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Nelle aree del Friuli i numeri più preoccupanti per occupazione e precariato


Il 25 marzo, a Udine, si è tenuto il convegno dal titolo “SOS Lavoro. Occupazione e precariato: come andare oltre?” promosso dai Gruppi consiliari del Patto per l’Autonomia–Civica Fvg e del Partito Democratico. RilanciaFriuli ha introdotto la tavola rotonda con una relazione tecnica che ha illustrato i numeri caratterizzanti i temi affrontati.

Si tace sull’andamento recessivo dell’occupazione in Friuli-Venezia Giulia

Iniziamo, dunque, osservando gli andamenti occupazionali 2022-2023 rilevati dall’Istat ed anticipando che la nostra regione è l’unica, tra le 20 italiane, ad avere accusato una perdita occupazionale. La prima tabella inquadra il risultato occupazionale nell’ambito nordestino – che comprende 22 province – ed italiano, dove le province sono 107. A livello italiano, nel 2023, l’occupazione cresce di ben 480 mila unità (+2,1%) sospinta dal Mezzogiorno (+3,1%), dal Nord-Est (+2%) – dove un ottimo Veneto cresce di 80 mila occupati – e dal Centro (+1,5%). Non cresce, però, il Friuli-Venezia Giulia a causa della flessione del Friuli (-0,5%). Nel Nordest perdono occupazione solo 7 province tra le quali le nostre Gorizia, Pordenone ed Udine (il Friuli). La classifica in questa macro-ripartizione? Trieste 11a, Udine 16a, Pordenone 20a e Gorizia 22a. In Italia? Deludente assai, come si può verificare dalla tabella. La morale? Sottacere le difficoltà non è una buona idea perché impedisce alla politica di fronteggiarle.

Tabella 1 – L’evoluzione occupazionale 2022-2023, in valori assoluti e %, e classifiche

2022

2023

2022-2023

2022-2023

Classifica Nordest

Classifica ITALIA

Trieste

99.233

100.695

1.462

1,5%

11a

55a

Udine

227.949.

227.927.

-22

0,0%

16a

79a

Pordenone

135.817

134.886

-931

-0,7%

20a

90a

Gorizia

57.518

56.409

-1.109

-1,9%

22a

102a

Friuli-V.G.

520.517

519.916

-601

-0,1%

4a

20a

Fonte: Elaborazione RILANCIAFRIULI su dati ISTAT, 2024

E si glissa anche sul lavoro povero

La seconda tabella evidenzia la retribuzione lorda annua percepita nel 2023 dai lavoratori dipendenti del Friuli-Venezia Giulia. Retribuzione disaggregata per classi di importo della stessa e per due settori di attività economica (oltre al totale Economia) recante, altresì, l’indicazione della numerosità – assoluta e percentuale – dei lavoratori interessati. Tre le informazioni cruciali. Uno. Sono quasi 78 mila lavoratori i dipendenti privati (sui 373 mila totali) che guadagnano meno di 10 mila euro annui lordi: 45 mila di essi (l’11,4% del totale) è indigente e gli altri 33 mila (il 9,4%) è povero (per un totale del 20,8%) mentre altri 41 mila sono a rischio di povertà (un ulteriore 11%)! Due. Nella manifattura l’entità e la quota di lavoratori indigenti e poveri è minima mentre nel comparto degli Alloggi e ristoranti interessa la metà dei dipendenti, un altro 19,2% è a rischio povertà. Tre. le retribuzioni lorde più ricche (dai 30 mila euro annui in su) sono appena 1 ogni 4 nell’economia regionale, ma salgono al 40% nella manifattura e collassano al 2,3% nel turismo.

Tabella 2 – Le retribuzioni lorde dei dipendenti privati del Friuli-Venezia Giulia, valori assoluti e quote %

ECONOMIA

di cui: Manifattura

di cui: Alloggi e Ristoranti.

Retribuzione

Dipendenti

quota %

Dipendenti

quota %

Dipendenti

quota %

fino a 4.999 euro

42.680

11,4%

4.468

4,0%

10.926

30,0%

da 5.000 a 9.999 euro

35.024

9,4%

4.331

3,8%

7.613

20,9%

Da 10.000 a 14.999 euro

40.993

11,0%

6.008

5,3%

7.002

19,2%

da 15.000 a 29.999 euro

164.799

44,2%

53.723

47,6%

10.083

27,6%

30.000 e più euro

89.618

24,0%

44.241

39,2%

851

2,3%

TOTALE

373.114

100,0%

112.771

100,0%

36.475

100,0%

Fonte: Elaborazione RILANCIAFRIULI su dati INPS, 2024

Alla luce di quanto visto, come valutare la svalutazione culturale e politica del settore industriale e l’esaltazione dell’importanza di quello turistico che connota la politica al governo nel nostro Friuli-Venezia Giulia?

Tanta occupazione o precariato? Tanto precario, purtroppo

L’Osservatorio regionale confonde i “contratti di assunzione” con i lavoratori assunti! Una confusione immotivata poiché lo stesso INPS (fonte dei dati) avverte che un lavoratore può stipulare (e lo fa) più contratti nell’arco annuale. Ricordiamo altresì che i contratti di assunzione riferiti al lavoro dipendente sono esplosi passando dai 95 mila di dieci anni fa ai circa 160 mila degli ultimi due anni (analogo trend delle cessazioni). Da dove deriva il precariato? Dal fatto che nell’intero periodo 2014-2023 il saldo tra assunzioni e cessazione nella tipologia dei contratti a tempo indeterminato è negativo per oltre 110 mila unità mentre tra i contratti a termine è positivo per oltre 134 mila. E noi sappiamo che la crescita dei contratti non comporta quella degli occupati grazie alle precisazioni fornite dall’INPS sull’interpretazione ufficiale della statistica. Approfondiamo la questione osservando la distribuzione e l’importanza relativa assunta dalle varie tipologie di contratti di assunzione stipulate durante tutto il 2023 nel nostro Friuli-Venezia Giulia.

Tabella 3 – Le retribuzioni lorde dei dipendenti del Friuli-Venezia Giulia

(valori assoluti e quote %)

Tipologie di contratto

valore assoluto

quota %

Indeterminato

22.511

14,3%

A termine

64.809

41,2%

Apprendistato

6.749

4,3%

Stagionali

16.982

10,8%

In somministrazione

28.111

17,9%

Intermittente

17.973

11,4%

TOTALE

157.135

100,0%

Fonte: Elaborazione RILANCIAFRIULI su dati INPS, 2024

Degli oltre 157 mila contratti di assunzione stipulati, appena il 14,3% – pari, in valore assoluto a 22.511 – sono contratti a tempo indeterminato (tra full-time e part-time) mentre quelli a termine sono quasi 65 mila ovvero il 41,2%. Completano le diverse tipologie ulteriori 63 mila contratti (un altro 40%) ancora più limitati nel tempo perché o stagionali o in somministrazione o intermittenti e meno di 7 mila contratti di apprendistato (il 4,3% del totale). Per concludere si ricorda che non a caso l’INPS relega la statistica dei contratti nel suo “Osservatorio sul precariato”. Più chiaro di così!

I lavoratori inutilizzati nel 2023 e la stima dei fabbisogni occupazionali

Gli ultimi due aspetti si riferiscono alla quantità di lavoratori “inutilizzati” in Friuli-Venezia Giulia e al fabbisogno di manodopera stimato dall’indagine Excelsior prodotta dal Ministero del Lavoro e Unioncamere. Ebbene, l’insieme dei lavoratori inutilizzati in Friuli-Venezia Giulia è stata pari a 54 mila unità (nel 2023), numero a cui si giunge sommando tra di loro i lavoratori disoccupati (20.201), quelli scoraggiati (24.823) e quelli sospesi (8.974) cioè in cassa integrazione. Tra di essi vi sono 27 mila nostri giovani, i famosi Neet) che non si trovano né in istruzione, né in formazione, né al lavoro e sono, dunque, a forte rischio di esclusione sociale oltre che lavorativa. Da sottolineare, inoltre, il forte aumento dei lavoratori sospesi in quanto triplicati rispetto al 2019 a causa di crisi che coinvolgono imprese importanti dell’economia delle ex-province di Pordenone ed Udine. Nulla si sta facendo per questa riserva di manodopera né per i potenziali esuberi generati dalle crisi.

I fabbisogni occupazionali dichiarati dalle imprese private del Friuli-Venezia Giulia? Ammontano a 75.100 unità nell’intero periodo 2024-2028, il 91% dei quali originati dalla semplice necessità di “rimpiazzare” i lavoratori che andranno in quiescenza. In tempi nei quali, da anni, le imprese lamentano di non trovare manodopera né qualificata né generica, come riuscire a soddisfare tali fabbisogni?

La tavola rotonda ha fornito alcune indicazioni che si possono così riassumere: 1) attivare una politica formativa che permetta di azzerare i lavoratori inutilizzati favorendo il loro incontro con le imprese interessate onde definire le necessità formative, promuovere il necessario stage aziendale ed il successivo inserimento lavorativo; 2) porre in essere un “governo dell’immigrazione” al fine di rendere attraente il nostro territorio anche dal versante dei servizi offerti (in primis la casa che potrebbe, in tal modo, trainare il settore dopo la fine dei bonus); 3) attivare servizi alla genitorialità (ad esempio asili) onde favorire l’accesso al mercato del lavoro delle donne; 4) attrarre investimenti e localizzazioni di imprese in grado di offrire retribuzioni ricche, capaci di dissuadere i nostri giovani laureati e diplomati dall’andare all’estero (senza farvi ritorno). Non è poco, ma è ciò che serve. Soprattutto al Friuli.

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