
Buja Pietre di comunità
Sono passati una dozzina di anni da quando un piccolo gruppo di cittadine/i, sostenuti dalla Associazione Culturale El Tomât e dalla sezione dell’ANPI di Buja, iniziarono ad incontrarsi il 27 gennaio davanti alla stele che nel piccolo giardino antistante al Municipio ricorda dal 1998 i deportati bujesi deceduti nei campi di sterminio nazisti.
Una iniziativa spontanea nata dal basso per rendere concreto l’impegno preso dalla Repubblica Italiana con la legge del 20 luglio 2000 “In occasione del “Giorno della Memoria” sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, … su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro la memoria“. Ma anno dopo anno “par no dismenteâ” non erano più sufficienti le letture e gli interventi sulla piazza del Municipio, nè gli incontri con ricercatori e storici e le proiezioni di cinema e documentari.
Non bastava più nemmeno la lettura di quei nomi incisi su quella lapide: “nus fasevin dûl” dovevamo dare loro un volto, una casa, una storia. In principio furono il borgo di nascita e l’età della morte che incarnavano simbolicamente e drammaticamente l’inizio e la fine di storie di vita che chiedevano di essere narrate.
Un lungo lavoro condotto con determinazione fra archivi cartacei e digitali, registri parrocchiali e biblioteche, ma anche raccolta di testimonianze orali e ricerca di discendenti familiari. La difficile e talvolta sofferta partecipazione di tante persone non era scontata ed è stata momento di condivisione determinante.
Abbiamo costruito con determinazione un progetto per la posa delle prime “pietre d’inciampo” e per la pubblicazione di un libro che descrivesse, con rigore storico e con passione civile, le difficili e tormentate condizioni di vita delle comunità bujesi sotto il peso della violenza fascista e dell’occupazione nazista, e narrasse le drammatiche circostanze degli arresti e i percorsi tragici della deportazione.
Così è divenuta concreta la prima tappa di un percorso che dovrà proseguire in futuro, come hanno capito le ragazze e i ragazzi delle scuole medie realizzando nel 2023 la loro raccolta poetica “Cuori nel vento”. Ma già nel 1981 una alunna delle scuole elementari scriveva “… io sono fiera di vivere in un paese dove molti hanno lottato per tutti noi”.
Adesso, finalmente, sentiamo che quelle lotte stanno diventando patrimonio comune e prezioso del nostro paese: “ int di Buje”, li riporteremo tutti a casa. Le pietre d’inciampo non danno risposte, ma sollevano domande, accendendo la memoria e invitando alla riflessione.
“Den Toten zur Ehr – Den Lebenden zur Mahnung: ai morti per omaggio ai vivi per ammonimento”, così è scritto a Dachau: come ci ha detto Daniele Nigris, erede di una intera famiglia di Buja, arrestata e deportata, “una sintesi sia della morale, sia del senso del futuro racchiusi nelle Pietre di inciampo. … Pian piano i protagonisti se ne vanno, se ne vanno i testimoni, e se ne andrà anche chi conserva memoria diretta anche se lontana … Ma rimarranno dei bambini, che con la loro naturale curiosità quando vedranno dei nomi scritti per terra chiederanno chi era quella persona. E verrà data loro una risposta.”
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Intervistata dalla radio Onde Furlane, per la trasmissione La crame, interviene sul progetto, le motivazioni, la realizzazione Laura Nicoloso. Già Maestra a Bordano, ha contribuito a far crescere nella scuola l’attenzione verso le lingue native e minoritarie con la convinzione che possano rappresentare un’occasione di accettazione e comprensione delle diversità e di stimolo alla curiosità per aprire un passaggio tra i ‘fili spinati’ e i confini.

Medico del Gruppo Immigrazione Salute Fvg della Società Italiana di medicina delle migrazioni, si occupa di migrazioni, medicina preventiva e sanità pubblica, divulgazione scientifica e animazione culturale nell’Associazion Cultural El Tomat APS di Buje
- Guglielmo Pitzalis
- Guglielmo Pitzalis
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