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Il Tagliamento come paradigma di una diversa politica ambientale

Sandro Fabbro e Giorgio Damiano | 09.10.26

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Associazione per la Terza Ricostruzione

L’Associazione per la Terza Ricostruzione (ATR) è una realtà civico-culturale del Friuli Venezia Giulia nata, nel 2022, per promuovere una nuova stagione di dibattito e di azione politico-democratica e socio-economica nel territorio regionale.
Ispirandosi alle storiche rinascite del dopoguerra e del post-terremoto del 1976, propone un modello di sviluppo basato su transizione energetica ed ecologica, tutela ambientale dei grandi ecosistemi regionali (come la difesa del Tagliamento) e riordino istituzionale partecipato.
Attraverso studi, convegni, articoli e cittadinanza attiva, opera, autofinanziandosi, in modo trasversale per ripensare l’autonomia regionale, il futuro del Friuli e delle sue comunità locali.
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Il Tagliamento è probabilmente l’ecosistema più importante del Friuli Venezia Giulia. Oggi si trova al centro di un conflitto che non può essere ridotto alla contrapposizione tra ambientalisti e sostenitori delle opere idrauliche. Il futuro del Tagliamento non può essere deciso scegliendo semplicemente quale opera costruire. Prima delle opere viene la strategia. E prima della strategia viene una conoscenza adeguata dei problemi in essere. Ciò chiama in causa direttamente la prassi dell’Autorità di Bacino del Distretto delle Alpi Orientali. Ma chiama in causa anche la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Da una parte vi è la necessità, pienamente legittima, di proteggere abitati e popolazioni dal rischio alluvionale; dall’altra quella, altrettanto legittima, di conservare le qualità ecologiche e territoriali di un fiume di valore eccezionale. Dall’altra, ancora, c’è la responsabilità di una Regione che, per contemperare le precedenti legittime esigenze, deve imparare a gestire questioni complesse di governo del territorio. Il punto politico, prima ancora che tecnico, è capire come farlo. Di seguito si cerca di rispondere a questa domanda di base.

Quando l’opera” coarta la politica ambientale

Il problema del Tagliamento non può essere ridotto a quello di una grande opera, né può essere risolto contrapponendo sicurezza e ambiente.

La sicurezza delle popolazioni esposte al rischio alluvionale è un obiettivo irrinunciabile. Ma la sicurezza non coincide necessariamente con il controllo dell’acqua attraverso sempre più grandi opere interne all’alveo del fiume. La sicurezza può essere, invece, una proprietà dell’intero sistema territoriale nel quale è ricompreso il fiume: dallo spazio che gli viene lasciato, agli usi del suolo, dalla localizzazione degli insediamenti, alla vulnerabilità degli stessi, dalla capacità di trattenere le acque, ai sistemi di previsione e allertamento, dalla protezione civile alle, quando necessarie, opere strutturali.

La stessa Direttiva europea sulle alluvioni (2007/60/CE recepita dalla legge italiana D.Lgs. 49/2010) che ha previsto gli attuali Piani per la Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), non identifica la sicurezza con le sole opere idrauliche ma contempla anche pratiche sostenibili di uso del suolo, ritenzione delle acque, inondazione controllata di determinate aree ecc…

La domanda, dunque, non dovrebbe essere soltanto: quale opera è più efficace? Dovrebbe essere soprattutto: quale strategia complessiva consente di ridurre il rischio mantenendo nel contempo le funzioni e le qualità essenziali del sistema fluviale?

Nel caso del Tagliamento questa domanda è particolarmente importante perché sicurezza idraulica, geomorfologia, dinamica fluviale ed ecologia sono strettamente connesse. È qui che il caso del Tagliamento diventa un caso paradigmatico anche dal punto di vista politico-amministrativo.

Nel primo ciclo del PGRA, 2015–2021, era prevista un’opera di sbarramento a Pinzano, già proposta nel “Laboratorio Tagliamento” istituito dalla Regione FVG nel 2010. Nel ciclo successivo, 2021–2027, scompare lo sbarramento di Pinzano e compare invece la cosiddetta “traversa laminante” Spilimbergo-Dignano (dieci volte più grande e anch’essa emersa da quello stesso “Laboratorio” ma con una valutazione peggiore della precedente).

La nuova opera non viene sottoposta a valutazione ambientale strategica (la VAS). La sostituzione della precedente opera idraulica con un’altra, mal valutata e dieci volte più grande, viene stranamente rubricata come “modifica minore” consentendo così, all’Autorità di bacino, di evitare la valutazione strategica la quale, va detto, viene spesso considerata, anche in sede amministrativa, come un ostacolo alla realizzazione di opere reputate, a prescindere, indispensabili. Ma, al di là delle questioni di legittimità amministrativa che non solleviamo anche perché richiederebbero l’esame puntuale degli atti, c’è da rilevare una questione tecnico-metodologica più profonda che diventa anche immediatamente politica.

Dove e quando, la grande opera, è stata realmente decisa (sbarramento o traversa che sia) e confrontata con strategie alternative di governo del fiume?

Questa domanda, fino ad ora, ha avuto, se le ha avute, risposte parziali e nebulose perché il richiamo, dei due PGRA, agli esiti del precedente Laboratorio Tagliamento (che però non aveva il compito di valutare strategie), ha finito per assolvere, il soggetto pianificatore, da ogni obbligo di chiarimento circa questo passaggio cruciale. 

Se si passa, troppo rapidamente, dal problema all’opera, non solo si saltano passaggi logicamente (e anche giuridicamente) indispensabili, ma può accadere anche che una soluzione, inizialmente molto ipotetica diventi, motu proprio, l’esito stesso della pianificazione. A quel punto la procedura – e il dibattito pubblico stesso – si restringono sempre più: non ci si chiede più se quella sia la strategia migliore, ma solo dove realizzare l’opera, come progettarla e, al massimo, come renderla più compatibile con il territorio.

Si tratta di un noto effetto patologico delle politiche pubbliche che ha di solito due cause a monte: a) quella che viene definita path dependency dove, cioè, una proposta iniziale ancora “acerba” tende, attraverso successive conferme, studi settoriali e procedure, a rendere sempre più difficile tornare alla domanda originaria e b) quella che si verifica quando si ha a disposizione una soluzione (un’opera, un finanziamento, un programma operativo) e si va alla ricerca del problema giusto cui appiccicare la soluzione già data. Non siamo in grado di dire quale delle due cause “malate” sia stata la principale ma non si può escludere che abbiano operato anche assieme.

In ultima analisi, la progettazione dell’opera finisce per anticipare ogni altra valutazione, dominare la procedura e coartare il dibattito pubblico e la partecipazione democratica.

Il Tagliamento come questione politica regionale

Ma non sarebbe corretto trasformare questa osservazione in un’accusa automatica di illegittimità. La conformità formale alle procedure e la qualità sostanziale delle politiche sono questioni diverse. A noi interessa la questione politica. Una grande opera sul fiume, infatti, non è soltanto un manufatto. Modifica il rapporto tra acqua e sedimenti, tra alveo e territorio, tra dinamica fluviale ed ecosistemi e contribuisce a stabilire quale tipo di fiume avremo nel futuro. Per questo non è soltanto una scelta ingegneristica. È una scelta di governo del territorio. Ed è qui che il Tagliamento diventa una questione di politica regionale tout court.

Rispetto ai suoi primi decenni di attività, sembra di dover rilevare oggi una regressione della cultura amministrativa, oltre che della visione politica, della Regione FVG. La crisi ambientale e climatica rende questi limiti non solo sempre più evidenti ma anche sempre più insostenibili: non possiamo affrontare separatamente e senza pianificazioni adeguate, siccità, alluvioni, perdita di biodiversità, consumo di suolo, qualità delle acque, trasformazioni agricole e sicurezza degli insediamenti. Sono fenomeni diversi ma che impattano sinergicamente sullo stesso sistema territoriale e che hanno bisogno di visioni unitarie e prassi integrate.

Una politica ambientale adeguata ai devastanti cambiamenti climatici attuali, non può limitarsi ad essere solo conservativa ma neanche, all’opposto, affidarsi alla convinzione dogmatica che ogni problema possa essere risolto con una nuova, più grande, opera infrastrutturale. Si deve imparare a governare, invece, ripensando il rapporto tra opere e natura, tra sicurezza e spazio fluviale, tra città e campagna, tra infrastrutture e sistemi ecologici. Si deve, cioè, riconoscere che la capacità di adattamento di un territorio dipende dalla qualità delle sue molteplici relazioni e non dalla somma degli interventi realizzati nei singoli settori. Nel caso del Tagliamento, ciò significa mettere realmente a confronto strategie diverse: restituzione di spazio al fiume, rinaturazione, contrasto al consumo di suolo, riduzione dell’esposizione e della vulnerabilità degli abitati, sistemi di ritenzione e laminazione diffusa, protezione civile e loro possibili combinazioni. E anche, ma alla pari delle altre strategie, quella delle opere idrauliche.

Tutto questo deve essere preteso dal prossimo PGRA, relativo al terzo ciclo 2027–2033. Se l’Autorità di bacino del Distretto delle Alpi Orientali accettasse finalmente di cambiare a fondo la sua metodologia e la Regione FVG decidesse di spingere politicamente in questa direzione, si passerebbe finalmente, in questo terzo ciclo, ad una valutazione (auspicabilmente “terza”) delle strategie prima di individuare le misure per attuare quella preferibile e il Tagliamento potrebbe diventare l’occasione per sperimentare una prassi politico-amministrativa nella quale, prima di scegliere le opere, si confrontano a fondo i diversi modi di governare rischi e qualità ecosistemiche del sistema fluviale. 

Conclusioni

Il punto, dunque, non è semplicemente “fermare la traversa” anche se questo obiettivo va considerato del tutto condivisibile (perché non c’è alcuna evidenza che quella determinata opera rappresenti il modo migliore per governare i problemi di sicurezza del fiume e perché non si sa quando -e sulla base di quali conoscenze- quella scelta è stata confrontata con strategie alternative). Una posizione politica responsabile e matura dovrebbe chiedere qualcosa di diverso: riaprire la questione strategica del fiume e puntare fortemente su un nuovo (anche nella metodologia di base) PGRA. 

Sono considerazioni che non appartengono soltanto agli ingegneri o ai tecnici. Riguardano la democrazia territoriale e riguardano la politica regionale al suo massimo livello.

Sono considerazioni, infine, che valgono per il Tagliamento, ma anche per il suolo, le coste, le lagune, le foreste, la montagna, l’energia rinnovabile e il sistema degli insediamenti regionali ecc.

Il Friuli Venezia Giulia ha bisogno, forse più che di nuove dichiarazioni di principio (come quelle contenute nella recentissima Legge regionale di Governo del Territorio approvata il 1° ottobre 2026, che, peraltro, contiene anche disposizioni positive e interessanti), di una politica e di strumenti capaci di ricomporre questi temi dentro una visione territoriale condivisa. Spetta al Piano di Governo del Territorio -peraltro in corso di elaborazione- mettersi a capo di una politica ambientale e territoriale che non sia soltanto difensiva, emergenziale o settoriale, ma che diventi la principale guida delle politiche della regione, a fronte dei nuovi scenari climatici, per i prossimi decenni.

Il Tagliamento può essere il punto da cui ricominciare. E la sua lezione può essere il paradigma da cui apprendere.

La vera alternativa non è dunque tra chi difende il fiume e chi difende gli abitanti (o tra uomo e natura come qualche posizione tende maliziosamente ad insinuare). È tra due modi di intendere la politica e il governo del territorio: continuare ad adattare il futuro alle decisioni del passato (che, essendo già di routine, sembrano creare più vantaggi e meno frizioni mentre invece, dobbiamo constatare, innescano sempre nuovi conflitti) oppure costruire istituti e strumenti capaci, se mutano le conoscenze del presente e le condizioni del futuro, di introdurre nuove e più mature strategie territoriali.

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