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Palestina

Palestina, anima mundi*


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È una società civile attiva quella di Udine, articolata in tante realtà associative, movimenti, collettivi, aggregazioni dal basso che smentiscono lo stereotipo della piccola città periferica, sonnolenta, ripiegata su sé stessa e poco sensibile alle grandi questioni che interessano il mondo. È una società civile dove l’impegno di volontari, attivisti e attiviste oltrepassa i confini delle singole associazioni per approdare a collaborazioni, condivisioni, costruzione di reti in cui far confluire conoscenze, intelligenze, energie, proposte di cambiamento.

Riflettendo sugli incroci e convergenze che negli ultimi tempi si sono avviati in questa costellazione di gruppi, non è difficile rintracciare un elemento coagulante, ovvero la situazione in cui, dopo il 7 ottobre 2023, è precipitata la Palestina. 

La feroce risposta dell’esercito israeliano all’azione militare di Hamas, il configurarsi di un preciso progetto genocidario messo in atto dal governo Netanyahu a Gaza, l’inerzia e la complicità delle istituzioni italiane, europee, statunitensi di fronte all’annientamento di oltre 70.000 palestinesi, l’impunità con cui lo Stato ebraico ha potuto agire, compiendo crimini di guerra e contro l’umanità in un orizzonte di grave violazione del diritto internazionale, tutto ciò ha toccato profondamente la coscienza delle persone.  Ha ferito il loro senso di giustizia, producendo sdegno, ribellione morale, necessità di evitare l’isolamento per condividere, nello spazio pubblico, l’urgenza della denuncia, la richiesta di porre fine agli eccidi, alla colonizzazione e al regime di apartheid in Palestina con l’imposizione di sanzioni, l’interruzione dei rapporti di collaborazione economica, militare, scientifica con Israele e l’applicazione delle sentenze emesse dalla Corte Penale Internazionale nei confronti dei responsabili del genocidio in corso.

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Nasce il Comitato per la Palestina di Udine  

Un soggetto nuovo ha dato voce in città a questi sentimenti, il Comitato per la Palestina di Udine, nato nel maggio 2024 dalla decisione di un gruppo di studenti e studentesse di occupare alcuni spazi della sede universitaria di Palazzo Antonini per spingere le istituzioni accademiche udinesi a uscire dal silenzio su quanto accadeva a Gaza, per responsabilizzarle sul piano della solidarietà e del sostegno alla popolazione palestinese, per rendere note le collaborazioni in corso con gli atenei e gli istituti di ricerca israeliani, al fine di recidere quelle attivate in ambito militare.

Nei mesi successivi, oltrepassando lo stretto ambito universitario, il Comitato ha avuto il merito di costruire, in città, un vasto seguito di persone, proponendo assemblee pubbliche, conferenze, momenti di approfondimento sugli eventi che si succedevano a Gaza e in Cisgiordania, impegnandosi per contrastare, nel 2024 e 2025, l’effettuazione a Udine di due partite di calcio tra la nazionale italiana e quella israeliana, ritenute inaccettabili perché fornivano piena legittimazione allo Stato ebraico mentre era in corso il massacro di una popolazione posta da decenni sotto occupazione militare.

All’imponente corteo di protesta – di rilievo nazionale – che si è snodato tra le strade della nostra città il 14 ottobre scorso, il più grande e partecipato nella storia udinese, sono seguite innumerevoli iniziative del Comitato: le cene di solidarietà organizzate insieme alla Comunità palestinese del Friuli e del Veneto a favore di famiglie gazawe giunte nei nostri territori per prestare cure urgenti ai propri membri feriti nel corso dei bombardamenti sulla Striscia; incontri online con attivisti palestinesi, cineforum, presidi e manifestazioni a sostegno del primo e secondo tentativo della Global Sumud Flotilla di portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza e di spezzare con una missione civile nonviolenta il blocco implacabile imposto sulla Striscia dal governo israeliano. 

Si è trattato di un’attività incessante, in cui l’intento della solidarietà alla popolazione palestinese è stato perseguito con tenacia, con una costante raccolta di fondi finalizzati – ed è solo un esempio – a sostenere le comunità agricole della Valle del Giordano, sottoposte alle irruzioni violente dei coloni israeliani che danneggiavano i loro pozzi e le loro condutture d’acqua. O a finanziare, come è stato proposto nel corso del Tamudin Fest 2026, organizzato il 12 luglio scorso al Circolo Nuovi Orizzonti di Udine, un programma di riabilitazione, di restituzione di mobilità, dignità e futuro ai bambini mutilati di Gaza.

Nuovi e vecchi attivismi si sono intrecciati in città, sollecitati dall’abisso in cui la Palestina è stata costretta. Attivismi segnati da un posizionamento femminista nonviolento come quello delle Donne in Nero, presenti a Udine dal 1999 e parte di un movimento internazionale contro la guerra nato a Gerusalemme nel 1988, all’inizio della Prima Intifada, quando alcune donne israeliane, compiendo un atto di disubbidienza nei confronti delle proprie istituzioni, iniziarono a manifestare contro l’occupazione, intrecciando i fili di una relazione umana e politica con le donne palestinesi, per contrastare, insieme a loro, la realtà di oppressione e di ingiustizia imposta dallo Stato israeliano.

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Le Donne in Nero

Avendo ben presente il legame storico con il proprio luogo delle origini, le Donne in Nero di Udine dall’ottobre 2023 hanno organizzato in centro città, con scadenza quasi settimanale, con ostinata perseveranza, dei sit-in di protesta per chiedere il cessate il fuoco in Palestina e in tutti gli altri luoghi del mondo in cui sono in corso dei conflitti armati. 

Portare in strada la propria opposizione al genocidio a Gaza, denunciare l’immobilismo dell’Europa e dell’Italia nei confronti dell’eliminazione di un intero popolo, è stato importante per più ragioni. Per testimoniare l’esistenza di un dissenso radicale rispetto al discorso pubblico dominante, per dare valore a una pratica di organizzazione dal basso di cittadine e cittadini che scelgono di assumere una responsabilità individuale di fronte all’ingiustizia, che non attendono la chiamata di partiti e formazioni politiche istituzionali per prendere la parola, per dar vita, nel tessuto della città, a uno spazio di espressione autonomo, costruito grazie alla relazione con altre e altri.    

Agli appuntamenti del sabato si è aggregato un numero crescente di persone, provenienti da luoghi anche lontani da Udine. Sono stati momenti attesi e richiesti, come se, nella ripetitività e regolarità degli incontri ci fosse da parte delle/dei partecipanti l’esigenza di dichiarare, insieme alle compagne e ai compagni di strada, la propria volontà di resistenza, il rifiuto della passività, di insubordinazione all’orrore avanzante.

Nell’incrocio delle tante iniziative proposte, si sono rese possibili nuove conoscenze, si sono consolidate amicizie, avviate relazioni inattese, ritrovate persone da tempo lontane dall’impegno civile: si sono intrecciati sentimenti d’affetto, di riconoscimento reciproco, di stima, fiducia e di affidamento, sentimenti essenziali, imprescindibili nell’azione politica che non può essere raggelata, privata di questo nutrimento se ancora ambisce ad essere espressione di umanità, richiesta di pace, di uguaglianza, di libertà dalla sottomissione e dallo sfruttamento.

Sanitari per Gaza

Sono sentimenti che si sono rafforzati anche grazie agli incontri pubblici organizzati dalle attiviste e dagli attivisti di Sanitari per Gaza, una rete di solidarietà costituita spontaneamente in tante città italiane da medici, infermieri, operatori sanitari, che anche a Udine, in alcune affollate manifestazioni lungo le scalinate dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia, partendo dall’amore per la propria professione, hanno denunciato la distruzione sistematica, scientificamente pianificata dei presidi sanitari a Gaza, ospedali, cliniche e ambulatori, l’uccisione di più di mille colleghi impegnati a fornire cure e assistenza a una popolazione quotidianamente sottoposta a bombardamenti e incursioni dell’esercito israeliano,  precipitata in una condizione di vera emergenza umanitaria nella privazione di cibo, farmaci, strumentazioni e sussidi medici bloccati ai confini della Striscia. Un impegno che è continuato anche dopo la presunta fine delle operazioni militari (in realtà mai interrotte) nell’ottobre 2025, per rendere noti i continui arresti del personale sanitario ancora attivo a Gaza, arbitrariamente privato della libertà e sottoposto a maltrattamenti e torture nelle carceri israeliane, per contrastare l’intenzione del Governo Netanyahu di espellere dalla Palestina le ONG internazionali che prestavano servizi sanitari indispensabili e che non si piegavano all’ingiunzione di comunicare i nomi dei propri collaboratori palestinesi per non esporli alla repressione, alla violenza del Paese occupante.

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L’ANPI provinciale

In tutto questo tempo, fondamentale è stata la voce dell’ANPI provinciale di Udine, sempre presente con i propri interventi e riflessioni nei luoghi in cui si sono create occasioni di incontro pubblico: presidi, sit-in, conferenze, scioperi indetti dalle organizzazioni sindacali. Una presenza autorevole e appassionata che ha organizzato iniziative importanti: il corteo udinese per la pace in Ucraina e nella Striscia di Gaza a febbraio 2024 e la marcia nazionale che lo scorso 4 giugno, dal centro di Aviano ha raggiunto la base militare USAF, una marcia a cui hanno partecipato alcune migliaia di persone per rilanciare la mediazione e gli interventi diplomatici a favore della pace, chiedere la fine delle guerre in corso, fermare il riarmo e l’incremento parossistico delle spese militari, nel segno dell’articolo 11 della Costituzione italiana.

Palestina locandina

… e tanti altri

Ma ben oltre lo spazio udinese – in cui hanno operato realtà associative come l’ARCI, il Centro di Accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano, la Rete Radié Resch, L’Arca della Pace, Time for Africa, OIKOS, Ospiti in Arrivo, l’Associazione ARUM, Le Donne del Manifesto della Cura della Città di Udine, le organizzazioni sindacali USB e CGIL – il genocidio a Gaza ha attivato la società civile di tutto il Friuli Venezia Giulia, in una miriade di iniziative di solidarietà, informazione, protesta di cui non è possibile dare conto in poche righe. Basti qui ricordare, per toccare due luoghi geografici posti agli antipodi del territorio regionale, l’impegno espresso dal Collettivo Donne contro la guerra della Bassa friulana e il movimento Carnia per la Pace che ha realizzato il grande sudario su cui sono stai scritti a mano i nomi di oltre 18.000 bambini e bambine uccisi a Gaza. Un sudario che ha viaggiato lungo tutta l’Italia, ed è stato accolto con commozione nelle tante città, borghi, paesi in cui la consapevolezza civile, la responsabilità morale, il vincolo della cittadinanza attiva pulsano ancora.

Possiamo dunque sostenere, a ragione, che la Palestina sia anima mundi. Perché quanto sta accadendo in quella terra – sottoposta da decenni a un violento regime segregazionista che annulla le vite e i diritti delle persone – interroga e interpella le nostre coscienze, ci chiama prepotentemente in causa, ci pone di fronte alla crisi dei nostri sistemi democratici, al decadimento morale e intellettuale delle classi dirigenti oggi al potere nei Paesi occidentali. Nella spietatezza con cui è stata disumanizzata la popolazione palestinese, vediamo riflesse le pulsioni razziste, suprematiste, securitarie che crescono in Europa e negli Stati Uniti, scorgiamo le intenzioni intolleranti e restrittive con cui l’Unione Europea legifera in materia di migrazioni contemporanee e di diritto d’asilo, intercettiamo le torsioni autoritarie con cui anche in Italia si vogliono sovvertire i fondamenti dello Stato di diritto.

Occuparsi della Palestina significa allora progettare, pretendere, sostenere il cambiamento del nostro mondo. 

 

 *Palestina anima mundi è l’espressione che è stata usata per promuovere la presentazione online dell’ultimo libro di Francesca Albanese “La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero. Un manifesto di resistenza e libertà”. Un’ iniziativa che è stata seguita in rete da più di 150 piazze italiane in cui sono attivi presidi a sostegno della Palestina. A Udine, il collegamento online, svoltosi il 19 giugno scorso, e proposto da alcune realtà associative, è stato ospitato dalla Camera del Lavoro della CGIL. 

Annalisa Comuzzi
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Vive a Udine, dove ha svolto per anni il lavoro di insegnante. Si è occupata di storia delle donne in età di Controriforma, scrivendo alcuni saggi. È da tempo un'attivista del movimento politico delle Donne in Nero e fa parte della Rete Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale del Friuli Venezia Giulia.

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