
Voglia di tornare umani
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Il 13 ottobre scorso si è tenuta al Cinema Visionario di Udine una proiezione del film “Balcanica” alla cui conclusione il regista esordiente, il giovane Nicola Sorcinelli, ha interloquito con il pubblico presente. Al recente Festival di Venezia il suo film aveva ricevuto il Premio del Pubblico ed il Premio Internazionale Carlo Lizzani. I cittadini udinesi che sono riusciti a trovare il posto in sala, dopo 90 minuti di “pugni allo stomaco” inferti allo spettatore senza bisogno di indulgere ad alcuna scena cruenta (basta la verità a fare male!), gli hanno tributato una lunga ovazione. Forse è un altro piccolo segno dell’aria nuova che soffia dopo una prolungata spirale di assuefazione all’inumanità ed alla disumanizzazione dell’altro quale rada di ancoraggio delle presunte certezze proprie.
Ciò nonostante, a Udine e nelle altre città della regione, i problemi legati alla gestione del fenomeno migratorio rimangono gli stessi, almeno per quanto riguarda la capacità – o meglio, l’incapacità – delle istituzioni di trovare adeguate risposte. Non bastasse, proprio in questi ultimi giorni una serie di situazioni acute e di avvenimenti drammatici ha contribuito a comporre un quadro da “tempesta perfetta” delle vergogne.
Per prima ci si è messa la Questura di Trieste, che il 17 ottobre scorso ha emesso un’ordinanza per limitare rigidamente le attività di assistenza, di distribuzione pasti e di beni ai migranti da parte delle associazioni di volontariato (Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti), dandone addirittura divieto assoluto nei giorni di sabato e domenica. Il provvedimento ha scatenato una reazione immediata da parte di una gran parte della cittadinanza triestina, con una diffusa solidarietà della comunità regionale…ma ha trovato l’approvazione ed il convinto sostegno del sindaco di Trieste e della Giunta regionale. Della serie: più patiscono i disperati e più la città è bella e sicura!
Nella notte tra l’1 e il 2 novembre scorso un falò improvvisato in mezzo al degrado assoluto all’interno del Magazzino 18 in Porto Vecchio, ancora a Trieste, ha provocato la morte di due giovani che si erano lì rifugiati. Uno dei due non è un migrante, bensì una ragazza friulana. Quale è stata la risposta delle autorità? Un’operazione interforze coordinata dalla Prefettura e dalla Questura per lo sgombero, la messa in sicurezza e la chiusura degli edifici abbandonati. Della serie: fame, freddo e degrado si sconfiggono sgomberandoli! Se funziona coi centri sociali…
Nel frattempo a Udine un’inchiesta giornalistica accende nuovamente un faro sulla vergognosa situazione del Centro di accoglienza straordinaria allocato all’interno dell’ex caserma Cavarzerani. Nulla di nuovo, solo il più che opportuno “remind” dell’indegna immagine plastica delle contraddizioni del nostro tempo. Da qualche anno la Rete Dasi e le altre associazioni impegnate nella surroga delle istituzioni denunciano, fra l’altro, la grave inadeguatezza degli uffici per il rilascio dei permessi di soggiorno e per l’esame delle domande di asilo. Macchinosità burocratica, stazionamento obbligato dei migranti, mancanza di siti decorosi di accoglienza, illegalità obbligatoria. Della serie: ecco servita la sicurezza urbana!
Questa volta c’è anche una reazione partita dall’interno “del palazzo”. Alcuni esponenti della lista civica (del Patto per l’Autonomia e del Quadrifoglio), hanno “preso carta e penna” e si sono rivolti al Prefetto di Udine. La missiva ha raccolto in breve l’adesione di altre persone. Per il momento la risposta non è fra le più confortanti: un po’ di militari davanti alla Cavarzerani. Della serie: forse così i topi scappano spaventati!
Eppure il vento soffia ancora…cantava Pierangelo Bertoli…speriamo che si cambi l’aria!

Qui il testo della lettera aperta:
Al Prefetto di Udine Domenico Lione
Noi cittadini
– interessati al rispetto delle leggi, anche di quelle che regolano la “richiesta di asilo”,
– che considerano ineludibile il rispetto della persona umana e respingono la logica dell’indifferenza,
– che ritengono sia necessario affrontare le situazioni di degrado, aggredendone le cause, anche ai fini di una città vivibile in serenità e sicurezza,
ci rivolgiamo a Lei, in quanto rappresentante del Governo, per due fatti, tra loro collegati, che influenzano pesantemente il clima della città di Udine e sono epifenomeni di un’urgenza presente in tutta Italia ed in Europa: la situazione della Caserma Cavarzerani e la presenza di migranti in attesa di presentare richiesta di diritto di Asilo.
Pur consapevoli delle criticità, siamo tuttavia rimasti seriamente turbati dalle notizie e dalle foto inerenti la situazione igienico sanitaria alla Caserma Cavarzerani. Esprimiamo altresì il nostro sconcerto per la conclamata incapacità di prestare i servizi di supporto agli immigrati ivi ospitati, quali, ad esempio, i corsi di lingua ed altro. Tale situazione rischia di sancire l’incapacità del Governo nella gestione dell’appalto finalizzato all’accoglienza dei migranti in maniera efficace e rispettosa e, contemporaneamente, fornisce una pessima immagine della cooperazione sociale, capace invece di esprimere, in numerosi altri casi, ben altra prova di sé.
Le chiediamo di intervenire con risolutezza e di adottare ogni Sua facoltà per porre rimedio a tale gravissima situazione.
Riteniamo altresì necessario esprimere la nostra disapprovazione a fronte di un’altra situazione che si perpetua da anni, ossia quella delle lunghe file di migranti in coda per il rinnovo del proprio permesso di soggiorno, sovente necessario anche per poter svolgere le attività lavorative e di cura richieste ed apprezzate dalla comunità locale. A ciò si aggiunge la deprecabile condizione dei migranti, oggi affiancati dai “dublinanti” (frutto dell’inconsistenza dell’Europa nei confronti del fenomeno della migrazione), obbligati ad estenuanti attese non allo scopo di veder accolta la propria domanda di accoglienza e di asilo, bensì solamente per ricevere un ulteriore appuntamento finalizzato alla presentazione di tale domanda, per di più procrastinato di settimane, se non di mesi.
Tale situazione costringe i migranti in attesa di accoglienza a trovare in città dei rifugi precari, nella quasi totalità dei casi in modo illegale, con l’accesso a edifici abbandonati o presso portici e androni, o accedendo alla stazione ferroviaria, con tutte le conseguenze igieniche e di insicurezza sociale che si possono immaginare.
Questi fenomeni e l’enorme disagio che ne deriva vengono fronteggiati solamente dagli interventi delle associazioni quali Caritas, Croce Rossa, Ospiti in Arrivo, e altre che cercano di “mettere una pezza” alle carenze istituzionali, tentando così di mitigare la vergogna di tutti i cittadini desiderosi di vivere in un paese civile ed indisponibili a riconoscersi nella mancanza di empatia e di solidarietà umana.
Ci rifiutiamo di arrenderci ad una interpretazione della dinamica del rinvio e del maltrattamento come unica e deliberata strategia che lo Stato intende attuare per gestire il fenomeno della migrazione, che sappiamo essere fenomeno epocale, di dimensione mondiale ed assai complesso da affrontare.
Il CAS, Centro di Accoglienza Straordinaria, della Cavarzerani, lo dice il suo stesso acronimo, può essere uno strumento emergenziale, se ben gestito, per dare un tetto temporaneo a chi è vittima della precarietà del suo stato di provenienza, evitando che divenga vittima anche dell’inefficienza dello Stato italiano e dell’UE, e del cinismo che attanaglia la nostra società.
Ciò agevolerebbe condizioni dignitose per i migranti e maggior serenità per molti cittadini, vittime di quella insicurezza, oggettiva o percepita che sia, causata anche dalle presenze di persone precariamente sistemate sotto i portici di casa propria o nel vicino edificio abbandonato, pubblico o privato.
Grati dell’attenzione che potrà riservarci, confidiamo nel Suo decisivo sostegno per una significativa svolta.
Distinti saluti.
Lorenzo Croattini, Massimo Brianese, Alessandro Vigna, Manuela Maule, Fawzia Marini, Alessandra Jelen, Paolo Ermano, Daniela Rosa, Stefano Schierano, Alessandro Cabroni, Giuseppe Pittino, Maria Pia Tamburlini, Maria Piani, Rosetta Porracin, Stefania Garlatti Costa, Davide Gollin, Daniela Vismara, Pina Raso, Paolo Bernardis, Laura Sanna, Duccio Valente, Giacomo Bertoli, Giorgio Jannis, Luca Peresson, Chiara Targhetta, Emilio Gottardo, Roberto Muradore, Rossella Malisan, Elena Tammaro, Giovanni Magnifico, Massimo Vignando, Fiorenzo Gobbo, Fulvia Petrussi, Piero Imbriaco, Roberto Pizzutti, Stefania Pastre, Carla Zabai, Carlo Soriano, Gabriella Nardini, Erica Pozzebon, Alfio Marini, Antonella Rieppi, Marinella Favot, Giovanni Retti
Coordinatore della Comunità udinese del Patto per l’Autonomia
- Massimo Brianese
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