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Impianti fotovoltaici a terra

Udine: Helios 2 versus transizione energetica. Impianti fotovoltaici e nuovi strumenti di partecipazione


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Anche Udine, come molte città e località, sta provando sulla propria pelle l’arrivo di impianti fotovoltaici a terra che suscitano sempre preoccupazioni e contrarietà comprensibili, spesso tardive se non anche un po’ipocrite.

Al di là del lavoro attento e rigoroso che l’amministrazione comunale svolge su ogni singolo progetto (sono ormai 13 i progetti depositati o realizzati per una potenza di 54 MW ed una superficie di ca 74 ha, pari al 3% della superficie agricola utilizzata comunale, limite che la legge fissa come non superabile), resta il fatto che questi progetti sono destinati ad essere comunque autorizzati grazie a normative che ne favoriscono e semplificano l’approvazione e la realizzazione.

Può piacere o meno che ciò avvenga, ma prima o poi avviene; e di solito non piace, soprattutto se la cosa avviene vicino casa come nel caso dell’impianto Helios 2, contro il quale si levano strali mentre non sono note proteste e rimostranze per gli altri 2 impianti già realizzati da anni e a poca distanza da quello e ben più dentro all’area del Parco del Torre, lontani dalle case. Come dire: occhio non vede, cuore non duole.

Ma credo che, di fronte alla tragica situazione che tutti stiamo vivendo di crisi energetica e climatica che vede il governo della Repubblica in grave affanno, ma molto confidente nel rilanciare trivellazioni adriatiche, riprese carbonifere, con aggiunta miracolistica di un po’ (ma neanche tanto) nucleare, bisognerebbe fare tutti un esame di coscienza e chiedersi se non sia il caso, invece, di accelerare sulle rinnovabili (autorevoli riviste dichiarano che gli obiettivi del PNIEC – Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima – sono ancora lontani), anche se “in my back yard”, dal momento che sono molto convenienti, a bassissimo impatto ambientale, soprattutto se inserite in contesti agricoli maidicoli alquanto impoveriti ecologicamente, di lunga durata e ad alta efficienza.

 

Impianti fotovoltaici a terra

Nuove possibilità di vantaggio locale

Ma il punto vero che dovrebbe essere posto all’attenzione, soprattutto dell’amministrazione regionale in quanto ente regolatore, è come rendere questi impianti vantaggiosi per le comunità locali che, volenti o nolenti, se li ritrovano comunque nei campi o vicino casa, andando oltre il criterio delle aree idonee e non.

Esempi di tali possibili vantaggi ci sono e vanno oltre le misure compensative del 3% dei proventi derivanti dalla valorizzazione dell’energia elettrica prodotta annualmente dall’impianto; misure che sono ben delineate dalle recentissime linee guida UE per le rinnovabili (Toolbox for Renewable Energy, luglio 2026); si va dalla partecipazione finanziaria diretta ai prestiti sull’investimento, al crowdfunding ai cosiddetti modelli “sale and lease back”; in questi casi cittadini, imprese, Comuni diventano investitori o proprietari e ricevono dividendi, interessi, energia o risparmi. 

Oppure, si tratta di condivisione indiretta che retribuisce valore attraverso fondi comunitari, indennizzi, riduzioni in bolletta, contratti di vendita di energia pluriennali a prezzo concordato e fisso (PPA); tutti vantaggi di cui una parte può essere riservata alle famiglie in povertà energetica, valorizzando e rafforzando il ruolo delle Comunità Energetiche.

E’ su questo piano che le amministrazioni devono da oggi giocare le trattative compensative e partecipative agli impianti; non basta più discutere sugli alberi da piantare nel perimetro e di cosa eventualmente coltivare sotto i pannelli; serve un salto di qualità che altri Paesi europei stanno facendo perché senza queste misure, gli impianti, di qualunque taglia e tecnologia, resteranno sempre realtà calate dall’alto, non gradite e creeranno opposizione e ritardi non solo al singolo impianto, ma a tutta la transizione energetica che ci serve.

Emilio Gottardo
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Referente per l’energia e le CER di Legambiente FVG, già ispettore forestale del Corpo forestale regionale.

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