovo (Diossine, metalli pesanti, IPA, etc… ).
Hanno fatto seguito gli interventi di Barbara Cosolo, di Legambiente Gorizia, ed è stato proiettato un video del direttore scientifico nazionale di Legambiente. Questi, come tutti gli interventi, sono disponibili nel video che segnaliamo a fondo pagina.
Per quanto riguarda nello specifico le emissioni provenienti da Asfaltna Baza, i promotori dell’incontro hanno già intrapreso numerose azioni presso le relative autorità competenti (e in Slovenia anche avviato una causa) ma finora con scarsissimi risultati: ARPA FVG, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha accertato la provenienza delle emissioni, ma nessuno ha tratto le conseguenze di tale informazione.
Ora si tratta di fare il prossimo passo, chiedendo con maggiore insistenza alle autorità preposte una Valutazione d’impatto transfrontaliera e l’applicazione delle BAT per concedere l’Autorizzazione AIA.
Inoltre si sta valutando la possibilità di presentare una denuncia alla Commissione Europea, per segnalare che le autorità competenti omettono al proprio dovere di far rispettare le Direttive europee, recepite negli ordinamenti nazionali. Si valuterà anche la possibilità di ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) e alla magistratura ordinaria italiana, per chiedere alla Commissione Europea di avviare una procedura d’infrazione contro i due Stati considerati in difetto e, come ultima risorsa, adire la CEDU, come fatto dalle signore svizzere.
Tra i presenti anche due abitanti del quartiere di Montesanto, che hanno segnalato il perdurare di emissioni odorigene moleste provenienti dalla fonderia Livarna di Salcano, sita a pochi passi dal confine, in Slovenia. Legambiente Gorizia APS già in passato era intervenuta a dare evidenza al problema, che sembrava essere stato risolto. Ora prende atto della segnalazione e si impegna a valutare nuovamente la situazione, secondo le proprie possibilità, per gli interventi del caso.

Qui il link della videoregistrazione dell’evento pubblicato nella pagina youtube di Legambiente FVG:

https://youtu.be/2AW3G_x2K8Y

Iscriviti alla newsletter de Il Passo Giusto per ricevere gli aggiornamenti