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Gorizia

C’era una volta…


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C’era una volta una Capitale europea della Cultura che per un anno intero, il 2025, ha trasformato idee dal basso, come festival di quartiere e rigenerazioni di spazi urbani, in eventi culturali concreti con l’obiettivo di far emergere il potenziale umano e sociale di una città che sentiva la necessità di scrollarsi di dosso vecchi stereotipi. Tutte le esperienze collettive vissute in quest’anno incredibile sono state per cittadini e istituzioni un ponte tra memoria storica, presente e futuro della città.

Giovani, anziani e migranti sono stati egualmente protagonisti in città, trasmettendo come eredità alle future generazioni un modo innovativo di lavorare assieme e di cooperare. In tanti hanno visto e conosciuto un altro mondo, abbandonando qualche preconcetto o pregiudizio. 

Il 90% delle opere d’arte realizzate nel 2025 rimarranno al proprio posto nei prossimi anni così come le migliaia di alberi di mele piantati. Al momento dell’inaugurazione è stato come accendere un interruttore: la Capitale è partita ed è iniziato un processo unico e che non si può fermare.

Quella che vi ho appena descritto è il 2025 di Chemnitz, raccontato attraverso le parole di Pascal Anselmigiovane manager culturale nonché Project Manager Capacity Building per la società che ha coordinato la Capitale Europea della Cultura 2025. 

“In questi mesi ho visto le persone al mercato felici. E questo è il risultato più concreto” – ha dichiarato Anselmi. Un’immagine quasi commovente che molto ci racconta delle ricadute sociali positive di un’opportunità come la Capitale europea delle Cultura, se sfruttata al meglio. (*)

L’erba del vicino è sempre la più verde?

No, non sempre, ma in questo caso, stando a quanto raccontato da Pascal, molto, molto più verde. Cercherò di spiegare perché, secondo me, a GO! 2025 è mancata proprio quella propulsione dal basso che avrebbe consentito di lasciare il segno nelle vite dei goriziani e dei nova goricani.

Partiamo, come si conviene, dall’inizio, ovvero dalle tappe preparatorie del 2025. Sarò brevissima: a livello istituzionale non ci sono state occasioni di incontri comuni, con l’eccezione di una riunione tra Consigli comunali organizzata a Nova Gorica nel mese di dicembre 2024. Sul fronte goriziano, è stata organizzata una unica commissione dedicata a GO! 2025 la settimana prima dell’inaugurazione dell’8 febbraio e nulla più. Un’occasione in cui sono state veicolate una serie di informazioni operative e abbiamo scoperto che la presenza dei Consiglieri comunali di Gorizia non era stata contemplata in piazza Transalpina. Nel momento istituzionalmente più rappresentativo della Capitale Europea della Cultura Nova Gorica-Gorizia 2025, alla presenza dei Presidenti della Repubblica di Slovenia e Italia Nataša Pirc Musar e Sergio Mattarella, i rappresentanti dei cittadini non erano tra gli invitati. Un sintomo di ignoranza o scortesia istituzionale?

Questo neo che innegabilmente ha creato non pochi mali di pancia (acutizzati dal fatto che in piazza Transalpina i Consiglieri di Nova Gorica c’erano perché qualcuno si era premurato di riservare dei biglietti per loro!) non ha assolutamente inficiato l’inaugurazione dell’8 febbraio che è stata una giornata di partecipazione civica, emozionante e, almeno per me, indimenticabile.

E poi?

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E poi? E poi più nulla, sempre sul piano istituzionale. I Consigli comunali non si sono mai reincontrati. Nessun tavolo è stato dedicato all’organizzazione in comune di iniziative, né tantomeno alla programmazione di azioni politiche future comuni. Era troppo aspettarsi che la Capitale Europea della Cultura, la prima transfrontaliera, cominciasse a seminare il cambiamento a partire dalle Istituzioni? Evidentemente sì. Volando più basso e restando nel campo degli eventi, quale di questi è stato costruito veramente assieme? Temo nessuno. Ed eccolo, quindi, il vero peccato originale di questa operazione: passato il santo, finita la festa. 

I goriziani continuano a non sapere un’acca di Nova Gorica, i nova goricani poco o nulla di Gorizia. I primi continuano a non conoscere lo sloveno, i secondi, notoriamente avanti in questo senso, stanno perdendo con il passare degli anni il loro vantaggio competitivo con le nuove generazioni che non conoscono l’italiano. Cosa si sarebbe dovuto fare e non si è fatto? Inaugurare almeno una classe della scuola primaria con insegnamento facoltativo della lingua slovena. 

E sul fronte delle opere che resteranno per le generazioni future? Abbiamo un obelisco dedicato alla pace, ma dedicabile a qualsiasi altra cosa, che si erge in tutta la sua insignificanza sul piazzale Casa Rossa e abbiamo altre opere completate quest’anno ma che nulla testimonieranno ai posteri di cosa è o avrebbe dovuto essere GO! 2025.

Il parco della Valletta è splendido, ma il progetto esecutivo risale al 2011 e i lavori sono solo terminati nel 2025. La Bombi, oggi Digital Art Gallery, ospita un’opera molto discussa ma che nulla racconta del confine e del suo superamento. Potrei continuare a citare altre opere, finite o da finire, come il Pala Bigot, i parcheggi, multipiano o meno, che in certi casi hanno beneficiato di ingenti iniezioni di danaro legati a GO! 2025 ma che non hanno attinenza ai valori, alle vicende, alla storia che hanno permesso a Nova Gorica e Gorizia di aggiudicarsi il riconoscimento europeo.

Il denaro senza idee e organizzazione non basta

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È dunque, “solo” una questione di vil denaro? Tanti sono stati i soldi pubblici investiti, che sono letteralmente piovuti a catinelle nel corso dell’anno da varie parti, Europa, Regione…, ma in totale e colpevole assenza di una regia forte e consapevole che connettesse con un filo rosso tutte le iniziative sul piano culturale. È mancata la figura di un manager culturale, alla Pascal Anselmi che forse avrebbe potuto fare la differenza. Di sicuro avrebbe potuto fare di più, in termini di flessibilità operativa, una azienda privata, una società che come a Chemnitz ha coordinato le proposte.

Un evento come una Capitale Europea della Cultura può, oggi, essere nelle mani di una Amministrazione comunale? Secondo me no, per varie ragioni. La prima sono le risorse umane ridotte al lumicino dopo anni di blocchi di turnover che non riescono a stare dietro nemmeno all’ordinario. Secondo, la burocrazia amministrativa che impone procedure lunghe e difficoltose per qualsiasi cosa, a partire dall’assunzione di nuove teste. È evidente che un evento straordinario necessiti di risposte e soluzioni altrettanto straordinarie con una velocità che la Pubblica Amministrazione non potrà mai garantire. Più volte si è avuta l’impressione che il Comune di Gorizia fosse commissariato da una Regione che di soldi ne ha messi tanti e come corollario ha voluto metterci anche le idee, più o meno azzeccate, imponendole, sovvertendo quell’approccio bottom up che ha fatto di Chemnitz un laboratorio di esperienze sociali di rilievo.

Si veda la DAG, opera fortemente voluta dal Governatore in persona che di gestione costa 764.460 mila euro l’anno, 200 mila solo di elettricità. Ma le paga la Regione – ha dichiarato il Sindaco Ziberna – come se la Regione non fosse un ente pubblico ma una SpA. L’onestà intellettuale impone di riconoscere che fino ad ora la DAG ha richiamato migliaia di visitatori (100 mila), ma dall’altro lato la logica del buon padre di famiglia qualche considerazione dovrebbe stimolarla. Cui prodest? Non la città, se non dal punto di vista dell’immagine che è sì importante, ma non ci si mangia.

L’unica opera stabile dedicata alla storia del confine è sorta a Nova Gorica, grazie all’impegno di Kaja Širok, Direttrice del Zavod GO! 2025, di cui qui parla la storica Anna Di Gianantonio.

Di sorrisi e di mercati

Ma la vita dei cittadini, in questo 2025, è cambiata almeno un po’? I cittadini sono felici al mercato, come dichiarato da Pascal Anselmi, parlando di un risultato concreto dell’esperienza di Chemnitz? Se siano felici non lo so, anche se l’aumento significativo di tariffe locali e in generale del costo della vita mi suggerisce di no, di sicuro non lo sono al mercato che a Gorizia sta lentamente esalando l’ultimo respiro. Vi parlo del mercato, un bene comune è bene ricordarlo, collegandolo a GO! 2025, perché non aver scommesso su questo luogo di socialità nel 2025 è stata la colpa più grave. Quel luogo, oltre a essere bello, oltre a essere caro a chi vi lavora e alla cittadinanza tutta ci racconta la storia di quando il confine esisteva ancora e le venderigole venivano a piedi dalla Jugoslavia a vendere la loro frutta e verdura.

Secondo me il senso di un titolo come quello di Capitale della Cultura, italiana, europea o transfrontaliera che sia, va ricercato sul territorio e per questa ragione tutte le iniziative, dal basso o dall’altro, non possono essere racchiuse in un format riproposto tale e quale a qualsiasi latitudine e altitudine.

È, invece, ciò che ho percepito a Gorizia e Nova Gorica e il motivo è semplice: ciò che rende unica la nostra terra, ovvero l’aver attraversato il funesto Secolo Breve e l’esserne uscita stropicciata, è stato proprio ciò di cui le Amministrazioni non hanno voluto parlare. Un tabù che ha causato, di fatto, lo sdoppiamento delle Capitale in una slovena e una italiana. Ognuno per contro proprio, senza pestarsi i pedi. Due separati in casa con l’impressione che non vedessero l’ora di ufficializzare la separazione.

E il futuro?

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Il futuro non è dato conoscere, ma molto si può fare sul piano istituzionale affinché di ciò di cui tanto si è parlato non resti solo lettera morta. Mi riferisco a tavoli di lavoro comuni su materie come l’ambiente e la viabilità per programmare assieme interventi che per essere efficaci non potranno che essere congiunti. Incontri ufficiali tra Consigli comunali almeno due volte l’anno per conoscersi e scambiarsi le buone prassi. L’introduzione, finalmente, della lingua del vicino nelle scuole primarie perché possa crescere una nuova generazione di cittadine e cittadini in grado di parlarsi e capirsi senza interprete. Non si tratta di propositi irrealizzabili, ma c’è un problema: ci vuole la volontà politica e quella in capo all’attuale Amministrazione, che poi è la stessa da vent’anni, vacilla. Siamo pur sempre ancora la città italiana che riceve con tutti gli onori la decima Mas nemmeno nel 2025 (e nemmeno appellandoci allo stesso Presidente della Repubblica per il tramite della Prefetta) siamo riusciti a evitare questa sciagura. E siamo quelli che non hanno voluto revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Non nel 1990, nel 2000 o 2003, ma l’11 novembre 2024, alla vigilia della tanto attesa Capitale Europea della Cultura. Che proprio per questo è diventata per molti la Capitale Europea dell’Ipocrisia.

Il motto di Chemnitz, è stato “vedere l’invisibile”, un’esplorazione dell’ignoto, oppure di ciò a cui non si dà troppa importanza per portarlo alla luce. È ciò che coraggiosamente si sarebbe dovuto fare con le nostre ferite, per guarirle una volta per tutte e guardare assieme nella stessa direzione.

 

Qui l’intervista

Eleonora Sartori
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Consigliera comunale di NOI MI NOALTRIS GO! Forum Gorizia.

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