
Non è una questione di attività teatrali
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Di nuovo il vicepresidente della Giunta regionale ed assessore alla cultura ed allo sport ha messo il Comune di Udine nel mirino.
Dopo l’uscita di qualche tempo fa che faceva immaginare una città preda di guerre per bande, ora scopriamo una città priva di eventi culturali, con un Teatro la cui attività non è degna di quei contributi regionali che altrove si concedono invece a piene mani.
Non entriamo nel merito stretto della polemica, dello svolgersi dei fatti, del giudizio sui programmi, dei risultati di pubblico e dell’insieme dell’offerta culturale udinese. Altri, se vorranno, hanno i fatti e le cifre per dimostrare quel che hanno fatto e che vorrebbero fare.
Qui le considerazioni non possono che essere politiche.
Non è una novità che questa Amministrazione seleziona la concessione dei contributi ai Comuni anche con i criteri del colore politico degli stessi. Qui https://ilpassogiusto.eu/fondi-ai-comuni/ ad esempio la denuncia che ci sono Comuni che non ricevono un soldo per i loro progetti da cinque anni.
Non è nemmeno una novità che la disponibilità finanziaria senza precedenti ha costruito un clientelismo che non ha precedenti e al cui confronto gli esponenti peggiori della cosiddetta Prima Repubblica sembrano dei dilettanti. Un uso talmente pervasivo ed invasivo da introdursi in ogni piega della vita sociale delle comunità, dalla festa della frazione all’anniversario di una associazione, dalle divise per una banda alla piazza del paese da rimettere a posto.
Un clientelismo che non crea solo un facile consenso ma si accompagna alla costruzione di un’atmosfera di acquiescenza o cautela nell’affermare opinioni o dimostrare disapprovazione, di attenzione a non manifestare schieramento. Primum vivere…
Un clientelismo che si accompagna, dal livello romano a quello regionale, a continue forzature nelle decisioni amministrative, legislative e politiche. Si può vedere l’ostinazione senza limiti nel perseguire il progetto dell’ovovia a Trieste con tutti gli annessi e connessi di una storia infinita che ci si augura sia avviata a fine corsa. Si può ricordare il percorso come minimo irrituale per cui si arriva ad un referendum costituzionale partendo da un disegno di legge del governo approvato con voti di fiducia e senza di fatto un dibattito parlamentare. Per arrivare alle varie e ancora non concluse modifiche delle leggi elettorali comunali e nazionali approvate solo con il proprio voto e pensate su misura per distorcere i risultati del voto popolare e favorire sé stessi.
Un clientelismo che si accompagna ad una incessante propaganda di idee, atteggiamenti e iniziative di discriminazione etnica e religiosa e a decreti e leggi che stanno moltiplicando le fattispecie di reato, creando insicurezza e avvelenando la convivenza sociale. Una continua corsa a superarsi nell’estremismo su questi temi da parte di quasi tutti i partiti del centrodestra vecchi e nuovi.
Uno stato delle cose che dovrebbe cominciare a farci annusare l’odore dell’attività, ormai costante e mirata, di un governo che, a tutti i livelli, non è disposto a pensare possibile e attuabile in futuro nessuna alternanza politica a sé stesso. Un regime.
Forse allora anche la risposta alle decisioni e alle polemiche ricorrenti sul Comune di Udine merita altre risposte civili oltre ai comunicati e alle risposte sui media. Poiché è evidente che Udine viene maltrattata perché è l’unico capoluogo non omogeneo politicamente, forse sarebbe il caso che il centrosinistra, il campo largo, o quel che è, non pensasse solo al candidato/a presidente, ai tavoli programmatici, al perimetro delle alleanze, ma provasse a farsi vivo condividendo un giudizio generale su questo e su episodi simili, costruendo dibattito e promuovendo mobilitazione civile.
E’ un compito che non può essere lasciato sempre solo alle associazioni, a comitati spontanei, a campagne d’opinione che periodicamente nascono, manifestano e creano partecipazione. In fondo i partiti, citando la Costituzione, servono prima di tutto come strumento dei cittadini “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Direttore editoriale del Passo Giusto
- Elia Mioni
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