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economia regionale

L’economia regionale è ferma


Il report trimestrale “Perché il Fvg è fermo e come ripartire” di OSEè (prodotto dall’Osservatorio Socio Economico di Rilanciafriuli e scaricabile dal sito www.rilanciafriuli.it) non è uno scarpario statistico cucito attorno ad una congiuntura ballerina che, in quanto tale, scade in poche settimane e, pertanto, non serve alla politica ed alla programmazione regionale.

OSEè si concentra sui fabbisogni strutturali dell’economia e della società del nostro Friuli Venezia Giulia che trovano origine nel medio lungo periodo e, in quanto strutturali, permangono e saranno presenti anche in prospettiva. Inoltre propone un confronto con le altre regioni del Nord-Est, con le principali macro-ripartizioni territoriali ed il dato medio italiano onde evitare di essere una monade che si guarda allo specchio.

Si concentra su pochi temi socio-economici (reddito prodotto dall’economia, lavoro e lavoratori, demografia, ecc.). E, da ultimo, suggerisce idee progettuali alla politica regionale e alle forze sociali da tradurre in interventi idonei a fronteggiare i grossi vincoli che si frappongono allo sviluppo dell’economia, del lavoro e del Welfare. Per ritrovare, insomma, “il passo giusto” quello, cioè, che tiene il almeno il movimento delle altre regioni del Nordest al quale apparteniamo.

Lo scopo del report, dunque, è acquisire due consapevolezze tra loro intimamente legate: la prima è che il nostro Friuli Venezia Giulia è fermo, la seconda è che potrebbe correre come un leprotto a patto di utilizzare meglio le faraoniche risorse pubbliche presenti, da tempo, nel suo bilancio pubblico regionale.

Accettare la realtà per capire la sfida

Per acquisire la prima consapevolezza servono onestà intellettuale e spirito di servizio verso la comunità regionale: cittadini, lavoratori, imprese. Bisogna, come è stato fatto per vincere la sfida del Friuli terremotato, farsi una idea di quanto grande è tale sfida, non negarla. Certo, a differenza di allora, il terremoto socio-economico che stiamo vivendo è stato meno visibile perché maturato lentamente nel corso degli ultimi 15-20 anni mentre allora si è palesato in pochi secondi. Ma ora gli effetti sono talmente evidenti che, negarli, è irragionevole.

Il Prodotto interno lordo dell’economia Friuli V.G.

2002-2023

di cui: 2008-2023

Trentino A.A.

21,4%

15,7%

Emilia-R.

13,7%

5,4%

Nord-Est  

12,3%

4,9%

Veneto  

11,3%

3,5%

Nord-Ovest  

11,2%

5,4%

ITALIA

7,4%

1,5%

Friuli-V.G.

0,7%

-3,6%

Centro

6,0%

-2,1%

Mezzogiorno  

-1,3%

-3,6%

Fonte: elaborazioni OSEè su dati Istat, luglio 2025

La capacità di produrre reddito da parte dell’Economia è il deus ex-machina per affrontare il terremoto suddetto in quanto condiziona i due aspetti dianzi richiamati: demografia e Welfare. La misura di tale capacità è data dall’andamento del prodotto interno lordo (Pil) che esaminiamo immediatamente analizzando l’intero periodo 2002-2023.

La tabella proposta consente una risposta semplice e chiara: il nostro povero Friuli Venezia Giulia vive l’intero periodo in uno stato di “ibernazione” economica. In oltre un ventennio, infatti, il Pil cresce appena dello 0,7% contro il 7,4% dell’Italia e il 12,3% del Nordest con lo “speciale” Trentino A.A. che cresce del 21,4% e i “normali” Emilia R. e Veneto rispettivamente del 13,7% e dell’11,3%.

Restringendo l’analisi all’ultimo quindicennio (il periodo 2008-2023) l’ibernazione del nostro Fvg si trasforma in decrescita infelice (-3,6% del Pil come il Mezzogiorno d‘Italia). A soffrire maggiormente il calo del Pil è l’area friulana mentre la provincia di Trieste cresce. Perché? Semplice, ha saputo interpretare la sua vocazione terziaria mentre l’area friulana (Udine, in particolare, e, più recentemente, Pordenone) hanno patito la rottamazione culturale e politica del settore manifatturiero. La vocazione dell’area friulana, infatti, è manifatturiera non turistica. Il nostro turismo lavora pochi mesi all’anno (non siamo il Trentino A.A.) e subisce la concorrenza delle altre regioni del Nordest che, assieme, danno conto del 36,7% delle presenze turistiche italiane a fronte del 2,2% del nostro Fvg, quota calata negli ultimi 20 anni.

Il rapporto si sofferma anche su questo aspetto perché ritenuto invece cruciale dal versante della politica economica adottata dall’Amministrazione. Essa, infatti, spende risorse pubbliche che non sono proporzione al ruolo del turismo che vale appena il 4% del Pil Friuli Venezia Giulia e che ha margini di sviluppo limitati (alla sola città di Trieste). Trascura, invece, il settore manifatturiero che impiega direttamente il 30% dei lavoratori dipendenti privati e una quota molto simile all’interno dei comparti terziari collegati.

2023-2024 Pil regionale a crescita zero, ultima Regione in Italia

E l’andamento più recente del Pil dell’economia Friuli Venezia Giulia? Il peggiore tra le 20 regioni italiane: crescita ZERO nel biennio 2023-2024! A fronte del +1,4% italiano e dello 0,9% del Nordest. Le previsioni per il 2025 ed il 2026? Purtroppo fin da ora inferiori alla media italiana e assai risicate: +0,4% nell’anno in corso e +0,6% nel 2026.

Quale la conta sintetica dei danni da ibernazione e decrescita infelice? Iniziando dalla demografia che impatta su lavoro e Welfare, il report dice che dall’anno 2002 al 2024 in regione le persone in età lavorativa (Pel), quelle comprese in una classe di età 15-64 anni, sono calate di oltre 58mila unità (-7,4%) e che, sempre l’Istat, prevede un calo ulteriore 2025-2033 pari a 48mila unità (-6,5%).

Il problema? Che il mercato del lavoro pesca dall’universo delle Pel i propri lavoratori alla cui diminuzione corrisponde meno reddito, meno entrate fiscali e meno spesa per il Welfare. (Di cui abbiamo da tempo contezza in Friuli Venezia Giulia nella sanità, in assistenza ed istruzione). Nel frattempo si è assistito al calo delle nascite – di oltre un terzo, nel solo periodo 2008/2024 – dovuto al dimezzamento dei figli nati da noi indigeni e alla riduzione di un quarto di quelli nati da immigrati. Tendenza che continuerà posto che molti nostri figli portano a spasso cani anziché figli loro, diversi emigrano all’estero e gli immigrati economici storici “hanno già dato”.

Manifattura, demografia, servizi, immigrazione

Si è assistito, dunque, alla senilizzazione della popolazione – siamo i più vecchi in Europa come Italia – con un aumento degli over-65enni che in Fvg ha toccato il 27,5% nel periodo 2002-2024 (quasi 71mila in più) e che l’Istat quantifica in ulteriori 56mila entro il 2034 (altre 48mila in valori assoluti). Nell’intero periodo, pertanto, vi sono 126mila anziani addizionali (+49,2%)! Ciò rende urgente un rafforzamento dell’accoglienza in case di riposo pubbliche in quanto meno costose e meglio dotate di ausili e servizi rispetto a quelle private.

Quali gli impatti sulla domanda di lavoratori da parte delle imprese del Friuli Venezia Giulia? In 5 anni servono loro oltre 84mila lavoratori di cui 16mila immigrati dice il rapporto Excelsior redatto da Ministero del Lavoro e Unioncamere. E, si badi bene, non per aumentare quelli ora in attività ma solo per sostituire quelli che vanno in pensione! Ma, aggiungono le imprese, oltre la metà del totale non si trovano per … la mancanza fisica di candidati!

Come invertire il continuo calo delle nascite, allora? E, più in generale, come fronteggiare il terremoto demografico già in essere e quello che ci attende? Serve una urgente e saggia politica di accoglienza degli immigrati economici necessari, serve allestirla velocemente integrandola, magari, con opportuni incentivi per favorire la permanenza dei nostri figli protagonisti di “espatri senza ritorno”.

Serve altresì una politica industriale per rimpinguare questo settore abbandonato a sé stesso perché offre le retribuzioni più pesanti, che durano nel tempo e dove non c’è precariato né lavoro nero. Urge, pertanto, far diventare un vero Piano quell’idea progettuale che si chiama “Agenda Manifattura 2030” essendo tuttora priva di una tempistica dell’individuazione degli interventi da attuare e di risorse adeguate. Serve una politica della formazione delle professionalità necessarie, serve un potenziamento delle aree industriali che debbono ospitare le imprese manifatturiere che dobbiamo attrare da fuori del nostro Friuli Venezia Giulia. Serve un Welfare per gli anziani non autosufficienti (case di riposo adeguate) e per gli anziani autosufficienti.

Serve OSEè per informarsi sul Fvg, urge una politica che vuole osare per farlo ripartire. Per galleggiare non è necessaria.

Fulvio Mattioni
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Economista RilanciaFriuli.

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