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Non vedere, non sentire, non capire


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In pochi giorni di ottobre tre episodi significativi.

A Trieste è stata di fatto sgomberata piazza Libertà, antistante alla stazione ferroviaria, e drasticamente ridotta l’attività di volontariato prestata da alcune associazioni e persone per assistere chi arriva dalla “rotta balcanica”, e per vari motivi e situazioni non ha cibo, alloggio, cure. D’ora in poi ciò potrà avvenire solo per due ore al giorno, previa comunicazione alle autorità competenti, ma non il sabato e la domenica. Con disposizioni di ordine pubblico si interviene su una attività che per anni ha parzialmente sostituito attività che invece avrebbero dovuto essere gestite da altre amministrazioni pubbliche, in accordo o meno con enti e volontari. Non si vuole vedere, come fossero rifiuti vanno nascosti.

Sempre a Trieste, stavolta in piazza Oberdan, nel corso di una mattinata è stata cancellata la previsione legislativa della creazione di un Osservatorio regionale sul caporalato. Sembra che il tutto sia avvenuto anche a causa di reazioni per così dire risentite dell’assessora competente, che non avendo fatto molto da un anno a questa parte per mettere in piedi la struttura ha pensato bene di toglierne di mezzo la stessa previsione con un emendamento d’Aula, senza confronto con le parti sociali coinvolte, senza una attività conoscitiva dei consiglieri regionali, chiamati a rispettare i desiderata della giunta. Non si vuole conoscere cosa accade nel mondo del lavoro quando si accetta la concorrenza del lavoro semischiavistico.

Infine a Roma in questi giorni successivi alle manifestazioni studentesche del fine settimana il Governo ha preparato l’ennesimo decreto di inasprimento delle pene e di estensione dei reati perseguibili, ancora una volta forzando le procedure parlamentari estraendo dai disegni di legge già all’esame delle Camere articoli che vengono rovesciati in un decreto che può entrare subito in vigore. Il messaggio che si vuole dare è, ancora una volta, multiplo: le emergenze e le proteste sono affare di polizia; il Governo risponde velocemente e all’altezza delle necessità; le regole della democrazia parlamentare sono perdite di tempo. Non si vuole capire cosa sta cominciando a percepire la generazione più giovane.

manifestazione

Si continua a indicare il nemico individuandolo nello straniero, esterno alla nostra nazione, qualunque figura abbia: una fede diversa, una condizione lavorativa precaria, un bisogno primario di minima cura. Si rovescia su di loro discriminazioni che sarebbero intollerabili se rivolte a cittadini e cittadine, se non altro perché contrarie allo spirito e ad articoli della Costituzione. Si usano le amministrazioni pubbliche, anche nelle loro debolezze di risorse e di organici, per causare quei disagi e tempi lunghi ad esempio nella regolazione del diritto d’asilo per costringere così a vagare, “vagabondare”, “bivaccare” queste persone per giorni, settimane e mesi per le città e contribuendo così a “creare insicurezza”.

Con l’ultimo decreto sicurezza siamo alla scoperta di un nuovo nemico, questa volta interno. Sono i giovani. Da un singolo episodio di cronaca si prende l’occasione per inventare norme valide per tutti e per sempre, nuovi reati, nuove pene… per fortuna della nostra nazione, anche questa volta sembra che in realtà il nemico sia straniero: la guerra ibrida russa…

Ma forse c’è chi non ci crede e continua ad esercitare volontà e capacità di pensiero analitico e critico. Le molte manifestazioni in Italia e nell’Unione Europea per la difesa delle grandi conquiste del welfare del ‘900 e contro il riarmo, i tanti episodi diffusi di resistenza civile come testimoniato anche dalla raccolta di firme in corso a Trieste per chiedere di rivedere le decisioni di Questura e Prefettura.

 

Qui il testo con la possibilità di aderire:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdv-deitrQQNH3GQP5Ms15aRZEXpuUSXz3pJTDFGIP9fh-QhQ/viewform

Elia Mioni
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Direttore editoriale del Passo Giusto

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