
I trent’anni della legge regionale 15/1996, non è mai troppo tardi per ricordarli e per celebrarli
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Il 22 marzo 1996 veniva promulgata la legge regionale 15/1996, Norme per la tutela e la promozione della lingua e della cultura friulane e istituzione del servizio per le lingue regionali e minoritarie. Come è evidente già dalla sua dalla sua «rubrica» – il suo titolo – con quel provvedimento la nostra Regione si dotava per la prima volta di una serie organica di norme per la tutela della “sua” minoranza linguistica più consistente, in termini demografici e territoriali, e nel contempo più “minorizzata”, cioè quella friulana, e contestualmente arricchiva anche la propria struttura amministrativa con un ufficio specifico, un «servizio», dedicato proprio a tutte le tre lingue minoritarie presenti nel suo territorio. Con la legge regionale 15/1996, la Regione si proponeva di affrontare con più consapevolezza ed efficacia quella questione-chiave, in cui si fondono la promozione del pluralismo culturale, l’esercizio di diritti fondamentali e la tutela delle minoranze, che è particolarmente rilevante per le sue comunità linguistiche e territoriali e proprio per questo rappresenta, sia in termini storici sia ancor di più in prospettiva contemporanea e futura, il principale fondamento della sua specialità.
Nel marzo di trent’anni fa, in particolare per la lingua friulana, in coerenza tanto con l’articolo 6 della Costituzione quanto con i principi e gli indirizzi definiti dalle principali istituzioni europee, si avviava un percorso, seppur non sempre coerente e lineare e oggi più che in passato segnato da non poche contraddizioni, di riconoscimento, valorizzazione e promozione.
L’importanza storica e sostanziale di quella legge
Per tutte queste ragioni era ed è “cosa buona e giusta” ricordare e celebrare questa ricorrenza, come occasione di riflessione tra storia e attualità, non solo per la rilevanza di quelle norme e per quella che può essere considerata la loro eredità sulla normativa più recente e sulla sua applicazione, ma anche con riferimento alla specificità del contesto in cui quella legge vide la luce e alle peculiarità del percorso che portò alla sua approvazione definitiva, ricordando per esempio che una sua prima versione era stata approvata in Piazza Oberdan a Trieste già il 27 settembre 1995 ed era stata oggetto di un conflitto di competenze tra Stato e Regione.
Quel testo, infatti, fu oggetto di una serie di rilievi presentati da parte del governo centrale, che aveva contestato alla Regione di essere andata oltre le competenze ad essa attribuite dallo Statuto di autonomia su politica linguistica, tutela delle minoranze linguistiche ed uso pubblico della lingua, ritenute disciplinabili dalla sola normativa di livello statale, e di aver interferito con la competenza statale in materia di convenzioni internazionali, poiché in esso si affermava che la Regione faceva propri i principi di una convenzione del Consiglio d’Europa, la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, che ancora oggi l’Italia non ha ratificato e che allora non aveva neppure firmato. La questione fu risolta rimandando il testo in aula, dove furono formalmente “alleggeriti” i riferimenti alla Carta adottata il 25 giugno 1992 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e aperta alla firma da parte degli Stati il successivo 5 novembre 1992, e fu mantenuto nella sostanza l’impianto positivo e operativo delle sue norme, facendosi forza sulla giurisprudenza della Corte costituzionale che in più occasioni aveva preso posizione a favore della competenza regionale nell’attuazione dell’articolo 6 della Costituzione affermando che «la disposizione in questione impegna e autorizza la Repubblica, nelle sue varie articolazioni, a emanare norme di carattere legislativo o regolamentare a tutela delle minoranze».
Non è mai troppo tardi, ma è necessario fare di più e meglio
Seppur con un po’ di mesi di ritardo, all’inizio di ottobre la ricorrenza è stata ricordata dal Consiglio regionale, anche se con un momento istituzionale che effettivamente non è sembrato all’altezza della rilevanza storica e di contenuto della legge regionale di cui si intendeva celebrare il trentennale.
Da circa una settimana sta facendo altrettanto, ma con più determinazione, almeno tenendo conto dei mezzi utilizzati e del loro impatto potenziale ed effettivo, l’ARLeF (Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane). In questo caso le motivazioni per ricordare la nascita di quel provvedimento e quindi la sua rilevanza storica e l’importanza dei suoi contenuti, sono – se è possibile – ancora più significative.
L’ARLeF, infatti, è nata nel 2005 per agire come organismo di politica linguistica, raccogliendo l’eredità del precedente OLF (Osservatori pe Lenghe e pe Culture Furlanis), il comitato scientifico, istituito proprio con la legge regionale 15/1996 come strumento della Regione per l’individuazione e il perseguimento degli obiettivi di promozione e pianificazione definiti proprio dalle norme contenute in quel provvedimento, ed anche per questo ha lanciato una apposita campagna promozionale che copre stampa, radio, tv e social.
Il suo slogan è «Di 30 agns te stesse direzion: dâ un avignî ae lenghe furlane» e nel contempo dà conto della visione strategica che caratterizza quelle norme approvate nel 1996 e della necessità di procedere con una politica linguistica coerente ed efficace che sia in grado di dare un futuro alla lingua e quindi ai diritti e all’identità.
In questo senso la legge regionale 15/1996 è imprescindibile. In primo luogo per l’esplicita affermazione dei principi della tutela della lingua friulana come «questione centrale per lo sviluppo dell’autonomia speciale», del riconoscimento che «le lingue minoritarie rappresentano un contributo importante alla costruzione di un’Europa fondata sui principi della democrazia e del rispetto per la diversità culturale» e dell’uso del friulano, accanto all’italiano, nelle istituzioni regionali e locali. È altresì fondamentale per quelle norme che riguardano la grafia ufficiale della lingua friulana e il suo uso, che rispondono non soltanto all’esigenza programmatica di sostenere lo sviluppo della lingua e quindi il suo uso in ogni ambito (quella che nello Stato spagnolo è chiamata «normalizzazione linguistica», il cui fine è rendere normale l’uso di una lingua minorizzata, che in quanto tale normale non è), ma anche a una semplice logica di buon senso. Con la creazione dell’OLF, quella approvata ed entrata in vigore trent’anni fa si configura come una vera e propria legge di politica linguistica e non di generica valorizzazione culturale.
Ricominciare ad agire con coerenza a favore di lingua, diritti e identità
Quell’impianto normativo, in un quadro che comprende anche la legge statale 482/1999, è stato aggiornato con la più recente legge regionale 29/2007, che nella forma e nella sostanza rappresenta un’evoluzione di quella precedente, tra principi di pianificazione linguistica e coerenti e ambiziose previsioni operative, e si pone in continuità con la stessa anche per altre ragioni. Anche da questo punto vista lo slogan scelto per la campagna di comunicazione istituzionale dedicata al trentennale della legge regionale 15/1996 è corretto ed efficace.
Al contrario, convince di meno in quella sua versione, nella quale è accompagnato dall’affermazione che con quel provvedimento si è avuto il primo riconoscimento ufficiale e formale del friulano come lingua, perché non è così. Seppur con una formula che potrebbe essere considerata ambigua («lingua … del Friuli»), un riconoscimento del genere si trova già nella norma che istituisce l’Università di Udine (l’articolo 26 della legge statale 546/1977, Ricostruzione delle zone della regione Friuli-Venezia Giulia e della regione Veneto). Ma non solo: faceva già esplicito riferimento alla «lingua e cultura friulana» il Titolo VI della legge regionale 68/1981, “storico” provvedimento-quadro dedicato alle attività culturali.
La legge regionale 15/1996, pertanto, non «la prima legge che riconosce il friulano come lingua», ma è il primo provvedimento legislativo che riconosce il friulano “come una lingua che deve essere utilizzata come una lingua”, in ogni ambito, contesto e forma di comunicazione, nella vita pubblica, nelle istituzioni, nell’istruzione e nella società, senza pregiudizi e senza limitazioni. È questa la direzione indicata da quella legge regionale per «dâ un avignî ae lenghe furlane».
Il confronto con la realtà – soprattutto quella più recente – con riferimento a scuola, usi pubblici e media permette di osservare che, purtroppo, nel corso degli ultimi trent’anni la politica linguistica non si è mossa sempre con coerenza. Proprio per questa ragione è necessario seguire quella direzione originaria, ma per davvero e non solo con uno slogan.
Qui il testo della Legge regionale 15/1996 nel testo vigente.

Legge regionale 22 marzo 1996 , n. 15.
Si à laureât in Siencis politichis a Turin e al è dotôr di ricercje in Storie dal federalisime de unitât europeane. Dal mês di Març dal 2025 al è ricercjadôr in Storie dal pinsîr politic li deUniversitât dal Friûl, là che al insegne Culturis politichis in Europe e Tutele des minorancis,autoguvier teritoriâl e integrazion europeane. Prime al jere a vore li de Universitât di Turin là che alinsegnave Storie des relazions internazionâls e Storie e politichis de integrazion europeane, intantche prime ancjemò al veve colaborât cul Ateneu furlan cun ativitâts didatichis e di ricercje dicaratar storic e politologjic.
I siei interès sientifics a tocjin diviersis tematichis – integrazion europeane, tutele des minorancis,partîts e moviments politics nazionalitaris e regjonaliscj, politichis linguistichis, identitâteuropeane, migrazions e rapuarts tra media e storie – e al è autôr di cetantis publicazions in contdi chescj argoments.
Di passe trente agns al davuelç ancje ativitât gjornalistiche inte stampe cuotidiane e periodiche, talweb e par radio. Al colabore, tra l’altri, cul Messaggero Veneto, cu La Patrie dal Friûl e cun RadioOnde Furlane, là che al è responsabil di trasmissions tant che Babêl Europe, il cuindisinâl dimusiche e informazion dedicât aes nazionalitâts minorizadis europeanis.
Al à ancje lavorât inte aministrazion publiche, tant che funzionari dal Setôr Bibliotechis de RegjonPiemont, tra il 2003 e il principi dal 2004, e tant che diretôr dal Servizi pes Identitâts linguistichis epai coregjonâi tal forest de Regjon autonome Friûl-VJ dal 2004 al 2009.


