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Piano di Gestione dei Sedimenti, strumento chiave per coniugare prevenzione delle alluvioni e tutela degli ecosistemi


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Qui riassumiamo l’intervento del prof. Simone Bizzi, dell’Università di Padova, svolto a Ragogna nell’ambito degli incontri della campagna Free Tagliamento di Legambiente FVG.

 

I progetti esposti di seguito servono a supporto della redazione dei piani di gestione dei sedimenti da un punto di vista metodologico e scientifico ed hanno importanti implicazioni di cui tenere conto nei processi decisionali.

Dall’analisi dei cambiamenti nel letto del Fiume Panaro, da 1954, si evince che l’alveo attivo si è ridotto molto a seguito dei prelievi dei sedimenti iniziati nell’immediato dopoguerra fino ai nostri giorni; tale condizione di restringimento ed incisione di diversi metri è condivisa con gran parte dei fiumi del centro nord Italia ed in buona parte del sud Italia.

L’evoluzione morfologica dei fiumi italiani

Due elementi, i fiumi sono dinamici. cambiano continuamente; noi cerchiamo di “tenerli fermi” perché è utile alle nostre attività. Non c’è niente di male in questo. Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che sono delle entità estremamente dinamiche. Questo è l’esempio del Panaro.

L’esempio del Po è interessante in quanto indicatore di una tendenza a ridisegnare il fiume con criteri di simmetria, cosa che è accaduta in Europa, con il Reno dalla fine dell’800 ad oggi. 

Da uno studio pubblicato dal professor Surian dell’Università di Padova e Massimo Rinaldi Università di Firenze si mette in evidenza il principio che ha guidato il tracciato delle traiettorie che hanno subito gran parte dei fiumi italiani, passando dall’ essere a canali intrecciati (braided o wandering) a essere principalmente fiumi singoli.

Così i fiumi si sono ristretti molto, ma si sono anche incisi. Tale tendenza non è solo contraria agli obiettivi a cui tende il quadro legale con la Nature Restoration Law ma è anche contro il buon senso.

Quando si parla di costruire un’opera come la traversa proposta sul Tagliamento, così come degli argini, se si aumenta un’area urbanizzata, è necessaria una visione di bacino perché si creano tutta una serie di conseguenze. Scienziati e ricercatori, società civile e decisori politici devono porsi la domanda su come sarà il fiume domani, che fiume vogliamo per il futuro. Questo dipende dall’interazione tra acqua e sedimenti e vegetazione.

fiume domani

I piani di gestione dei sedimenti dovrebbero studiare e cercare di comprendere la relazione tra connettività, sedimenti, acqua e vegetazione, in equilibrio tra loro oggi e come saranno domani. Questo è un esempio di come è cambiato il quadro legale

Se consideriamo l’immediato secondo dopoguerra, la cosa ritenuta più importante era la gestione della risorsa idrica, cioè quanta acqua abbiamo in disponibilità e solo successivamente il rischio idraulico. 

C’era una urbanizzazione, una saturazione del territorio minore che oggi, quindi era più importante la disponibilità dell’acqua che il rischio idraulico. Successivamente siamo diventati bravi a trovare l’acqua, abbiamo iniziato ad avere più problemi di rischio idraulico perché ovviamente costruivamo ed è cresciuta l’attenzione. Infine è comparso anche il tema del paesaggio. Attenzione, non l’ambiente, non l’ecologia, ma il paesaggio, le parole sono importanti, ma qui non c’è tempo di approfondire. 

Andando avanti si sono inseriti gli argomenti ecologici, per poi arrivare agli aspetti ricreativi, per poi arrivare a dare più importanza all’ecologia. 

E il piano di gestione dei sedimenti si inserisce in questo percorso come uno strumento per coniugare la prevenzione del rischio di alluvioni con la tutela degli ecosistemi fluviali.

sedimenti

Il monitoraggio è determinante, non bastano i modelli

I dati seguenti mostrano quanto si è inciso il fiume Po in alcuni tratti perché c’è una batimetria del 2005 e c’è una batimetria del 2021.

L’area in rosso indica che si è inciso di qualche metro tra il 2005 e il 2021, il blu che si è depositato. Quindi dobbiamo fare una stima se quel tratto in media è in deficit di sedimenti oppure deposita sedimenti. E se il letto del fiume sta ancora incidendo, perché ha inciso molto nel secondo, diciamo, dagli anni 60 fino agli anni 90, poi si è bloccato lo scavo dei sedimenti e questa incisione è diminuita.

Ma non è finita: abbiamo smesso per legge di prelevare sedimenti alla fine degli anni 80, primi anni 90. L’erosione continua ancora oggi come conseguenza di questo processo. È principalmente legata al prelievo di sedimenti, quindi l’eredità di quel processo a Isola Serafini. E questo è il più grande fiume d’Italia.

Isola Serafini è l’unica diga presente lungo l’asta principale del fiume, è a circa 30 km a monte di questo tratto che vedete qua. Noi sappiamo quanto il fiume possa ancora incidere? no, non lo sappiamo. 

Questa è però una conoscenza che per gestire il fiume è necessaria. Potremmo saperlo se investissimo in raccolta di dati di monitoraggio. Poi però si devono fare le opere, e nel giro di un anno dobbiamo costruire i modelli per dire cosa succederà, ma non ci sono i dati. Questo è un circolo vizioso da cui è impossibile uscire. La soluzione c’è ed è investire nel monitoraggio. 

Dal monitoraggio dell’Università di Padova dal 2021, da quando si è abbassato, l’argine; è indicata l’area blu dove il fiume deposita, dove c’è l’area rossa, incide, quindi il fiume sta incidendo nella zona più profonda del canale, nella sponda esterna, sta depositando nella barra interna, cosa abbastanza intuitiva.

In realtà il fiume non vorrebbe incidere nell’alveo inciso, vorrebbe semplicemente divagar, ma essendo questa un’area difesa da masse rocciose, incide, fino a che punto esattamente ancora non lo sappiamo. 

Il modello bidimensionale a fondo mobile fatto per questo progetto non riproduce questo processo. 

Quindi c’è una grossa differenza tra modelli e realtà. Con questo non sostengo che i modelli non servano a niente, ma un modello è una delle tante rappresentazioni della realtà. I modelli morfodinamici si basano sulle formule di trasporto solido. 

Questo è uno dei pochi esempi, fatto dal professor Comiti in uno dei suoi lavori e dove è studiato un torrente montano, ma per il Tagliamento può valere come riferimento. Questi sono i dati di quanto realmente trasporta. 

Per intendersi, i modelli sovrastimano tantissimo la reale portata del trasporto solido. Questo è per dire che i modelli, specialmente i modelli morfodinamici sono utili ma non rappresenteranno mai la realtà. Sono utili per comprendere come funziona il sistema a grandi linee, ma devono essere sempre integrati da un’enorme quantità di dati reali. 

Il caso del Po e la criticità dei modelli

Sopra, un esempio del lavoro in corso sul piano di gestione dei sedimenti del Po, delle Università di Bologna, all’Università di Genova, l’Università di Padova e Università di Milano. Per ogni tratto del Po si evidenzia se quel tratto è in deficit, se è in surplus di sedimenti, se è in equilibrio, e quindi si cerca di immaginare come potrebbe essere nel prossimo futuro se non si interviene oppure se si propongono degli interventi. 

L’approccio utilizzato è stato quello di caratterizzare il fiume, cioè di guardare la tipologia di confinamento e poi di valutare come si sia ristretto attraverso l’analisi di foto aeree e di foto satellitari, e con più approcci di quanto è variato nelle sezioni dove c’è un DOD, un modello digitale del terreno, oppure dove non c’è prendere atto che questa informazione non c’è, ma è fondamentale che sia acquisita in futuro. 

E quindi oltre a dire se il bilancio di sedimenti degli ultimi 15 anni è positivo o negativo, dire anche quale sia il livello di incertezza. Questa informazione che noi diamo, quindi è questo livello di coerenza è bassa, media o alta. 

Al di là delle rassicurazioni che si potrebbero dare quando si dà un’informazione, è importante la valutazione del grado di incertezza, soprattutto per quanto riguarda i processi fluviali; dire cioè quali dati mancano al monitoraggio e poi, avendo due anzi tre approcci modellistici di natura diversa che si intersecano, si vede quanto questi modelli sono coerenti o meno con i dati raccolti.

Le conclusioni personali dell’autore sono che al di là del contesto normativo i piani di gestione dei sedimenti sono essenziali per la comprensione dei processi fluviali, quindi per qualunque tipo di pianificazione noi volessimo fare.

L’importanza strategica del monitoraggio

Il monitoraggio costante è l’unica soluzione per uscire dal circolo vizioso di opere progettate senza basi conoscitive solide. Sebbene richieda investimenti minimi rispetto al costo delle opere ingegneristiche, spesso i fondi stanziati per le infrastrutture non possono essere destinati alla raccolta dati: un paradosso politico che limita la comprensione del sistema fiume.

I piani di gestione dei sedimenti sono essenziali per comprendere i processi fluviali e prevedere se un tratto sarà in deficit, in surplus o in equilibrio nel prossimo futuro. In conclusione: i modelli senza dati sono pericolosi: possono fornire risultati erronei; l’approccio qualitativo è spesso più attendibile perché permette ragionamenti complessi sulla dinamica del sistema che il calcolo numerico puro non può cogliere; Il monitoraggio deve precedere l’opera perciò è necessario investire nella conoscenza per agire con consapevolezza e prevenire conseguenze morfologiche impreviste a scala di bacino.

 

Qui abbiamo pubblicato una sintesi degli interventi dell’ing. Silvia Simoni e del direttore del CIRF Andrea Goltara tenuto nel settembre 2025 a Ragogna.

https://ilpassogiusto.eu/alternative-progettuali-per-la-gestione-delle-piene-del-tagliamento/

https://ilpassogiusto.eu/il-direttore-del-cirf-goltara-sul-tagliamento-conoscerlo-rinaturalizzarlo-vigilarlo/

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