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Numero 49 | 30 gennaio 2026

Un giovedì mattina con le Brigate del Lavoro

Un giovedì mattina con le Brigate del Lavoro


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Quest’anno per la prima volta ho partecipato alle Brigate del Lavoro, nell’ambito di “Diritti in campo”, una settimana speciale di iniziative organizzata da Flai Cgil in tutta Italia (e questa volta anche in Friuli) per sensibilizzare le persone e dare risonanza mediatica al lavoro che il sindacato compie quotidianamente per contrastare lo sfruttamento nel settore agricolo.

Le Brigate del Lavoro sono gruppi di sindacalisti, in questa occasione accompagnati da giornalisti, volontari o studenti, che fanno sindacato di strada.

La politica del sindacato degli ultimi decenni, come ha spiegato il segretario generale di Flai Cgil Giovanni Mininni nel corso del convegno svoltosi sul tema a S. Vito al Tagliamento, è stata quella di puntare di meno sulle sedi fisiche e di più sull’acquisto o sull’uso dei furgoni per incontrare i lavoratori mentre questi lavorano, senza aspettare che si presentino spontaneamente al sindacato per chiedere aiuto o informazioni – soprattutto perché, almeno in agricoltura, la presenza di lavoratori extracomunitari è rilevante, con una maggioranza tra loro di indiani e pakistani. 

Persone che spesso arrivano a piedi dalla rotta balcanica, chiedono protezione internazionale e in attesa di risposta sull’accoglimento della domanda lavorano nei campi. Cominciano su invito o su passaparola di qualche connazionale, verso cui nutrono una fiducia naturale, ma che spesso si rivela essere un caporale che approfitta della loro condizione di bisogno per sfruttarli.

La prima necessità dunque è informare queste persone dell’esistenza del sindacato e della possibilità di ricevere aiuto nello sbrigare le pratiche burocratiche, nel far conoscere le leggi o nel far valere i propri diritti.

È questo che fanno le Brigate: si spostano tra vigne, stradine interpoderali e campi per intercettare i lavoratori, con i quali parlano e a cui consegnano volantini informativi plurilingue sul sindacato, gadget marcati Cgil… e biscotti.

Un giovedì mattina con le Brigate del Lavoro

Contatto diretto

La mattina di giovedì 23 gennaio ho accompagnato le Brigate nel loro giro delle vigne, nella zona tra Casarsa della Delizia, Rauscedo, Vivaro e Cordenons. La stagione è quella della potatura e della pulizia della vite americana: in friulano si dice “tirâ il mat”.

Nel Friuli occidentale lavora la Flai Cgil di Pordenone, che funziona molto bene grazie alla caparbietà e alla competenza della segretaria generale, Dina Sovran, e di una sua collaboratrice preziosa, Pashmin Kaur. È soprattutto lei, italiana con origini indiane, a parlare con i lavoratori indiani e pakistani che non si esprimono in italiano.

Una sessantina i lavoratori intercettati, quasi tutti indiani e pakistani, e diverse le condizioni di lavoro riscontrate.

Una quindicina di persone lavorava sotto lo sguardo del padrone della vigna, un signore italiano che è stato molto disponibile nei confronti del sindacato e che, già che c’era, ha chiesto di ricordare che non sono solo i lavoratori ad avere freddo, ma anche i padroni.

In un altro luogo, all’arrivo dei furgoni della Cgil quello che sembrava essere il caporale si è avvicinato, intimandoci bruscamente di non filmare e di non avanzare perché “il campo è proprietà privata”. Poi ha radunato i lavoratori (ai quali le Brigate sono comunque riuscite a consegnare volantini e gadget) per andare via, dicendo che in ogni caso era arrivato il momento di cambiare campo e assicurando che lui stesso è iscritto al sindacato.

Non molto lontano, altre persone erano impegnate nella potatura senza però indossare gli occhiali protettivi – dispositivi di protezione individuale che dovrebbero essere forniti dal datore di lavoro. Altre persone ancora, in un’altra vigna, hanno detto che per ottenere la disoccupazione agricola si fanno fare le pratiche burocratiche da un privato, che fa loro pagare somme molto più alte rispetto al costo che si paga per esempio al sindacato.

In generale, i lavoratori hanno accolto con curiosità o favore i sindacalisti. Ciò che è successo quasi in tutti i casi, inoltre, è che appena una manciata di minuti dopo l’arrivo delle Brigate arrivassero anche i padroni del campo o i caporali, per tenere sotto controllo la situazione.

A parte il comportamento ostile di uno dei caporali, la mattinata si è svolta senza problemi, con i sindacalisti che sono sempre riusciti a parlare qualche minuto coi lavoratori.

Nel pomeriggio le cose sono andate diversamente. Le Brigate avevano in programma di andare davanti ai Vivai Coooperativi di Rauscedo, dove nei periodi di picco lavorano più di mille persone. I sindacalisti della Cgil sono arrivati davanti ai VCR un po’ prima delle cinque del pomeriggio, prevedendo che i lavoratori sarebbero usciti tra le cinque e le sei. Questo però non è successo perché i lavoratori, quel giorno, sono tutti usciti prima di quell’ora. Una circostanza inusuale, a sentire la Flai Cgil, frutto di una coincidenza o forse di un’ostilità nei confronti dell’iniziativa sindacale. Nessuna ostilità, sostiene invece VCR, che riporta che nessun orario è stato modificato e che a fine gennaio il lavoro degli stagionali è finito.

Un giovedì mattina con le Brigate del Lavoro

Segni positivi

La risonanza mediatica sulla settimana delle Brigate del Lavoro ha portato con sè varie conseguenze, anche positive: qualche imprenditore locale ha chiamato il sindacato affinchè verificasse la regolarità dei contratti delle persone a lavoro nelle vigne dell’azienda – segno che esiste una sensibilità sulla questione.

Giovedì, mentre ero presente, le Brigate nei campi hanno riscontrato situazioni anche positive. Sulla sessantina di lavoratori intercettati, ci sono state persone che hanno detto di lavorare in condizioni regolari, con le ore in busta paga che corrispondono a quelle lavorate e col riconoscimento per esempio della malattia.

In regione è stato da poco istituito un Osservatorio sul caporalato, che per il momento può godere di uno stanziamento annuale di 60mila euro. Ha funzioni di monitoraggio e controllo, ma è un organo appena nato che deve ancora entrare in funzione e di cui devono essere chiarite competenza e funzionamento. È stato istituito grazie ad un emendamento proposto dal gruppo consiliare Open Sinistra FVG e inserito nella legge di assestamento di bilancio di luglio 2025.

Per fare in modo che l’Osservatorio regionale funzioni e che le istituzioni locali e statali si muovano davvero nella direzione di eliminare il caporalato, serve una volontà politica forte, capace anche di contrastare dinamiche di mercato che sembrano difficili da estirpare. 

Credo che sia possibile, ma ci vogliono intenzione e caparbietà. La stessa caparbietà che ho visto nelle facce dei sindacalisti delle Brigate del Lavoro, un giovedì mattina di gennaio.

 

Qui il podcast della trasmissione di Onde Furlane dedicata alla giornata delle Brigate del Lavoro:

🎧 Ascolta il podcast

Margherita Cogoi
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Giornalista pubblicista a Radio Onde Furlane, si occupa di notiziario, rassegna stampa internazionale e programmi di approfondimento. 

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