
Tracciare Futuri: la paura si vince camminando insieme
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Tra Gorizia, Staranzano e Monfalcone, la quinta edizione del festival ha guardato in faccia le nostre paure: quindici tavoli di confronto, una passeggiata notturna e una convinzione condivisa: l’antidoto è l’incontro.
Non è l’ennesimo convegno, ed è la prima cosa che chi partecipa a Tracciare Futuri scopre. Ogni anno, nel primo weekend di ottobre, il festival trasforma le vie pedonali della città in un incubatore di idee: gruppi di lavoro, tavoli di confronto e laboratori aperti a chiunque abbia voglia di dire la sua. Niente cattedre, niente platee silenziose. C’è il tentativo collettivo di mettere insieme parole chiave, idee e progetti per cercare di essere, davvero, partecipi della comunità.
Il nome è già una dichiarazione d’intenti. Tracciare significa lasciare un segno, costruire un percorso. Futuri, al plurale, perché le soluzioni non sono precostituite: nascono dal dialogo e dal confronto. L’omonima associazione ha dato al festival il suo metodo, informale e partecipativo, e per Monfalcone un format che le calza a pennello: la città è essa stessa un laboratorio, sul piano sociale, culturale, del lavoro e della scuola.
Una pluralità di unicità
Alla base c’è un’idea di Hannah Arendt: il paradosso della pluralità umana è che è una pluralità di unicità. Solo se ciascuno viene riconosciuto e ascoltato si possono costruire soluzioni sostenibili. Per questo il festival mette al primo posto la relazione tra le persone, convinto che solo da lì possano nascere azioni positive.
Ne discende una piccola etica quotidiana, proposta più che imposta. Possiamo scegliere di non amplificare l’ostilità nelle relazioni di ogni giorno. Possiamo avvicinarci all’altro per conoscerlo, anche senza sapere già che cosa pensa. Possiamo usare parole e toni pacifici anche quando non siamo d’accordo, evitando di giudicare la persona e costruendo piccoli spazi di fiducia al posto dei sospetti. Sembra un impegno minimo ma è decisivo: ogni parola detta, ogni discussione che si stempera invece di esplodere, ogni gesto di cura diventa un mattone di pace.

Il tema: la paura, tra miti, realtà e soluzioni
Quest’anno il festival ha scelto di misurarsi con un’emozione che conosciamo bene. La paura, ricordano gli organizzatori, non è nemica: è un’emozione primitiva, fondamentale per avvertirci del pericolo, e innesca quell’eu-stress che tutela l’organismo e ci porta a rispondere con la miglior soluzione possibile. Il problema nasce quando tutto diventa paura, e dunque difesa. L’allerta non si spegne più, diventa stress cronico, una sorta di infiammazione generale, un’angoscia pervasiva. La riconosciamo, nel privato come nel collettivo: da emozione del singolo, la paura si fa clima della comunità.
I quindici tavoli servivano a prenderne consapevolezza e a cercare insieme degli antidoti. Con un’avvertenza che viene dalla pedagogia: non basta dire «non devi avere paura», occorre costruire elementi di fiducia che riportino equilibrio e positività.
Tre giorni, tre piazze
Si è partito giovedì 1° ottobre a Gorizia, in via Ascoli, con due tavoli: La sindrome del Gattopardo: anatomia del cambiamento, con Anna Di Gianantonio e Simone Carotenuto, e La paura fa 90: come l’attivismo e l’organizzazione possono trasformare la paura, con Adelino Adami e Daniela Careddu. Poi un rinfresco, per continuare a parlare.
Venerdì 2 la scena si è spostata a Staranzano, in piazza Dante Alighieri. Francesca Soglian ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale in Quando le macchine imparano, Luca Fontana ha condotto Il Desiderio di Esistere: riconoscere le difese, incontrare la possibilità, mentre Inside art, a cura dell’UDS del Monfalconese, ha dato voce ai giovani. In serata, Non avere paura di lanciarti nelle danze… con Monfalcone Balfolk e GO Folk: la paura sciolta a passo di danza.
Il cuore del festival è stato sabato 3 ottobre in piazza Cavour a Monfalcone, aperto da una colazione condivisa accanto al laboratorio di Misticanza Le creature della notte. Nella prima fascia, dalle 9.30, cinque tavoli: la paura delle bollette e la proposta di un welfare energetico (Marco Slavich e Giancarlo Galasso); le misure per la coesione e il rilancio sociale della città (Enrico Bullian); un laboratorio di mental mapping per scoprire dove si trova la paura (Paola e Giovanni Lorenzoni); Riverberi. Paure che attraversano, del Collettivo Onda con Studio Kalòs; e Nella vita si può rischiare, nel lavoro no, sulla paura che può tornare utile, con Francesco Vallon, Cristiana Morsolin, Ashiqui Islam e Michele Orlandini.
Dalle 11 altri quattro appuntamenti: Muri che uniscono: pratiche d’arte contro l’isolamento (Nicholas Perra e Giovanna Terzoni); 2026: un’estate da paura, sulla crisi climatica e il futuro del territorio (Marco Virglio, Lucrezia Lenardon, Enik Viurna); un secondo Inside art dell’UDS; e Distruggere o esplorare? Le due strade della paura (Michele Bargigia e Laura Casetta). Alle 12.40 l’assemblea di restituzione, poi il pranzo di quartiere: una tradizione offerto dal gruppo misticanza.
Nei giorni precedenti le botteghe di Benkadí avevano ospitato uno spazio con una domanda semplice e disarmante: «E tu, di cosa hai paura?».
L’esito: l’incontro come antidoto
Nell’assemblea finale è emersa una risposta largamente condivisa: l’antidoto più forte alla paura è l’incontro, la condivisione, la connessione. Il semplice fatto di parlare insieme di questi argomenti avvicina e fa scendere la soglia di tensione che ci attanaglia.
Da qui sono nate idee che gli organizzatori sperano diventino piccoli-grandi progetti di cittadinanza attiva e partecipata: aumentare il verde urbano; creare rifugi climatici per la socialità cittadina; riqualificare le aree dismesse; ballare insieme; esporre le mappe delle emozioni, per scoprire quanto ci assomigliamo; avviare iniziative di arte collettiva; non sottovalutare i pericoli e divulgare informazioni utili.
Un elenco che tiene insieme la cura degli spazi e quella delle relazioni, con la lucidità di ricordare che la paura non si cancella negando i rischi reali. Una bella sintesi è data dalle parole di Francesco Vallon, facilitatore del tavolo sulla sicurezza sul lavoro: l’auspicio per tutti noi è «essere sempre la migliore versione di noi stessi».

La notte senza paura
Il festival si è congedato sabato 10 ottobre, dalle 22 all’una, con la «Passeggiata senza paura» a cura del Gruppo Misticanza: affrontare, letteralmente, le paure delle strade di notte, percorrendole insieme. Il ritrovo era a Monfalcone, in piazza Cavour o al giardino Oriana Fallaci, poi tre tappe fino al porticciolo Nazario Sauro e il ritorno in piazza Cavour. A ogni sosta, chi voleva leggeva qualcosa di scritto di suo pugno o un testo da condividere, per cinque minuti al massimo.
Ne è venuta una serata di letture, riflessioni e passi. Sono risuonate pagine di autori molto diversi: Gek Tessaro con Il cuore di Chisciotte, Michela Murgia con Anna della pioggia e Futuro interiore, Serena Dandini con Paura non abbiamo, Gianni Rodari con Un incontro, Umberto Eco con La bomba e i generali. E le voci di confine di J. Pavlova Guareschi (Storie di frontiera. I muri restano, le persone no) e di Ester Gomisel (Le mie mani), entrambe dalla raccolta Donne, frontiere, scritture (Vita Activa). La conclusione, per chi c’era, è la più semplice: camminando insieme si affrontano e si superano tutte le paure.
Dopo il festival
Gli appuntamenti continuano: i lavori di scrittura creativa collettiva e i pensieri dell’Unione degli studenti sono esposti allo Spazio Rosso, e il gruppo Misticanza, che riunisce donne di età, etnie, storie e condizioni diverse che vivono la città in prima linea e con buon cuore, si ritrova ogni primo lunedì del mese.
Il festival regge su volontari, oltre agli associati, che dedicano al progetto grandi energie, e si autofinanzia con contributi liberali di singole persone. Quest’anno ha contato anche su BCC Venezia Giulia e sul sostegno di due piccoli esercizi monfalconesi: la Nuova Cartoteca e il panificio Miniussi.
A loro, e ai volontari, va il ringraziamento della presidente Elisa Di Ilio. Perché un festival che non offre risposte già pronte vive di chi, davvero, si mette uno accanto all’altro.
Il prossimo appuntamento e’ a primavera per la versione straordinaria del Festival…

