Pronto per partire un “Contratto” per il Fiume Ledra
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Premessa. Gli ecomusei sono musei “eretici”: si differenziano dai musei tradizionali poiché non mettono in primo piano le collezioni e la loro conservazione, ma operano sul territorio puntando a promuovere e gestire il patrimonio naturale e culturale che lo caratterizza, rendendo partecipe la comunità.
Il 2025 vedrà l’Ecomuseo delle Acque del Gemonese dare avvio a un progetto che è un po’ nel suo dna, considerando i precedenti che hanno segnato un percorso lungo 25 anni (si tratta dell’ecomuseo più longevo della Regione). L’obiettivo è dare concretezza a un’idea, partita da lontano, che configura una gestione sostenibile del territorio, applicata al contesto geografico dove questo “governo nuovo” avrebbe modo di manifestarsi e svilupparsi al meglio: il bacino idrografico.
Un processo partecipativo per gestire il bacino idrografico
Lo strumento a cui fare riferimento è il Contratto di Fiume, un processo partecipativo che, attraverso l’adozione di regole condivise, consente di gestire e riqualificare un bacino idrografico mettendo sul medesimo piano vari aspetti, riguardanti l’utilità pubblica, il rendimento economico, il valore sociale, la sostenibilità ambientale. Con queste parole si è espresso nel 2000 il World Water Forum, ribadite dalla Carta Nazionale dei Contratti di Fiume, che evidenzia come lo strumento richieda uno sforzo culturale oltre che istituzionale, affinché reticoli e bacini idrografici vengano percepiti e governati come “paesaggi di vita”.
Attraverso il dialogo e il confronto tra soggetti diversi – rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, dell’associazionismo, delle imprese, del mondo accademico, esperti di scienze sociali e naturali – viene proposto un approccio nuovo per innescare un cambiamento che permei la società.
Nel 2025 l’Ecomuseo delle Acque compirà dunque 25 anni, i cinque lustri saranno l’occasione per una nuova sfida, la riprova di un modo di operare che non è mai venuto meno. In tutto questo tempo l’Ecomuseo ha avviato e realizzato numerosi progetti significativi privilegiandoli rispetto ad altre iniziative più convenzionali. Nel campo della museologia, si è dimostrato una realtà anomala, irregolare, valorizzando e sostenendo il patrimonio diffuso e puntando sulla partecipazione della popolazione. Forte dell’esperienza acquisita con le “mappe di comunità” e con la strutturazione di reti assurta a modello, ora alzerà l’asticella cimentandosi in un nuovo processo partecipativo su cui si basa lo strumento innovativo del Contratto di Fiume, applicato al corso d’acqua da sempre in stretta relazione con l’Ecomuseo: il Ledra. Sarà un viaggio lungo e impegnativo, che richiederà un notevole sforzo, facendo collaborare amministrazioni e cittadini, associazioni e categorie.
I presupposti ci stanno tutti: l’Ecomuseo ha individuato quale ambito della propria azione un bacino idrografico, comprendente una pianura alluvionale innervata da risorgive (il Campo di Osoppo-Gemona) e un settore montano solcato da un paio di torrenti (il Vegliato e l’Orvenco); ha contribuito a un’esperienza che ha anticipato i tempi, quella della Consulta di Bacino del Fiume Ledra promossa con il Comune di Artegna, che per alcuni anni ha svolto un’importante funzione, facendo propria una visione che superasse l’approccio parziale e settoriale con cui venivano gestiti i corsi d’acqua; ha avuto la capacità di comprendere che per gli ecomusei intervenire in un contesto geografico omogeneo, che superasse i confini amministrativi, avrebbe permesso loro di svolgere al meglio quel ruolo propositivo che si erano imposti; ha realizzato lungo il corso del Ledra pure progetti artistici (“Waiting for water”) che hanno fatto riflettere sull’importanza di una concezione diversa e sostenibile dei corpi idrici, aprendosi a culture dove l’acqua scarseggia o è all’origine di conflitti.
Il contesto operativo
Il Ledra, affluente di sinistra del Tagliamento, è un fiume perenne che nasce a sud di Gemona, alimentato inizialmente da una serie di risorgive situate nei pressi dell’abitato di Godo: si tratta delle acque infiltratesi nel materasso alluvionale del Torrente Vegliato, che affiorano in superficie al piede del più esteso conoide della Regione.
Il bacino idrografico del Ledra (73 kmq, ne fanno parte i comuni di Artegna, Buja, Gemona del Friuli, Magnano in Riviera, Majano, Montenars, Osoppo e San Daniele del Friuli) è caratterizzato da tre importanti sottobacini, solcati dai maggiori tributari del fiume. Due di questi sottobacini, relativi ai torrenti Vegliato (15,3 kmq) e Orvenco (12,8 kmq), presentano una morfologia di tipo prettamente montano; il terzo, corrispondente al Rio Bosso (15,3 kmq), si estende in una zona pianeggiante bonificata.
Alla portata del Ledra contribuisce a sud di Godo l’antica roggia che attraversa le frazioni gemonesi di Ospedaletto e Piovega, alimentata a monte da una piccola presa lungo il Tagliamento e dagli apporti torrentizi del Vegliato, il cui alveo si sviluppa alla base del versante meridionale del Monte Chiampon.
Successivamente il fiume assume un andamento sinuoso, solcando la pianura alluvionale del Campo di Osoppo-Gemona e fiancheggiando a nord le cerchie più interne dell’Anfiteatro morenico. Si tratta di una pianura chiusa che corrisponde territorialmente al precedente bacino lacustre formatosi con il ritiro del ghiacciaio tilaventino, avvenuto circa 24 mila anni fa. Il lago primitivo occupava una depressione morfologica sbarrata a valle dai depositi morenici frontali che venne riempita da ghiaie e sabbie trasportate e depositate dal Tagliamento, che fungeva da immissario.
Lungo il suo corso, la portata del Ledra aumenta gradualmente grazie all’apporto di numerose altre risorgive. In corrispondenza del nodo idraulico di Andreuzza a Buja, il fiume versa buona parte delle sue acque nel Canale “Principale” Ledra Tagliamento; le restanti vengono convogliate nel corso naturale del fiume, rimaneggiato per un tratto da interventi di sistemazione idraulica. Una decina di chilometri a valle, all’altezza di Cimano nel Comune di San Daniele, c’è la confluenza nel Tagliamento.
Nella piana si distinguono tre principali zone di risorgive: le sorgenti più orientali, localizzate nel Comune di Gemona (Pajute, La Macile, Roggia Bianca) e alimentate prevalentemente dalle acque del Vegliato infiltratesi nel terreno permeabile; le sorgenti del settore centrale ad alimentazione mista, con apporti da Vegliato, Orvenco e Tagliamento nei comuni di Artegna e Buja (Molin del Bosso, Rio Rai, Rio Ramp, Rio Gelato); le sorgenti della zona orientale, situate nei comuni di Osoppo e Majano e dovute all’emersione diretta delle infiltrazioni di subalveo del Tagliamento (Rio Tagliamentuzzo, Sorgive di Bars).
Un reticolo antico, complesso, insieme naturale e modellato
Il Ledra è caratterizzato da una portata pressoché costante nel corso dell’anno (trattandosi di un corso d’acqua di risorgiva, le portate minime sono di poco inferiori alle portate medie, mentre le portate massime possono raggiungere valori notevoli) e da una debole pendenza. Le opere realizzate dall’uomo e distribuite nell’arco di quasi un millennio, per bonificare la parte della piana soggetta agli allagamenti provocati dal Tagliamento, sistemare i tributari montani, captare l’acqua per fini irrigui, hanno inevitabilmente trasformato le caratteristiche della rete idrografica, che oggi è un intreccio pressoché inestricabile di naturale e artificiale, di fiumi e canali, di rii e rogge, che si affiancano e si intersecano. In alcuni casi l’uomo è intervenuto per ricalibrare e regimare, allargando, approfondendo e raddrizzando alvei che la natura aveva modellato nel tempo.
Di questo reticolo fanno parte corsi d’acqua che hanno caratteristiche diversissime, dal punto di vista idrologico ma anche morfologico: ad essere definito è un bacino relativamente piccolo ma assolutamente unico nel panorama regionale, solcato da risorgive, torrenti montani, torrenti collinari, collettori di pianura. Discendono i versanti prealpini orientali per confluire nel Ledra i torrenti Vegliato, Petri, Storto e Orvenco, tutti formanti coni di deiezione là dove la pendenza rapidamente si riduce, oltre al Gleriuzza e al Clama che finiscono il loro corso nel Rio Bosso, tributario di pianura del Ledra ma originato dalle acque di ruscellamento provenienti dal Monte Faeit. Dalle colline di Buja, in parte argillose e quindi impermeabili, provengono il Rio Videlis, tributario del Bosso, e il Rio Noale, che confluisce direttamente nel Ledra; ulteriori pur se modesti apporti idrici giungono al Ledra dalle alture di Majano, lambite dal fiume. I collettori di pianura, posti in prossimità dell’Anfiteatro morenico, sono i canali ottenuti con le opere di bonifica: solcano terreni per la gran parte limosi, un tempo paludosi, dove ancora oggi l’acqua si dirama nei pettini regolari di canalette e scoline.
Tutte le foto sono di Graziano Soravito.
Direttore dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese
- Maurizio Tondolohttps://ilpassogiusto.eu/author/mtondolo/
