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Ferigo certificato come servizio

Giorgio Ferigo, unico


“la patria a è il lavȏr, la dignitât

a è la libertât dal proletariato”

(Giorgio Ferigo / Un soldatin)

 

Giorgio Ferigo nasce a Comeglians nell’agosto 1949 e muore a Tolmezzo il 5 novembre 2007: è stato medico, poeta e intellettuale, musicista e cantante, storico delle tradizioni e agitatore culturale.

Giorgio fu medico del lavoro, medico dei contadini, medico di sanità pubblica.

“L’indagine di igiene ambientale e di medicina e di medicina del lavoro presso la Restel s.r.l. di Povoletto è stata eseguita dai tecnici del Centro di Medicina Preventiva dell’Età Lavorativa del Consorzio Sanitario Udinese nel periodo maggio 1979 / maggio 1980. L’indagine è stata richiesta dal Consiglio di Fabbrica sulla base di un accordo aziendale ed è stata svolta in un periodo di tempo abbastanza lungo per la complessità ed il numero elevato degli esami effettuati. I contenuti della presente relazione sono stati discussi con il consiglio di fabbrica e saranno oggetto di un’ulteriore discussione in assemblee di reparto per una validazione consensuale dei risultati. Si ringrazia il C.U.F. e la direzione aziendale per la collaborazione prestata.”

Sembrano cronache da un altro mondo

Queste parole non sono che la premessa di una delle tante relazioni dattiloscritte delle indagini svolte da Giorgio e dai suoi collaboratori medici e assistenti, sanitari e tecnici svolte per il Centro di Medicina Preventiva dell’Età Lavorativa del Consorzio Sanitario Udinese e poi dell’Unità Sanitaria Locale Udinese. Assieme alle pagine degli indici ci aiutano a ricostruire lo spirito del lavoro di Ferigo, un medico guidato da un metodico impegno di osservazione clinica e sociale e di ricerca scientifica e bibliografica, attento ai racconti e al vissuto degli operai e della fabbrica e in costante confronto con tutti i collaboratori interni ed esterni al C.S.U. e alla U.S.L. Le attività di medicina del lavoro in una fabbrica si concludevano sempre con la restituzione ragionata delle indagini ambientali strumentali e la rilettura critica dei risultati ai committenti e a tutti gli operai con precise indicazioni per la cancellazione o l’attenuazione dei rischi e per il lavoro futuro di sorveglianza ambientale e sanitaria.

Un impegno di pedagogia civile e sociale, non di semplice divulgazione scientifica: perchè la prevenzione primaria e la diagnosi precoce non restassero solo parole d’ordine, l’unico strumento era il metodo scientifico, praticato con un costante impegno di ricerca culturale e scevro da consolidati pregiudizi, perché la scienza per non essere neutrale né dogmatica, deve incarnarsi nella realtà esperenziale. 

Ricordo il suo lavoro con le associazioni dei contadini: alla tradizionale fatica del lavoro dei campi si associavano nuovi rischi connessi all’uso delle sostanze chimiche di sintesi e alla meccanizzazione.  Giorgio sapeva bene che non era mai esistito un tempo di dolce arcadia per i contadini e che avremmo dovuto sfatare consolidati luoghi comuni senza demonizzare le nuove potenzialità di un lavoro più umano, in tempi in cui il peso sociale e politico dell’agricoltura si stava drammaticamente riducendo.

Anni dopo, nel cuore del suo impegno per smascherare le sevizie imposte ai cittadini da normative ottuse e fedelmente interpretate da astrusi burocrati, Giorgio scriverà che molti dei certificati compilati non solo non avevano alcun significato sanitario ma spesso non certificavano nulla di certificabile: “illazioni previsioni predizioni: un esercizio della prognostica molto prossimo alla divinazione”. Nel libro “il certificato come sevizia” (editrice Forum, 2001),  tutti gli esempi  sono veritieri e documentati, sfornati da una igiene pubblica che, tra irrazionalità e irrilevanza, in una intricata selva burocratica che trasformava spesso il facile nel difficile tramite l’inutile: se vi è mai capitato di brontolare per il tempo perso per un certificato, Giorgio e altri suoi colleghi  che pure sono stati costretti a farvelo, oppure a farvelo fare, vi spiegano con l’ironia del caso perché probabilmente avete ragione.

Preludio ai contenuti del libro, “Perinde ac cadaver” l’articolo con cui aveva avviato nel 2000 la collaborazione con la rivista della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione (SNOP).

Quell’articolo di 7 pagine era corredato da 71 note bibliografiche a conferma della approfondita precisione di ogni dettaglio e “dell’impegno con cui lui ha affrontato ogni lavoro, studiando ogni parola, discutendo ogni idea, amando il lavoro di gruppo, curando con scrupolo richiamo dopo richiamo, da lettore insaziabile e raffinato … ha giocato la scommessa che la storia della sua gente si dovesse e si potesse fare dal basso” (Gian Paolo Gri: … plens di te ma cença te).

Nei secoli XVII e XVIII gli abitanti della Carnia non superano le 30 mila persone … ma i carnici si dimostrano artefici di una civiltà originale, capace di affrontare i rischi di terre straniere, pronta a confrontare nuove esperienze: nel trarre dall’ombra la Carnia che guardava al futuro con coraggio, Ferigo affermava che si può reagire allo spopolamento (Francesco Micelli: Un cuore carnico).

Era un’avanguardia, un anticipatore …creava scompiglio, provocava dure reazioni, rompeva gli schemi …la sua cultura, umanistica e scientifica, gli faceva trattare gli argomenti con facilità e ironia; il lavoro era sempre accompagnato dalla rigorosa ricerca bibliografica e documentato in modo inoppugnabile (Paolo Pischiutti: Insieme contro l’inutilità).

Due podcast per ritrovarlo

Ora possiamo ripercorrere molte tappe della sua vita poliedrica ascoltando la sua voce e attraverso le testimonianze di alcuni medici, storici e antropologi che lo hanno affiancato nel suo percorso accompagnati dalle note  del suo Povolâr Ensemble, gruppo musicale che Ferigo costituì insieme ad altri compagni di studio all’Università di Padova e che, tra gli anni Settanta ed Ottanta, ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della musica in lingua friulana.

Questo grazie alle sei puntate dell’audio-documentario di Renato Rinaldi, prodotto da Associazione Artetica con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, “Il troppo e il vano – L’operosa esistenza di Giorgio Ferigo, medico di sanità pubblica” di Renato Rinaldi, tramesso  da Rai Radio 3 | RaiPlay Sound per il programma Tre soldi: https://www.raiplaysound.it/playlist/iltroppoeilvano-loperosaesistenzadigiorgioferigomedicodisanitapubblica

Possiamo così ripercorrere la sua parabola intellettuale attraverso interviste inedite realizzate in occasione di convegni, concerti, trasmissioni radiofoniche con le testimonianze di Alberto Baldasseroni, Carlo Bressan, Paolo Cantarutti, Annalisa Comuzzi, Giorgio Ferigo, Gian Paolo Gri, Paolo Pischiutti, Guglielmo Pitzalis, Giannozzo Pucci, Emilio Rigatti e Toni Zogno.

Inoltre dal 2022, al link 

https://radioondefurlane.eu/programs/giorgio-ferigo-in-forma-di-peraulas/   si può ascoltare “In forma di peraulas” un radiodocumentario in dieci puntate in cui si può riascoltare la voce di Ferigo, che affronta alcuni dei temi a lui più cari, dalla musica alla produzione culturale, sino alla storia della Carnia, alla religione, all’identità e all’emigrazione. Realizzato da Paolo Cantarutti, Toni Zogno e Francesca Valente  per Artetica e Radio Onde Furlane, con la collaborazione dell’associazione Lenghis dal Drâc e dell’Associazione Giorgio Ferigo (https://www.giorgioferigo.it)                   

Guglielmo Pitzalis

Medico del Gruppo Immigrazione Salute Fvg della Società Italiana di medicina delle migrazioni, si occupa di migrazioni, medicina preventiva e sanità pubblica, divulgazione scientifica e animazione culturale nell’Associazion Cultural El Tomat APS di Buje

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