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Numero 49 | 30 gennaio 2026

Emmen (Paesi Bassi) la piazza del municipio
Emmen (Paesi Bassi) la piazza del municipio

Pianificare l’ambiente urbano, uno strumento di prevenzione della criminalità


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La tematica della sicurezza urbana dal crimine e della percezione dell’insicurezza sono strettamente correlate alle caratteristiche dei luoghi e degli spazi urbani soprattutto pubblici. Si tratta di una tematica squisitamente attinente alle aree urbane, tanto più che la parte preponderante degli abitanti si concentra nelle aree urbane e cittadine. In regione (dati censuari ISTAT 2023) il 52% della popolazione abita nei centri urbani da 5.000 ad oltre 50.000 abitanti, il 23% della popolazione si concentra nelle tre maggiori città (Trieste, Udine e Pordenone). La popolazione anziana, vecchia, sola, esprime valori significativi: è noto che il Friuli Venezia Giulia ha un tasso di senilizzazione della popolazione tra i più elevati d’Italia ed è al primo posto per quanto riguarda l’incidenza dei nuclei monocomponenti.

Per quanto la regione non esprima tassi di criminalità particolarmente elevati e anzi si caratterizzi per essere una delle regioni più sicure d’Italia, il Friuli non è esente dal piccolo crimine e soprattutto esiste, per molteplici ragioni, che qui non si indagano, la sensazione dell’insicurezza urbana, si avverte cioè l’esigenza di rendere più sicura la qualità della vita nelle realtà urbane a fronte del rischio del crimine e della devianza.

La messa a fuoco di un processo progettuale della sicurezza degli ambienti e degli spazi urbani è una prassi consolidata, con sperimentazioni avviate a partire dagli anni ’70 negli Stati Uniti ed in epoca più recente in Francia e nei paesi anglosassoni. In particolare il Crime Prevention Through Environmental Design (acronimo CPTED) che sta per Prevenzione del Crimine Attraverso la Progettazione dell’Ambiente Urbano, è un approccio multidisciplinare incentrato sulla progettazione ambientale intesa nella sua accezione più ampia di contesto urbano. Essa rappresenta il riferimento culturale e operativo della maggior parte dei progetti contemporanei più avanzati. Migliorare la qualità dello spazio fisico per ridurre il degrado e di conseguenza la criminalità e la devianza: questo sinteticamente l’assunto su cui si basa il metodo CPTED. Quasi estranea invece questa sperimentazione nella realtà italiana, che sconta ancora arretratezza culturale e una povertà di esperienza progettuali.

Emmen

La sicurezza urbana si può costruire

La CPTED costituisce un metodo multidisciplinare complesso che coinvolge più soggetti: operatori istituzionali che in relazione al proprio ruolo e competenze agiscono sul territorio urbano; figure professionali esperte in discipline tecniche (urbanisti e progettisti), sociali, psicologiche; le forze dell’ordine; privati cittadini abitanti e categorie di portatori di interesse. 

Attraverso l’interazione dei soggetti coinvolti il risultato cui pervenire a livello urbano è finalizzato a rendere più vivibile e sicuro l’ambiente cittadino nelle sue diverse articolazioni e componenti fisiche e spaziali, sia esistenti che di nuova costituzione.

Le azioni scaturenti dalle metodiche proposte, declinate in più contesti della città, mettono in evidenza le potenzialità del rischio criminale nelle diverse componenti della realtà urbana; i fattori fisici e spaziali che lo possono favorire, le misure e gli interventi in grado di ridurlo o evitarlo prevenendolo; lo studio delle componenti immateriali socioculturali quali i comportamenti e le reazioni psicologiche di fronte alla percezione dell’insicurezza e del crimine dell’ambiente urbano. L’obiettivo esplicito è quello di creare le condizioni per una più ampia sicurezza urbana e di pervenire ad una migliore qualità della vita sociale della comunità locale nelle sue molteplici componenti con un’attenzione particolare a partire dai soggetti potenzialmente più deboli, cioè donne, anziani, portatori di handicap, bambini, persone sole, turisti e visitatori tutte vittime potenziali e privilegiate del crimine.

L’approccio parte dal presupposto che sia indispensabile prevenire e influenzare i comportamenti applicando concretamente metodi di dissuasione, prima che si concretizzi l’atto criminoso. E’ un metodo incentrato sul progetto degli spazi fisici alle diverse scale, dal manufatto edilizio al contesto urbano, fondato sul riconoscimento del legame diretto esistente tra la forma dello spazio e il comportamento umano. Il senso e la percezione d’insicurezza sono generati infatti dalla non corretta concezione progettuale, inadeguata realizzazione ed organizzazione dello spazio pubblico. Fare perciò leva sulla pianificazione urbana e sulla progettazione dello spazio pubblico favorisce le attese dei cittadini fruitori dei medesimi spazi, promuove la frequentazione dello spazio urbano e in definitiva produce il rafforzamento delle relazioni sociali e della compagine sociale, durevoli nel tempo.

Questo presupposto si pone in contrapposizione con l’approccio culturale e politico consolidato che interpreta la sicurezza urbana come tematica legata esclusivamente in termini di ordine pubblico e di criticità sociali, con ciò omettendo o sottovalutando l’incidenza della struttura, dell’organizzazione e delle modalità di fruizione della città e dei suoi spazi di relazione.

In questa logica i due approcci ricorrenti delle politiche di intervento sulla sicurezza si sono storicamente basati principalmente sul controllo del fenomeno criminoso attraverso l’applicazione della legge e l’intervento delle forze dell’ordine in ottica repressiva, raramente, perlomeno in Italia, mettendo in atto interventi preventivi capaci di ridurre i fattori di disagio sociale che favoriscono la devianza e la criminalità. Si tratta, dunque, di due metodi contrapposti ancorchè entrambi incentrati sull’autore del reato o sul presunto tale.

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Linee guida e specifiche tecniche europee, recepite dal 2010

E’ proprio la nascita del CPTED che ha posto le basi per un diverso approccio, riorientando la prevenzione ad interventi fisici sull’ambiente urbano con l’obiettivo di incidere sulla percezione dell’insicurezza, di ostacolare e impedire il compimento del reato cercando di produrre un effetto cumulativo con l’ottenimento di risultati durevoli nel tempo.

La formazione nel Comitato Europeo di Normazione (il CEN è un ente normativo che ha lo scopo di armonizzare e produrre norme tecniche europee in collaborazione con enti normativi nazionali e sovranazionali) di un Comitato Tecnico (CEN/TC) si è posto l’obiettivo di sviluppare standard per la prevenzione della criminalità nelle istituzioni educative, negli ospedali, nelle aree degli edifici residenziali, nei grandi magazzini, nelle aree industriali, nello spazio pubblico urbano quali piazze, luoghi di incontro e di aggregazione. Le linee guida prodotte dal Comitato Tecnico (*), è stata recepita in Italia dall’UNI (Ente Italiano di Normazione) nel 2010 e sono state tradotte in italiano (**), in un documento tecnico che fornisce alle Amministrazioni locali e ai progettisti uno strumento potenzialmente efficace e applicabile per prevenire fenomeni di criminalità urbana attraverso il processo di pianificazione urbana, la progettazione dello spazio pubblico e la manutenzione e gestione dello stesso.

Più di recente (2023) si è resa disponibile una guida metodologica: si tratta della Specifica Tecnica UNI CEN/TS 14383-2:2023 (***). Questo documento fa propria la specifica europea CEN/TS 14383-2 del dicembre 2022, che a sua volta supera e sostituisce la precedente specifica tecnica (****) CPTED approvata dall’UNI. Tuttavia questa Specifica Tecnica non ha valore di norma di legge, non è dunque obbligatoria, si tratta in ogni caso di una prassi di riferimento che può trovare applicazione su base volontaria. Per ora è stata pubblicata solo in inglese.

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Ambiti di intervento

La Specifica Tecnica CEN/TS 14383-2:2022 appartiene alla serie delle specifiche pubblicate dal CEN sotto il titolo generale “Prevention of Crime – Urban planning and building design” che consistono delle seguenti parti:

– Parte 1: Definizioni di termini specifici;

– Parte 2: Principi e processi;

– Parte 3: Abitazioni;

– Parte 4: Negozi e uffici; 

– Parte 5: Stazioni di servizio;

– Parte 6: Scuole e istituzioni educative;

– Parte 7: Progettazione e gestione delle strutture del trasporto pubblico;

– Parte 8: Protezione di edifici e siti dagli attacchi criminali con veicoli. 

La Specifica Tecnica stabilisce i principi generali e precisa la struttura per applicare il processo della Prevenzione del Crimine Attraverso la Progettazione dell’Ambiente Urbano. 

Esso evidenzia l’accertamento delle problematiche correlate al crimine (crimine e/o percezione dell’insicurezza), la struttura, il processo, le misure e le procedure mirate alla riduzione di tali rischi in uno specifico ambiente urbano esistente o di nuova previsione. I crimini oggetto dal documento tecnico sono spesso di natura opportunistica e si tratta di crimini contro la proprietà (ad es.: furto con scasso, furto, vandalismi, borseggio, incendio doloso), crimini di natura violenta (ad es.: aggressioni, rapine, terrorismo, molestie, violenza sessuale) e altri comportamenti criminali. 

Resta di competenza locale la scelta di quali tipi di crimini considerare.

La Specifica Tecnica fornisce linee guida e strategie per sviluppare il processo CPTED in particolari tipi di ambienti urbani con lo scopo di prevenire o ridurre il rischio potenziale o di precise problematiche criminali. Le linee guida sviluppano passo dopo passo il processo da intraprendere e sono formulate per coinvolgere i portatori di interesse coinvolti nella pianificazione urbana e spaziale con il fine di ridurre la criminalità o la percezione dell’insicurezza. Ciò inoltre permette a tutti gli altri portatori di interesse di essere coinvolti: autorità locali, regionali, residenti, commercianti, attività terziarie e di servizio, in un’azione necessariamente multidisciplinare finalizzata a minimizzare e gestire i rischi.

La Specifica tecnica introduce un processo che può trovare applicazione nell’ambito della pianificazione urbana sia nel caso di nuovi insediamenti, che di aree urbane esistenti. Può trattarsi di un quartiere o di un ambiente che va dal singolo edificio ad alcuni fabbricati o strade fino ad un intero settore urbano. La Specifica Tecnica introduce una struttura più elevata 

In Italia il dibattito e la ricerca su questo specifico aspetto della qualità della vita urbana non ha avuto particolare eco tra gli addetti ai lavori, ha trovato interesse soprattutto in alcune realtà metropolitane e universitarie, ancor meno a livello politico nazionale e locale. Tuttavia sin dalla metà degli anni ’90 è emerso un interesse in Emilia Romagna (*****). Più di recente la regione Emilia Romagna ha edito il manuale di linee guida “Pianificazione, disegno urbano, gestione degli spazi per la sicurezza”, 2006, curato con il Politecnico di Milano, L’Institut d’Amenegement et d’Urbanisme de la Region de l’Ile de France e frutto di un cofinanziamento della Commissione Europea, Direzione generale Giustizia, Libertà e Sicurezza.

 

Nota:

Con il decreto-legge 20 febbraio 2017, n.14 recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, meglio noto come decreto Minniti, aggiornato con le modifiche apportate, da ultimo, dal decreto legge 11 aprile 2025, n.48, convertito dalla L. 9 giugno 2025, n.80, si prende atto della diffusa consapevolezza che le criticità rinvenibili nel tessuto delle aree urbane sono frutto di una serie di concause, rispetto alle quali le manifestazioni delinquenziali o i comportamenti devianti rappresentano, spesso, uno degli ultimi anelli della catena. 

L’articolo 4, comma 1, del decreto 14/2017 formula la definizione di sicurezza urbana: 

Ai fini del presente decreto, si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, e recupero delle aree o dei siti degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati, lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, nel rispetto delle rispettive competenze e funzioni. 2.

La risposta a questi fenomeni richiede la convergenza e la collaborazione di tutti i soggetti che a vario titolo operano sul territorio. Appare quindi inequivocabile l’importanza della pianificazione urbana e della progettazione fisica dello spazio pubblico e dei manufatti edilizi come fattori determinanti sui comportamenti, sulle abitudini e più in generale sui modi in cui gli abitanti vivono e fruiscono o meno la città. 

(*) CEN/TR 14383-2:2007 Prevention of Crime – Urban Planning and Building Design – Part 2: Urban Planning

(**) UNI CEN/TR 14383-2010 – Prevenzione della criminalità – Pianificazione Urbana e Progettazione degli edifici – Parte 2: Pianificazione urbana

(***) UNI gennaio 2023) “Prevenzione del crimine attraverso la progettazione edilizia, la pianificazione urbanistica e la manutenzione della città – Parte 2: Principi e processo”

(****) CEN/TR 14383-2:2007 e UNI CEN/TR 14383-2010) fermo restando che si fonda sui principi della Crime Prevention Through Environmental Design

(*****) Regione Emilia Romagna, Quaderni di Città Sicure, Q.1, 1995; Provincia di Bologna, Piano Territoriale di Coordinamento, La Sicurezza nella progettazione urbana, Atti del Convegno, Quaderno n 2, settembre 2001

Stefano Fatarella
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Già funzionario della Direzione regionale della pianificazione territoriale e urbana della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

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