
Niente di nuovo sul fronte orientale…
Ascolta l’audio
Anche questa volta, come in occasione delle precedenti leggi di bilancio e di assestamento della Regione, è difficile trovare nuovi modi per definire la qualità della manovra finanziaria ed economica e per argomentare la critica dall’opposizione. C’è il rischio della ripetitività…
Ed è difficile anche perché ne scriviamo sinteticamente quando la manovra è sì uscita dalle aule delle Commissioni ma deve ancora affrontare, la prossima settimana, il dibattito dell’Aula consiliare. Infatti del miliardo e passa disponibili per l’ennesimo assestamento sempre più ricco del precedente, nemmeno 800 milioni hanno già trovato una allocazione definita e gli altri – quasi un quarto del totale – sono in attesa degli emendamenti che la Giunta porterà direttamente in Consiglio.
Mancano quindi sia possibili iniziative di vero e proprio indirizzo ed investimento politico magari in corso di limatura, e fin qui andrebbe anche bene, ma mancano anche i cosiddetti trasferimenti in “concertazione” con i progetti avanzati dai Comuni, in tutto o in parte mediati dalle richieste di ognuno dei consiglieri regionali di maggioranza e, soprattutto, frutto di richieste quasi sempre del singolo Comune e non di un dibattito territoriale più ampio, “di area vasta”. Progetti che così rischiano spesso di essere richieste puntuali e non progettualità strategica condivisa, a causa del cattivo funzionamento delle Unioni Territoriali create nel 2019 e mai decollate, lasciate a bollire nell’attesa salvifica delle “nuove” Province.
Spicca in questo panorama della “concertazione Regione – Autonomie locali” l’uso punitivo ulteriore della discrezionalità politica verso il maggiore dei Comuni “non in linea”, Udine, in luogo della leale collaborazione fra i diversi livelli istituzionali, e a farne le spese è di nuovo appunto il Comune di Udine e questa volta ad essere colpito, dopo il Teatro, è il progetto di rafforzamento non tanto del Mercato Ortofrutticolo udinese in sé quanto la creazione di possibili sinergie con i produttori agricoli locali, il relativo settore commerciale, i consumatori.
Viene il dubbio che questo atteggiamento persecutorio, accompagnato dal diluvio di finanziamenti per gli altri capoluoghi regionali, non sia solo un messaggio minaccioso ai cittadini udinesi ma sia in realtà anche un ammonimento preventivo ai cittadini e prossimi elettori di Gorizia e Trieste a stare attenti, a pensar bene prima di votare “sbagliato”…
Le speranze che il dibattito e il voto dell’Aula possa cambiare qualcosa sono veramente poche, visto il ruolo ormai di pura ratifica che viene lasciato al potere legislativo ed alle assemblee comunali dall’interpretazione estremista che questo centrodestra ha dato e dà del sistema elettorale maggioritario e dell’elezione diretta del potere esecutivo monocratico.
Due soli appunti, due speranze. La prima che, anche senza scusarsi per le uscite sull’era glaciale che starebbe dietro l’angolo del prossimo futuro, l’assessore all’ambiente finalmente presenti un progetto da finanziare con la legge regionale “FVGGreen” (poco patriottico anglicismo…) e non ne riduca invece costantemente i fondi disponibili.
La seconda che ci sia un intervento volto a costituire le precondizioni sia finanziarie che di supporto politico alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato anche a Trieste. Un orizzonte che potrebbe dar fiato all’insieme dei poteri delle autonomie locali, dare concretezza a pronunciamenti referendari, contribuire alla buona gestione dei beni comuni.
Per il resto rimandiamo alla lettura della relazione di minoranza del consigliere regionale e segretario del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo.

