
FVG, crescita ferma e lavoro che manca: un Piano per ripartire
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Il Fvg non sta attraversando una semplice fase ciclica negativa bensì una Trasformazione Strutturale che rischia di ridimensionarne il ruolo economico nei prossimi anni. È questo il messaggio centrale emerso dalla presentazione del IV Report Oseè di RilanciaFriuli di qualche giorno fa. La nostra regione cresce meno della media nazionale e le imprese non riescono a trovare i lavoratori necessari: due fattori che, combinati, delineano una questione di sostenibilità del sistema produttivo, dapprima, e di quello sociale, poi.
Ecco una sintesi dell’andamento dell’Economia negli ultimi anni.
La ripresa del 2021 è un mero “rimbalzo tecnico” conseguente al crollo pandemico del 2020. Nel 2022 la crescita del Pil si è fermata a un modesto +1,7%, ben lontano dalle performance di altre macroaree italiane, tutte superiori al 3–4%. Il 2023? Un calo dello 0,5%: il solo tra le 20 regioni italiane. Il consuntivo del Pil nell’intero periodo 2019-2023 si ferma ad un risicato 2,6% meno della metà del dato medio dell’Italia posizionando la nostra al 18° posto regionale. Le previsioni 2024-2028 fissano al 2,6% la crescita del quinquennio bissando il risultato deludente di quello precedente. Fino al 2028 indicano un ritmo Performance certo non attribuibile alla congiuntura negativa, bensì imputabile ad una perdita di slancio economico. Le ultime 2 legislature regionali hanno prodotto una crescita “esigua”, segno di problema ha che radici profonde.
Il nodo gordiano: la mancanza di lavoratori
Il dato certo più allarmante, peraltro, riguarda il fabbisogno occupazionale. Tra il 2026 e il 2030 le imprese regionali dichiarano un fabbisogno di 82.400 lavoratori ma, aggiungono, più della metà di questa domanda resterà inevasa. E, aspetto ancora più grave, il 92% del fabbisogno deriva dalla necessità di sostituire personale in uscita per pensionamento. In altre parole, si tratta di un problema di sostenibilità del sistema produttivo che già oggi fatica a mantenere la propria dimensione attuale. Quali sono i settori più coinvolti?
L’industria, con il 23% del fabbisogno; i servizi alla persona (leggasi Welfare), il 25%; i servizi alle imprese, 21% (con prevalenza della manifattura); la pubblica amministrazione, con l’11%. Questi comparti, da soli, rappresentano oltre l’80% del fabbisogno complessivo. Il rischio di un fabbisogno scoperto per oltre la metà è quello di un’economia più piccola, meno competitiva e meno capace di attrarre investimenti.
Demografia e fuga dei giovani: la doppia emergenza. Alla base del fenomeno c’è anche una dinamica demografica sfavorevole. La popolazione in età lavorativa diminuisce; la fuga di molti giovani qualificati che espatriano (senza ritorno) in cerca di opportunità migliori; la scarsa attrattività verso lavoratori provenienti da altre regioni e dall’estero; la difficoltà a richiamare italiani emigrati all’estero; un’offerta formativa tecnica ancora insufficiente rispetto alle esigenze delle imprese. Il risultato è uno “skill mismatch” sempre più evidente: le aziende cercano competenze che il mercato del lavoro locale non riesce a fornire.
Spendere meglio
Un paradosso: più risorse pubbliche, ma senza effetti sul PIL. Negli ultimi anni le entrate del bilancio regionale sono cresciute in modo significativo, con un aumento di oltre 2 miliardi di euro (+37%) rispetto al periodo pre-pandemico. Risorse finanziarie che non hanno influito positivamente sulla crescita economica. Un segnale che pone un serio dubbio sull’efficacia della spesa pubblica del Fvg ed impone una revisione selettiva degli interventi: spendere meglio, orientando le risorse verso attività e settori capaci di generare occupazione stabile, ben remunerata e sviluppo duraturo.
La scelta strategica: gestire il declino o governare la crescita. Il quadro delineato porta a una conclusione netta: il Fvg deve decidere se accompagnare passivamente il ridimensionamento economico o costruire una strategia per invertire la rotta. Ovvia la scelta di RilanciaFriuli che propone l’adozione di un Piano di rilancio basato su tre pilastri fondamentali e 9 azioni.

Tre Pilastri e nove azioni
Pilastro 1. Formare chi oggi non viene formato. Serve un rafforzamento deciso della formazione tecnica avanzata, in particolare attraverso ITS Academy, percorsi professionalizzanti rapidi e maggiore integrazione tra istruzione e impresa. L’obiettivo è aumentare il numero di tecnici qualificati nei settori chiave come meccatronica, ICT, energia e logistica.
Pilastro 2. Trattenere e attrarre lavoratori. Il capitale umano deve diventare la priorità assoluta: incentivi al rientro degli italiani dall’estero, valorizzazione dei lavoratori senior, mobilità interregionale e ingresso programmato di lavoratori stranieri qualificati. Secondo le stime, circa un quarto del fabbisogno del settore privato dovrà essere coperto da manodopera proveniente dall’estero, rendendo necessario un vero e proprio “governo dell’immigrazione economica”.
Pilastro 3. Rendere il Fvg attrattivo. Il lavoro non si sposta senza condizioni di vita adeguate. Housing accessibile, servizi efficienti, trasporti e integrazione tra formazione e sistema produttivo diventano elementi decisivi per convincere le persone a trasferirsi e restare.
Il Piano 2026–2030 di RilanciaFriuli propone 9 Azioni, tra cui:
- raddoppiare gli iscritti agli ITS per formare circa 1.000 tecnici all’anno;
- attivare programmi di reclutamento internazionale con formazione pre-partenza;
- introdurre voucher per la riqualificazione rapida di disoccupati;
- incentivare il rientro di lavoratori emigrati;
- sviluppare residenze temporanee per lavoratori mobili;
- creare academy pubblico-private per la formazione mirata ai settori produttivi;
- potenziare i Centri per l’Impiego con strumenti digitali per ridurre il mismatch.
Nel complesso, l’impatto stimato potrebbe generare tra 40.000 e 47.500 lavoratori aggiuntivi o recuperati entro il 2030, colmando il divario previsto.
Una sfida che si decide adesso
Il punto centrale è il tempo. Le dinamiche demografiche e produttive non concedono margini di rinvio: le decisioni prese nel 2026 determineranno la competitività regionale del prossimo decennio. Il Fvg dispone ancora di un sistema industriale solido, di risorse pubbliche consistenti e di una posizione geografica strategica nel cuore dell’Europa. Ma senza un rafforzamento immediato del capitale umano, questi punti di forza rischiano di indebolirsi progressivamente. La vera emergenza non è la mancanza di imprese, bensì la mancanza di persone che possano farle funzionare. E la crescita economica, oggi più che mai, passa dalla capacità di attrarre, formare e trattenere lavoro qualificato.
Economista RilanciaFriuli.
- Fulvio Mattioni
- Fulvio Mattioni
- Fulvio Mattioni

