
“Salami slicing” sul Porto Vecchio di Trieste
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La procedura di screening sul progetto COSTIM per il Porto Vecchio di Trieste rappresenta un caso da manuale del cosiddetto salami slicing, vale a dire l’arbitraria suddivisione in parti della valutazione ambientale su progetti relativi ad aree omogenee.
Progetti cioè che dovrebbero essere assoggettati a valutazione nel loro complesso. In questo caso, mediante una procedura VIA (Valutazione dell’Impatto Ambientale) completa.
Lo screening, di per sé, non esclude la possibilità che il progetto esaminato venga sottoposto a VIA (questo è infatti uno degli esiti possibili della procedura), ma nel caso in questione l’intento era evidentemente quello di chiudere il più rapidamente possibile, per poi passare quanto prima alle fasi successive: Conferenza dei Servizi e indizione della gara per l’esecuzione delle opere previste.
Com’è puntualmente avvenuto: subito dopo l’emanazione del decreto conclusivo dello screening – a firma del direttore del Servizio valutazioni ambientali, ing. Daniele Tirelli – è stata infatti riconvocata la Conferenza dei Servizi, prodromica all’indizione della gara europea per il project financing – relativa però all’intero ambito del Porto Vecchio, compresa la parte esclusa dallo screening… – che l’amministrazione comunale triestina vuol indire entro l’anno (e comunque prima delle elezioni comunali della primavera 2027).
I precedenti e l’inevitabile battaglia legale
Che questa fosse fin dall’inizio la volontà non soltanto dei promotori, ma anche dei valutatori, è dimostrato sia dal fatto che gli interventi esaminati riguardassero solo una parte delle aree e degli edifici compresi nel Porto Vecchio (cioè le aree – circa 1/3 della superficie totale dello stesso – e gli edifici in concessione, ma non gli immobili privati, né la cabinovia il cui percorso attraverserebbe le file dei magazzini storici), sia dal fatto che, ancor prima dello screening sul progetto COSTIM, un’altra analoga procedura si era svolta – ovviamente con esito positivo e senza il rinvio alla VIA – nel 2022-2023 su altri interventi nell’ambito del Porto Vecchio, vale a dire il “Parco lineare” (tra la prima e la seconda fila dei magazzini storici del Porto Vecchio) e la “Cittadella dello sport” sul terrapieno di Barcola.
Interventi già realizzati (la Cittadella) o in corso di avanzata realizzazione.
Con quale attenzione all’ambiente ed all’inserimento paesaggistico, ognuno lo può verificare anche da un semplice sguardo alla “Cittadella”, priva anche di qualsiasi barriera vegetale rispetto all’adiacente trafficatissimo viale Miramare.
La giurisprudenza amministrativa italiana ed europea è chiara nel condannare la pratica del salami slicing come una violazione della normativa ambientale, che discende dalle Direttive europee in materia di VIA (la 85/337/CEE e le successive modifiche ed integrazioni, fino alla 2014/52/UE) e dalle leggi nazionali di attuazione delle stesse.
Si può quindi sperare che anche il TAR del Friuli Venezia Giulia saprà intervenire nei confronti della Regione autonoma, sanzionando quanto fatto nello screening sul progetto COSTIM. Per questo motivo, Legambiente e WWF FVG, con il supporto del Comitato Porto Chiaro, hanno presentato un ricorso amministrativo per l’annullamento degli atti relativi alla suddetta procedura.
Qualora ciò non accadesse, si verificherebbe un nuovo grave precedente per tutte le successive procedure di valutazione ambientale gestite dall’Amministrazione regionale, tale da inficiarne una volta di più l’attendibilità e l’autorevolezza.
Nuovo perché, oltre al citato screening sul Porto Vecchio del 2022-2023, anche altri casi di salami slicing si erano verificati in precedenza nell’ambito delle procedure di valutazione ambientale in Friuli Venezia Giulia.
Casi, purtroppo, rimasti senza seguito di alcun tipo, né giudiziario, né politico-mediatico.

Esclusi e bypassati
Ciò premesso, vale la pena di menzionare alcuni ulteriori aspetti dello screening in questione, particolarmente rilevanti.
La valutazione sul progetto COSTIM ha omesso completamente, o ha trattato in maniera quanto mai superficiale, gli aspetti geologici e geotecnici (l’intero complesso del Porto Vecchio è stato costruito su un ampio strato di fanghi ed è attraversato da alcuni corsi d’acqua tombati), la prevedibile ingressione marina dovuta anche all’innalzamento del livello del mare, le necessarie bonifiche di molte parti del suolo inquinato su cui sono previsti interventi edilizi, e così via.
E’ stata anche omessa qualsiasi valutazione delle inevitabili interferenze – e sommatorie di impatti – tra le attività previste nel progetto COSTIM e le altre già esistenti nell’ambito in quesione, come il Convention Center di Generali (ne è annunciato il raddoppio) ed il polo museale.
Molti approfondimenti fondamentali sono stati rinviati “alla fase esecutiva”, tradendo completamente le finalità delle valutazioni ambientali (screening e VIA).
Inammissibile poi che, tra gli Enti e gli uffici interpellati dal competente Servizio regionale, non compaia la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. E ciò benché la quasi totalità degli edifici esistenti nel Porto Vecchio sia assoggettata a vincolo storico- monumentale fin dal 2001 ed il progetto COSTIM preveda importanti modifiche di molti degli edifici suddetti.
Inoltre, in virtù del sopra citato salami slicing, è mancata totalmente, nella valutazione del progetto COSTIM, l’analisi delle possibili alternative progettuali, tra le quali – di fondamentale importanza – quella relativa al sistema viabilistico e della mobilità.
E’ stato quindi dato per scontato che il Porto Vecchio, proprio nell’area di maggior pregio storico-architettonico, venga longitudinalmente attraversato da due assi viari carrozzabili, il già citato “Parco lineare” e la doppia corsia, già attualmente aperta al traffico, tra la fila più esterna dei magazzini ed il limite dell’area ferroviaria.
Nessuna possibile alternativa (ad esempio un sistema tranviario o di autobus navetta elettrici in un contesto di spazio dedicato in preminenza alla mobilità dolce, pedonale e ciclabile) è stata quindi presa in considerazione e comparativamente valutata, in termini di impatto sulle emissioni inquinanti/climalteranti e sul rumore.
Infine la mancata VIA impedisce che sul progetto si svolgano le audizioni del pubblico interessato, previste dalla normativa in materia.
Anche questo in coerenza con l’evidente non volontà che perdura da anni, da parte del Comune di Trieste, di coinvolgere (o anche soltanto informare compiutamente) la cittadinanza in merito ai contenuti e alle finalità degli interventi previsti in Porto Vecchio.

Rendering del “Parco lineare” previsto tra due file di magazzini storici e parallelo al “”Viale monumentale”. La rigogliosa vegetazione prevista nell’immagine dovrà vedersela con il fatto che, pochi centimetri sotto il piano di campagna, qualsiasi scavo si imbatte in acqua salmastra…
Solo una speculazione immobiliare
Il progetto COSTIM dichiara esplicitamente di ispirarsi al modello “Chorus Life”, cioè la rigenerazione – attuata dalla medesima società – di un’area industriale degradata in Comune di Bergamo. In quel caso si tratta però di un sito industriale abbandonato, raso al suolo e completamente riedificato per usi direzionali/commerciali/residenziali. Nulla a che fare, cioè, con la complessità del Porto Vecchio, area fronte mare di notevole delicatezza geologica e che ospita un complesso di edifici di elevato interesse quali esempi di archeologia industriale e per questo tutelati dal vincolo storico-monumentale.
Insieme a quanto riassunto nei paragrafi precedenti, è quindi lecito concludere che l’operazione progettata da COSTIM – avallata dal Comune di Trieste e dalla Regione Friuli Venezia Giulia – si risolva in definitiva in una mera gigantesca speculazione immobiliare.
Dario Predonzan ha lavorato fino al 2018 alla Direzione centrale ambiente della Regione
autonoma Friuli Venezia Giulia, dove si è occupato tra l’altro di istruttorie nell’ambito di
procedure VIA e dei rapporti ambientali relativi ai programmi comunitari. Dal 1978 al 2013 è
stato anche attivista del WWF Italia, associazione nell’ambito della quale ha svolto gli incarichi
di responsabile della Sezione di Trieste, di vice presidente e presidente della Sezione regionale
Friuli Venezia Giulia, occupandosi in particolare di tematiche attinenti la gestione del territorio e
l’urbanistica, l’energia e le infrastrutture di trasporto.
- Dario Predonzan

