R1PUD1A! Una campagna di Emergency per non abituarsi alla propaganda di guerra
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 11
Sono in tanti ormai a conoscere l’attività di Emergency, un’associazione indipendente e neutrale fondata nel 1994, di intervento in campo sanitario nelle zone di guerra, presente oggi, ad esempio, nella Striscia di Gaza come in Afghanistan, in Ucraina come nel Sudan.
Emergency ha due obiettivi statutari: il lavoro medico sul campo e la promozione della cultura di pace, e quindi non si limita a curare le persone vittime della violenza e della guerra ma si impegna anche per mettere fine alla causa della loro sofferenza; quello che i volontari di Emergency hanno visto e vedono lo raccontano perchè serva ad impedire che altri si trovino nella stessa situazione.
E’ stato così impossibile per Emergency non constatare come sia cresciuto un discorso pubblico, una comunicazione, un clima, nel quale l’idea dell’uso delle armi viene proposto come unica opzione, una strada inevitabile per risolvere i contenziosi. Un motto vecchio di duemila anni, se vuoi la pace prepara la guerra, viene ripetuto con toni seri e gravi e con accenti ammonitori ad ogni piè sospinto, nei parlamenti, nei media, per assuefare e convincere che per la sicurezza dei popoli e degli stati altra strada non c’è, come se non vi fosse altra argomentazione possibile nelle relazioni internazionali. E che quindi, per rispettare l’antica saggezza di un tempo nel quale si usava la spada e la lancia, oggi diventi naturale, ovvio, necessario, continuare ad armarsi, anzi aumentare ulteriormente le percentuali della spesa militare, sapendo perfettamente che questo vorrà dire – visto il generale contesto economico e lo stato delle finanze pubbliche – ridurre la spesa sociale per la salute, l’educazione e in genere i servizi pubblici.
Proprio in questi giorni stanno avvenendo i passaggi più espliciti in sede comunitaria, dalle dichiarazioni dei più alti rappresentanti comunitari alle prime decisioni nel Consiglio d’Europa, all’indicazione delle cifre degli impegni di spesa nel comparto industriale militare e per gli acquisti bellici, persino a inverosimili nei modi modifiche di Costituzioni, a cui seguiranno le scelte dei singoli governi.
Ma il percorso era già tracciato, era intuibile. Per questo Emergency già nel novembre scorso ha avviato un impegno ed una campagna per riparlare di pace.
Perché R1PUD1A
L’idea che anima la campagna è di ripartire dalla nostra Costituzione, dal suo articolo 11, dal contesto e dal dibattito che lo ha generato. Una scelta che non fu scontata, e compiuta da uno degli stati che, in precedenza, aveva contribuito a dare dimensione mondiale alla guerra. La forza contenuta nella parola e nel concetto del ripudio contiene insieme la rinuncia allo strumento e la condanna etica della guerra. E va riproposta l’interezza di quell’articolo anche per quanto riguarda sia i modi per la risoluzione delle controversie internazionali sia il ruolo affidato alle organizzazioni internazionali create dopo il 1945.
Quanto sta accadendo in questi anni non è solo il ripetersi di guerre, civili e fra stati o combinazioni delle due. Ben 56 sono le guerre in corso al momento. C’è anche una storia recente di cancellazione o abbandono di trattati in vigore per il controllo e la riduzione degli armamenti, così come cresce l’opera di discredito di molte organizzazioni internazionali, dall’ONU alle sue agenzie. Scelte precedenti, non nuove e non derivanti dalle ultime più recenti guerre in corso in Ucraina e in Palestina.
Ma ora stiamo assistendo in modo sempre più diffuso ed assertivo alla normalizzazione della guerra nei media, anzi all’uso delle notizie e delle interpretazioni dei fatti di cronaca per aumentare insicurezza, timori e paure. Ciò avviene anche criminalizzando o ridicolizzando chi propone altri punti di vista, l’utilizzo degli strumenti della diplomazia, la presa di distanza dalla guerra.
Si mira a rimuovere la memoria e la consapevolezza che nel dopoguerra, ed anche nei momenti più rischiosi della guerra fredda, l’architettura uscita dalla catastrofe della seconda guerra mondiale ha funzionato, almeno per una parte del mondo, preservandola dalle guerre. E che il problema, purtroppo, è stato che non hanno funzionato per tutti e dovunque.
Una campagna dal basso
L’iniziativa di Emergency prende atto che oggi “chi sta in alto” non intende ragione e non ascolta le opinioni prevalenti delle popolazioni, evidenziate per esempio con continuità nei sondaggi. Per questo la campagna vuole partire dal basso e concentrarsi sull’informazione e sull’educazione, per contrastare il ritorno alla propaganda di guerra, ad una mentalità di guerra.
Ci si è rivolti in particolare alle scuole ed ai Comuni, 180 dei quali hanno già aderito alla campagna. In particolare in Friuli finora il Comune di Fagagna ha aderito con apposita delibera di Giunta. Due istituti superiori di Udine e di Cividale sono stati coinvolti per partecipare ad un evento interattivo online con giornalisti, docenti di diritto internazionale e volontari dell’associazioni prevista per il prossimo 3 aprile. Sono stati inoltre messi a punto diversi strumenti culturali e d’informazione. Uno spettacolo teatrale di Elio Germano e Teho Teardo, La guerra com’è, tratto dal libro di Gino Strada Una persona alla volta.
La campagna intende coinvolgere istituzioni culturali, musei, rassegne. A Pordenone Cinemazero ha aderito con la manifestazione Pordenone Docs Festival, che si svolgerà dal 2 al 4 aprile prossimi. https://www.pordenonedocsfest.it/questo-festival-ripudia-la-guerra/
Lo scorso 3 febbraio si è tenuto anche un riuscito appuntamento di informazione e approfondimento presso il Centro Balducci, a Zugliano, con la partecipazione dei giornalisti Toni Capuozzo e Domenico Pecile e della docente Roberta Nunin, dell’Università di Trieste. Qui è reperibile il video: https://www.youtube.com/live/s08_kF-js7k?si=mzJ_X766QLbqJNrn
E ancora collaborazioni con i media a partire dalla realizzazione di un podcast, Ho detto ripudia, realizzato dal giornalista Claudio Jampaglia di Radio Popolare e dal docente di comunicazione Giuseppe Mazza, in cinque puntate. Dalla ricostruzione del dibattito costituente che portò all’approvazione dell’art. 11, fino alla realtà delle guerre di questi decenni, dati, tabelle, spese militari, sondaggi, ruolo dell’informazione. E infine l’impegno di Emergency negli ospedali, luoghi di cura ma anche di diplomazia, dialogo e pace. Il podcast è disponibile sul sito dell’associazione.
Per informarsi:
https://www.emergency.it/blog/pace-e-diritti/ho-detto-ripudia-podcast/
https://www.emergency.it/ho-detto-r1pud1a-levento-delle-scuole-contro-la-guerra/