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PRO CARNICUM: scienza anziché visione ristretta “da tunnel” per il Passo di Monte Croce Carnico / Kötschach-Mauthen


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Dopo che la commissione di esperti istituita dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dal Land Carinzia ha presentato i propri risultati, anche la Carinzia si esprime prioritariamente a favore di una strada alternativa, senza tuttavia escludere il tunnel di valico. Se si trovasse un finanziamento sostenibile, questa variante potrebbe tornare al centro dell’attenzione, con conseguenze di vasta portata per le due regioni e il loro sviluppo futuro.

Geologia ed ecologia: i rischi sottovalutati

Nonostante i costi elevati, le difficoltà di finanziamento e il tempo di costruzione molto più lungo, i governi del Friuli Venezia Giulia e della Carinzia non escludono la variante del tunnel di valico. Nei comunicati stampa concordati del 13 novembre 2025 dell’assessore e vicegovernatore Martin Gruber e dell’assessora Cristina Amirante si legge che la valutazione della commissione di esperti si basa su “criteri tecnici, economici e di sicurezza”, mentre gli aspetti ecologici e (idro)geologici non vengono menzionati.

Ciò sorprende, soprattutto perché l’idrogeologo Maurizio Ponton è stato incaricato, come esperto, di realizzare sezioni geologiche trasversali della zona; i suoi studi, di cui anche PRO CARNICUM è in possesso, dimostrano che il tracciato del tunnel attraverserebbe comunque l’acquifero carsico della roccia e potrebbe causare gravi danni al flusso dell’acqua e quindi anche alla sorgente del Fontanon di Timau, con conseguenze critiche per la valle di But, i cui abitanti attingono acqua potabile ed elettricità da questa sorgente. L’approvvigionamento è gestito a livello locale dalla SECAB ed è considerato un modello di gestione sostenibile. Un tale pericolo sarebbe inoltre incompatibile con la direttiva quadro dell’UE sulle acque.

Per confutare le preoccupazioni al riguardo, viene spesso citato il traforo dell’oleodotto transalpino SIOT, che dal 1965 collega Timau alla valle Gailtal ed è stato costruito senza particolari problemi. Si trascura però il fatto che questo traforo si trova molto al di sopra del Fontanon e al di sopra del livello medio piezometrico (vedi qui: Maurizio Ponton); inoltre esso è di sezione notevolmente inferiore.


Impatto ecologico ed emissioni di CO2

Secondo l’assessora Cristina Amirante e i sostenitori del tunnel il tunnel questa è la soluzione più sensata dal punto di vista ecologico. Gli esperti di clima e trasporti non sono affatto d’accordo: il tunnel di valico partirebbe con un “bagaglio di CO2” di circa 500.000 tonnellate. “Ci vorrebbero circa 160 anni solo per compensare le emissioni generate dalla sua costruzione”, afferma il climatologo Lukas Liebmann dell’Austrian Institute of Technology. La durata di vita di un tunnel è però di 50-100 anni. A ciò si aggiunge il conseguente aumento del traffico indotto da un maggior numero di macchine e dall’inevitabile transito merci. Conclusione: un tunnel non consente di risparmiare CO2.


Pericolo di transito dietro il “piccolo tunnel”

I lobbisti descrivono il tunnel di valico come “innocuo” e sostengono che non avrebbe alcun impatto negativo sull’ambiente, sulla qualità della vita e sul turismo. Il tunnel previsto sarebbe lungo 4 km – la metà del tunnel delle Caravanche – e, secondo gli esperti di traffico, aprirebbe una nuova rotta di transito, la “Alemagna”, tra Trieste e la Germania meridionale.

Le motivazioni pro tunnel della parte italiana sono principalmente la valorizzazione dell’area adriatica come centro logistico europeo, il rafforzamento dei porti di Trieste e Capodistria rispetto ai porti dell’Atlantico settentrionale e la creazione di un percorso alternativo transalpino alle autostrade del Brennero e dei Tauri. Ciò avrebbe conseguenze devastanti per la qualità della vita e il turismo nelle valli interessate e comporterebbe costi successivi imponderabili.

Scienza anziché lobbismo

Il 7 settembre 2025 alcune organizzazioni della società civile della Carinzia, del Tirolo e del Friuli hanno fondato il gruppo di lavoro transfrontaliero PRO CARNICUM: Pro Gailtal, Comitato Alto But, Legambiente Carnia, Stop Transit-Osttirol, Gegenverkehr Lienz e la sezione del Club Alpino Obergailtal-Lesachtal si impegnano congiuntamente per la protezione dell’habitat alpino e per una politica dei trasporti sostenibile. Si oppongono con decisione alla costruzione di un tunnel sotto il Passo di Monte Croce Carnico. Inoltre, altre iniziative civiche ambientali dall’Alta Carinzia, al Tirolo Orientale e Meridionale sostengono le intenzioni di PRO Carnicum.

Il gruppo di lavoro ha l’obiettivo di fornire alla popolazione valutazioni scientificamente fondate, in contrapposizione alle numerose affermazioni unilaterali e in parte errate della lobby del tunnel.

In occasione di un incontro tecnico tenutosi il 21 settembre 2025 presso il Centro del Club Alpino di Mauthen, alcuni scienziati hanno illustrato le particolarità geologiche delle Alpi Carniche, le disposizioni rilevanti del protocollo sui trasporti della Convenzione delle Alpi e la problematica del transito. (Mirco Dorigo ne ha riferito).

I geologi Maurizio Ponton e Peter Schönlaub, entrambi esperti riconosciuti delle caratteristiche geologiche e idrologiche delle montagne della Carnia, hanno evidenziato con chiarezza i gravi rischi legati alla costruzione di una galleria, basandosi sui risultati delle loro ricerche.“ (Ne ha riferito Maurizio Ponton).

Voti a favore delle valli alpine, interventi a misura d’uomo senza traffico di transito

Anche a livello politico cresce l’opposizione. La sindachessa di Lienz respinge il tunnel, sostenendo che Lienz è già fortemente gravata dal traffico di transito. Anche il consiglio comunale di Kitzbühel si è espresso con una delibera unanime contro il tunnel del Monte Croce Carnico. Due mozioni d’urgenza presentate dai Verdi e dalla lista civica Fritz, con cui si chiede al Consiglio regionale del Tirolo di opporsi all’eventuale progetto tunnel, sono state approvate, ma la questione non è ancora all’ordine del giorno.

Per il gruppo di lavoro è chiaro: la regione ha bisogno di una strada sicura attraverso il Passo di Monte Croce Carnico, ma nel rispetto delle persone che vivono nelle valli. La regione Alpe-Adria deve crescere in modo sostenibile, non attraverso nuovi assi di transito. I rischi per l’ambiente, l’acqua potabile, l’approvvigionamento energetico e la qualità della vita superano di gran lunga i presunti benefici.

Nella sua risposta a una lettera aperta di PRO CARNICUM, l’ufficio del responsabile delle infrastrutture della Carinzia Martin Gruber ha promesso un processo decisionale indipendente, oggettivo e basato sui fatti, un’informazione completa della popolazione, la possibilità di consultare i risultati della commissione di esperti – nei limiti consentiti dalla legge – e il coinvolgimento dei comuni interessati.

PRO CARNICUM richiederà il rispetto di questi impegni in modo costruttivo ma risoluto. Resta da sperare che le dichiarazioni dell’assessore Gruber e dell’assessora Amirante non siano solo di facciata quando, a conclusione dei loro comunicati stampa, scrivono: “L’obiettivo principale rimane quello di non creare una nuova via di transito, ma di garantire un’infrastruttura moderna e sicura per le aziende e le persone interessate sul posto”.

Kubin
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Elisabeth Kubin,PhD, oceanografa e scienziata dei sistemi ambientali è originaria di Mauthen e vive a Trieste. La sua passione è la bioacustica, in particolare la comprensione dei “paesaggi sonori”, l'inquinamento acustico e il suo impatto sull'ambiente (marino).
Si impegna per la protezione e la conservazione dell'ambiente, con l'obiettivo di dare una voce (scientificamente fondata) alla natura, all'acqua, alle montagne e all'aria. Elisabeth è convinta che un'economia sostenibile e di successo e la protezione dell'ambiente non si escludano a vicenda, ma siano interdipendenti.

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