
Non è maltempo, è crisi climatica!
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Riprendiamo un articolo di Noi Siamo Tagliamento pubblicato il 18 novembre. Nella sua immediatezza ci sembra un primo commento utile a fare mente locale su questi eventi destinati a ripetersi; una volta condiviso con apprensione la sorte delle comunità del Collio e della Brda colpite dall’evento e appreso delle vittime a Brazzano e dello straordinario atto di coraggio e umanità compiuto da Quirin Kuhnert.
Oltre 250 mm in poche ore: questo è il clima che cambia, l’adozione del cemento come cura per il territorio non è giustificabile. E’ necessario ridare spazio ai fiumi per limitare la loro pericolosità.
Alle persone colpite e alle loro famiglie va tutta la nostra vicinanza.
La solidarietà però non basta: servono scelte coraggiose, non scorciatoie, perché eventi come questi si ripresenteranno.
Sugli allagamenti che hanno colpito la fascia orientale del Friuli e la bassa friulana, analizzando i primi dati disponibili, si parla di accumuli pluviometrici con tempi di ritorno superiori ai 200 anni: 256,2 mm a Cormons in 12 ore (si avrebbe un tempo di ritorno di oltre i 200 anni anche considerando le 24 ore), valutazioni simili possono farsi per Capriva.
Dati che non erano nemmeno contemplati fino a qualche anno fa, oggi li ritroviamo materializzati nelle strade e nelle cantine allagate dei territori friulani.
Si sta riscrivendo il concetto di eccezionalità.
Grandinate devastanti dell’ordine dei 20 centimetri, mareggiate, nubifragi auto innescanti gli scorsi mesi a Trieste e Lignano; oggi questo.
Un radicale cambio di regime pluviometrico ormai evidente: come confermano i dati ARPA e gli studi climatici/meteorologici recenti, non siamo più di fronte solo alle grandi perturbazioni “lente” e sincronizzate del passato. Il nuovo rischio è dominato da eventi brevi, localizzati e di violenta intensità (le cosiddette “bombe d’acqua”) che scaricano quantità enormi di pioggia su territori fragili e incapaci di drenare.
Tuttavia, mentre l’acqua invade strade e scantinati a causa dell’impermeabilizzazione e della crisi della rete di scolo, il dibattito pubblico sulla sicurezza sembra guardare altrove.
La fenomenologia emergente degli eventi pluviometrici estremi, caratterizzata da alta intensità, breve durata e forte localizzazione, non è applicabile come causa primaria per gli impatti estesi di piena – a titolo esemplificativo e non esaustivo – sull’intero bacino idrografico del Fiume Tagliamento, i quali continuano a dipendere da eventi meteorologici di lunga durata e dalla sincronia delle piene degli affluenti.
Nonostante ciò l’assunto che i precedenti scenari idrologici e climatici restino validi per la gestione del rischio complessivo viene a cadere a fronte degli eventi del “nuovo” clima: tale approccio ignora le proiezioni attuali che indicano una potenziale diminuzione dei tempi di ritorno per le piogge estreme e localizzate; soprattutto, non affronta adeguatamente i rischi climatici futuri per i bacini idrografici ristretti (attenzione anche al dissesto idrogeologico nei bacini montani), come l’acuirsi dei problemi di drenaggio locale durante gli eventi brevi e intensi, aggravati dal progressivo innalzamento del livello del mare nella bassa.
Sono queste le conseguenze del riscaldamento globale, causato dall’immissione di gas climalteranti in atmosfera derivante dalla combustione di combustibili fossili (gas, petrolio, carbone) per causa antropica. Al fine di garantire un futuro vivibile ed evitare il superamento dei 2°C, l’unica strada è la mitigazione: ridurre drasticamente le emissioni di gas climalteranti (anidride carbonica, metano, ecc.) fino ad arrivare a emissioni nette zero nel 2050.
Questo significa rispettare gli accordi di Parigi, seguire i processi in corso come la COP 30 a Belem, fare pressione sui governi e le istituzioni per realizzare davvero la transizione ecologica e smarcarsi dall’uso dei combustibili fossili…
Invece si sfrutta la legittima paura del cambiamento climatico per rispolverare grandi opere rigide in alveo sul Tagliamento (traverse, casse di espansione) pensate per scenari idraulici di 50 anni fa. È fondamentale dirlo con chiarezza tecnica: le grandi opere in alveo non sono adatte per quanto riguarda gli allagamenti causati da piogge localizzate come quelle del 16-17 novembre. Infrastrutture di questo tipo vengono progettate per le piene storiche del fiume, non per smaltire l’acqua che cade “qui e ora” sulla pianura cementificata o per contrastare la risalita del cuneo salino dal mare.
Lo stesso si può dire per sghiaiamenti e opere di “pulizia a tappeto” degli alvei: la rimozione dei sedimenti non è una soluzione al problema, anzi, ne amplifica la gravità se svolta in maniera non regolamentata (ne abbiamo già parlato abbondantemente in questo post https://tinyurl.com/2hd78v69 e continueremo a farlo.
Le alternative esistono
Inseguire progetti faraonici basati su dati parziali e poco affidabili porta solo a perdite di tempo e risorse che potrebbero essere piuttosto impiegate per sviluppare le strategie di adattamento consigliate dalla comunità scientifica da tempo:
- raccolta, studio ed elaborazione trasparente di dati aggiornati su scala di bacino idrografico, condizione necessaria per qualsiasi valutazione, progettazione e intervento
– Stop immediato al consumo di suolo nelle aree soggette a pericolosità idraulica, all’impermeabilizzazione e al prelievo irrazionale di inerti dai fiumi, causa di incisione dell’alveo;
– Soluzioni basate sulla natura (NbS), ripristino di zone umide e aree di laminazione naturale diffuse per trattenere l’acqua dove cade;
– Ridare spazio ai fiumi per limitare la loro pericolosità;
– Potenziamento della rete di scolo locale, la vera vulnerabilità della Bassa Friulana.
Smettiamo di usare il cambiamento climatico come scusa per opere che non ne affrontano le reali conseguenze, tanto meno le cause. Servono dati aggiornati e soprattutto affidabili al fine di produrre studi specifici sul nuovo regime delle piogge. Serve l’onestà di non vendere soluzioni “magiche” per problemi che richiedono un approccio completamente diverso: è necessario un modello di governance integrato, che subordini le nuove opere strutturali (rigide) alla massima implementazione di Soluzioni Basate sulla Natura (NbS) e alla gestione partecipativa del rischio per aumentare la resilienza del territorio; la frana avvenuta nel Collio goriziano causata dalle piogge intense ne è esempio e impone una riflessione sull’importanza di considerare il bacino nella sua interezza, cioè anche per la stabilità dei versanti, e non solo le aste fluviali o torrentizie.
È fondamentale basare la pianificazione non sui rischi passati, ma sull’anticipazione dei fenomeni estremi brevi e sulla riduzione del consumo di suolo, integrando l’analisi dei dati aggiornati con la visione a lungo termine (adattamento).
Gli eventi accaduti in Emilia Romagna sono un’evidenza: perchè non imparare da una situazione già accaduta in più occasioni in altri luoghi a noi vicini?
I problemi complessi vanno affrontati in quanto tali, non semplificati per portare acqua al proprio mulino. Se non impariamo da ciò che è già accaduto e sta accadendo davanti ai nostri occhi, il prezzo della nostra ostinazione lo pagheremo ancora una volta con l’acqua alle ginocchia: la comunità scientifica ci avverte dell’arrivo di questi eventi ormai da anni se non decenni.
Ringraziamo sentitamente Pazzi per il meteo goriziano & storm chasing – PMG, per il lavoro continuo e attivo nel territorio e per i dati a cui abbiamo potuto attingere per questa analisi.
La crisi climatica e la produzione di energia
https://www.youtube.com/watch?v=CRzv09bAAiQ
Qui il video dell’incontro del 7 novembre scorso a Monfalcone, dedicato a uno dei temi più urgenti del nostro tempo:
il cambiamento climatico e il delicato equilibrio tra ambiente ed energia. L’evento, organizzato dal circolo Legambiente “Ignazio Zanutto” di Monfalcone nell’ambito della rassegna “Il Nostro Futuro Comune”, ha avuto come ospite speciale Antonello Pasini, fisico del clima del CNR Roma e una delle voci scientifiche più autorevoli in Italia sulla crisi climatica.
In questa conferenza, Pasini ci guida attraverso dati, prospettive e soluzioni concrete per affrontare la transizione energetica. Un’occasione per approfondire il tema, sfidando al contempo fake news e semplificazioni, e per capire quali sono le vere soluzioni per garantire un futuro sostenibile.
Link utili:
Per monitorare la situazione:
https://monitor.protezionecivile.fvg.it/mappa_sensori
Reti monitoraggio rischi:
https://monitor.protezionecivile.fvg.it/misure/233/53…
Aggiornamenti da “Pazzi per il meteo goriziano”:
https://pazziperilmeteo.fvg.it/previsioni-e-news/
La grandinata del 2023:
https://www.cnr.it/…/grandinata-record-in-friuli-del-24…
Sui tempi di ritorno:
https://www.meteo.fvg.it/…/Tempi%20di%20ritorno…
L’analisi del Gruppo di Lavoro regionale sul cambiamento climatico:
https://www.arpa.fvg.it/…/cam…/segnali-dal-clima-in-fvg/
L’articolo di Antonella Astori sul cambiamento di regime di piovosità rispetto al cambiamento climatico:




