
Tornare in piazza per non rassegnarsi alla guerra civile simulata dei social
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Gli esperti di comunicazione chiamano “Echo Chamber” il fenomeno per il quale, soprattutto online, le persone tendono ad esporsi a contenuti e gruppi nei quali le proprie convinzioni vengono sistematicamente ripetute, confermate e rafforzate, alimentando così la polarizzazione del discorso pubblico. Una spirale nella quale la contrapposizione si sostituisce alla dimensione trasformativa del confronto e del conflitto, eliminando progressivamente la politica dall’orizzonte delle possibilità. Un altro fenomeno che si accompagna a quello delle “Echo Chamber” è la spirale del silenzio: le persone portatrici di opinioni percepite come minoritarie si auto-zittiscono, soprattutto quando chi è portatore di opinioni anche solo presuntamente maggioritarie le impongono con una presenza pervasiva, contenuti eclatanti e toni violenti.
Aprendo un qualsiasi social network – e sconfinando dalla propria bolla, ad esempio scorrendo i commenti sotto alcune notizie dei media generalisti – ci si potrebbe convincere in effetti che l’Italia sia irrimediabilmente un Paese razzista, addirittura largamente nostalgico del Fascismo o comunque alla ricerca di una guida autoritaria. Sono pulsioni sociali reali, ma certamente amplificate attraverso la comunicazione social in una sorta di guerra civile simulata. Come rompere questa spirale di polarizzazione e di rassegnazione a una deriva politica alimentata dalla paura? Tornare ad occupare altri spazi pubblici, come quelli “offline” delle nostre strade e piazze, può essere parte della soluzione.
È quello che è successo a Trieste il 19 maggio scorso, quando alcune persone hanno scelto di manifestarsi – letteralmente, palesarsi e rendersi visibili nello spazio pubblico – nei pressi di via Paduina per squarciare il velo d’ipocrisia che ormai da anni avvolge la commemorazione per l’anniversario della morte di Almerigo Grilz. Ogni anno un gruppetto di nostalgici neofascisti approfitta di questo anniversario per radunarsi e rispondere impunemente al grido “Presente!” con il saluto romano. Quest’anno la “cerimonia” è stata disturbata da un gruppo di persone che, ritenendo inaccettabile un’esibizione del genere nella città, hanno inscenato una contestazione pacifica, ma determinata.
Grilz prima…
Grilz è stato uno degli esponenti di spicco del neofascismo triestino tra gli anni ’70 e ’80, giovane militante di Avanguardia Nazionale – organizzazione poi disciolta nel 1976 per riorganizzazione del Partito Fascista – e in seguito dirigente del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano, picchiatore espulso dall’Università di Trieste per le sue condotte violente, più volte assurto alle cronache per atteggiamenti squadristi e infine morto nel 1987 in Mozambico mentre era al seguito della RENAMO, la milizia anti-comunista alleata con il regime sudafricano dell’Apartheid.
Pochi anni prima di morire, nel 1983, Grilz scriveva su Trieste Domani che “L’unica terza via possibile, quella creata da Benito Mussolini, si leva prepotentemente in contrapposizione ai miti falliti del Socialismo reale e alle bare dorate dei modelli capitalistici e social-democratici. Una terza via, quella fascista, che non fu ristretta al nostro Paese ma seppe estendersi e dilagare in tutta Europa, e persino fuori di essa. (…) Non basta proclamarsi continuatori del Fascismo a parole. Scorriamo le fotografie di allora: gli squadristi che bruciano l’Avanti, il Duce alla testa delle camicie nere, la trasvolata di Italo Balbo, le bonifiche, i volontari in Spagna contro il comunismo. Tutto è movimento, lotta, mobilitazione, entusiasmo. (…) Benito Mussolini ci ha lasciato qualcosa di immensamente grande: un’Idea. Facciamola vivere e marciare, nell’Italia di oggi, verso il futuro”.
… e dopo
Almerigo Grilz è però lo stesso Almerigo Grilz al quale nel 2024 i suoi amici hanno ben pensato di dedicare un premio giornalistico per reporter under 40, evidentemente ritenendo che la sua vita possa costituire un esempio positivo per i giovani operatori dell’informazione. Grilz “è stato un giornalista italiano di grande coraggio e passione, noto per i suoi reportage di guerra”, si legge nel sito del Premio; nemmeno nella “biografia completa” sul sito si può leggere una riga sul profilo politico di Grilz. La stessa persona che a distanza di quasi quarant’anni dalla fine del regime fascista difendeva ed esaltava il pensiero di Mussolini sarebbe, dunque, un esempio per i giovani giornalisti del 2026. E ad essere stati convinti da questa tesi sono anche professionisti insospettabili, come si può constatare dando un’occhiata alla composizione della Giuria. Il tutto condito da quasi 140.000 € di contributi pubblici, stanziati negli ultimi due anni dalle Regioni Friuli-Venezia Giulia e Lombardia.
Il Premio Grilz è solo la punta dell’iceberg di un doppio processo alimentato da anni a livello istituzionale e assimilato in maniera abbastanza diffusa a livello sociale: da un lato lo sdoganamento culturale di posizioni di revisionismo storico fino a poco tempo fa totalmente inaccettabili, e però funzionali ad alimentare una certa narrazione politica funzionale anche sul piano elettorale; dall’altro la stigmatizzazione e marginalizzazione di chi si oppone a questa riabilitazione, accusato di non rispettare la “memoria” altrui o ancora di essere contrario alla necessaria “riconciliazione” nell’ottica di una “memoria condivisa”. Il trucco è sempre quello: confondere i piani tra le memorie di ognuno, per definizione influenzate da esperienze personali, affetti, simpatie, comunanze, assonanze e dissonanze, e per questo inevitabilmente inconciliabili, e la storiografia come approccio scientifico e critico alla ricostruzione dei fatti storici – e, a valle, del ruolo dei singoli personaggi negli stessi.

Nelle piazze a tutelare gli spazi del dibattito politico
Ciò che è successo il 19 maggio è tuttavia qualcosa di peggiore: alcuni dei partecipanti al raduno fascista hanno ben pensato di reagire alla contestazione assaltando fisicamente le persone lì presenti, finendo anche per ferire alcuni dei giornalisti lì presenti per documentare i fatti. Nei giorni successivi, la ricostruzione di ciò che era avvenuto è stata ampiamente distorta, mettendo sullo stesso piano assaliti e assalitori e rappresentando una città in preda agli “antagonisti”. Per questo a un mese di distanza da quei fatti, il 19 giugno, è stato ancora più importante essere presenti alla manifestazione “contro vecchi e nuovi fascismi” indetta da numerose realtà e associazioni in solidarietà dei manifestanti aggrediti un mese prima e mettendo in comune la volontà di costruire una città solidale e aperta al futuro, non rinchiusa in alcune delle pagine più buie del suo passato.
C’è chi dice che momenti del genere sono anacronistici, che i problemi per quali mobilitarsi sarebbero “ben altri”. Difendere e praticare l’antifascismo è invece un impegno attuale e necessario proprio perché significa tutelare e prendersi cura dello spazio pubblico nel quale avviene il confronto e la dialettica politica, vigilando e agendo perché lo stesso non venga irrimediabilmente inquinato dalla retorica della violenza, della discriminazione, della guerra dei penultimi contro gli ultimi, dalla nostalgia per un passato che non deve tornare. Significa, nei fatti, difendere la possibilità stessa di continuare ad aprire spazi di trasformazione politica. “Bisogna ritornare nella strada / Nella strada, per conoscere chi siamo” cantava Giorgio Gaber proprio in un periodo storico in cui, tragicamente, la violenza politica iniziava a spingere alcune persone verso il rifiuto di ogni forma di impegno collettivo. Oggi, in un contesto sicuramente diverso ma non per questo meno preoccupante, quello spunto risuona ancora come fortemente attuale.
Triestino, laureato in Urban Planning & Policy Design, lavora come ricercatore nell’ambito di processi di sviluppo locale, pianificazione strategica e resilienza territoriale. Fin dalle scuole superiori è stato attivo nelle organizzazioni studentesche. Nel 2016 è stato tra i promotori di Tryeste, appello rivolto da 100 giovani triestine/i ai candidati Sindaco, e nel 2019 ha contribuito a dare il via a TS4 trieste secolo quarto. È tra i fondatori di Adesso Trieste, di cui è stato Portavoce nel primo anno di attività e candidato Sindaco nelle elezioni del 2021. Dal 2021 è Consigliere Comunale a Trieste.
- Riccardo Laterza
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