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Un ricorso contro leggi elettorali che ci negano rappresentanza e parità del voto


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Anche il Comitato a Difesa della Costituzione di Trieste ha presentato, presso il Tribunale di Trieste, il ricorso per accertare l’incostituzionalità della legge elettorale 180/2026 (c.d. “melonellum”): ricorso predisposto dalla Rete per il voto libero e uguale, guidata dai costituzionalisti Roberto Zaccaria ed Enrico Grosso (già presidente onorario del comitato per il No al referendum costituzionale sulla giustizia) e dall’avvocato Pietro Adami.

L’avvocato Pietro Adami ha organizzato la presentazione contemporanea dei ricorsi, nei 29 Tribunali sede di Corti d’appello dove è possibile farlo, nella stessa giornata di lunedì 26 ottobre, primo giorno utile dopo l’entrata in vigore della legge. Non tutti ce l’hanno fatta: anche il ricorso di Trieste è stato presentato con un leggero ritardo, il 29 ottobre. Ma nonostante ciò, il Tribunale di Trieste ha fissato la prima udienza prima di Natale, il 22 dicembre.

Altri Tribunali hanno già fissato la prima udienza nel momento in cui scriviamo (5 novembre 2026): Trento il 16 dicembre; Torino il 18 dicembre; Bari l’11 gennaio 2027; Ancona il 13 gennaio e Catanzaro il 16 febbraio. 

C’è la concreta possibilità di ottenere un giudizio della Corte Costituzionale in tempo utile per evitare lo svolgimento delle elezioni con una legge anticostituzionale, grazie ad una precedente sentenza (35/2017) della Consulta stessa, ottenuta con continue e pertinenti azioni legali dal compianto avvocato Felice Carlo Besostri, con cui il CDC di Trieste ha a lungo collaborato.

Primo firmatario del ricorso di Trieste è il prof. Sergio Bartole, docente emerito di Diritto Costituzionale e già presidente dell’Associazione italiana costituzionalisti. Hanno firmato inoltre otto componenti dell’Esecutivo del CDC di Trieste. Verranno assistiti dall’avvocato Giovanni Ventura, del Foro di Trieste, coadiuvato dagli avvocati Gianluigi Pellegrino del Foro di Lecce e Pietro Adami del Foro di Roma.

Locandina Costituzione Programma incontri CDC TS-1

Un impegno decennale per la tutela della Costituzione

Il Comitato a Difesa della Costituzione – Trieste si è costituito nel 2013 per contrastare il tentativo (fallito) di derogare all’Articolo 138 (*) sulle modifiche alla Costituzione, partecipando alla manifestazione del 12 ottobre a Roma “La Via Maestra”, indetta da Lorenza Carlassare, Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky contro le modifiche efficientistico-aziendalistiche della Carta fondamentale della Repubblica. (https://www.repubblica.it/politica/2013/10/12/news/costituzione-68444224/)

È diventato poi comitato locale del Coordinamento Democrazia Costituzionale (http://www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it/), formatosi per combattere la riforma (o meglio “deforma”) costituzionale tentata dalla legge Renzi-Boschi e sconfitta con la vittoria del NO nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che ha riportato alle urne 4.230.000 elettori che non avevano votato alle Europee del 2014.

Nel 2017 abbiamo invitato a Trieste l’avvocato Felice Carlo Besostri, per illustrare in un convegno al Circolo della Stampa i ricorsi presentati (anche a Trieste) contro l’italicum (https://comitatodifesacostituzionetrieste.blogspot.com/2017/05/conche-legge-elettorale-voteremo-conuna.html)

Da quell’incontro è nata una collaborazione per cui il CDC Trieste ha appoggiato tutte le iniziative di Besostri contro le leggi elettorali incostituzionali che negano agli elettori il diritto alla rappresentanza e al pari valore nel voto, collaborazione che ci ha portato anche, nel 2023, a presentare noi, al Tribunale di Trieste, il ricorso scritto da Besostri contro la legge elettorale 165/2017 “rosatellum”; e che è continuata anche dopo la sua scomparsa, avvenuta nel  2024, grazie al tanto materiale che ci ha lasciato.

Felice Besostri
Felice Besostri

Come svuotare la Costituzione senza cambiarla

Vent’anni fa, il centro-destra italiano scoprì che per modificare la Costituzione non era necessario riscriverla: bastava approvare delle leggi incostituzionali. Le leggi incostituzionali rimangono in vigore finché non vengono dichiarate incostituzionali, e ci possono volere anni e anni; nel frattempo, hanno modo di produrre effetti che diventano irreversibili. E il gioco può ricominciare.

Felice Besostri, avvocato e socialista, iniziò da solo una battaglia contro questo giochino, con un ricorso contro la legge elettorale Calderoli, 270/2005, meglio nota come “porcellum” perché il suo stesso autore la definì “una porcata”. 

Nel 2009 il liberale Aldo Bozzi e altri elettori depositarono a Milano un ricorso per lesione del diritto di voto, assistiti da Besostri. Tribunale e Corte d’appello dissero di no; la Cassazione rimise la legge alla Corte Costituzionale nel 2013, dopo otto anni e tre tornate elettorali, e la Consulta emise la storica sentenza 1/2014 cancellando, del porcellum, le caratteristiche peggiori. Però il Parlamento eletto con quelle regole rimase al suo posto, perché la Corte volle salvare la continuità delle istituzioni. I cittadini avevano ottenuto una vittoria a danno già fatto.

Durante il tentativo di riforma Renzi-Boschi, il Parlamento sostituì al porcellum (mutilato dalla Consulta) l’“italicum”, legge (52/2015) tagliata su quello che sarebbero diventate le Camere se la riforma fosse passata, ma che conservava alcuni degli aspetti incostituzionali del porcellum. 

Contro l’italicum Besostri fece presentare ventidue ricorsi in tutto il Paese. Cinque tribunali, Messina, Torino, Trieste, Genova e Perugia, rimisero gli atti alla Consulta, che con la sentenza 35/2017 ne annullò le caratteristiche peggiori. Ma il risultato più importante fu che la Corte ammise che una legge si potesse contestare quando era già in vigore ma non ancora applicata.

Finalmente una legge elettorale potrà essere contestata prima di un voto

Nel 2017 l’italicum fu sostituito dalla legge elettorale Rosato (165/2017), caratterizzata anch’essa da meccanismi che negano la rappresentanza degli elettori e l’eguaglianza del loro voto, come fu dimostrato dalle elezioni politiche del 2022, dove una minoranza di votanti elesse una maggioranza del 56% di senatori e del 59% di deputati. Contro tali elezioni Besostri, con il CDC Trieste, organizzò centinaia di ricorsi di elettori alle Giunte per le elezioni di Camera e Senato; contro il Rosatellum, tre ricorsi d’urgenza per conflitto d’attribuzione dei poteri, una ventina di ricorsi civili ordinari (quello al Tribunale di Trieste fu presentato da 12 componenti il CDC Trieste), e un ricorso internazionale presso la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Prima che questi ricorsi giungessero a conclusione, recentemente, il 9 ottobre 2026, il rosatellum fu sostituito dalla legge 180/2026, detta “melonellum”, che oltre alle incostituzionalità delle precedenti introduce anche una forma di elezione diretta del Governo, contro le prerogative del Presidente della Repubblica: che avrebbero potuto essere modificate da una riforma costituzionale, che però la maggioranza, dopo il clamoroso rifiuto degli elettori della sua riforma sulla Giustizia nel referendum del 22 marzo 2026, non ebbe il coraggio di approvare.

La risposta al melonellum fu immediata: una rete di giuristi ed avvocati, che avevano coadiuvato Besostri nella stesura dei ricorsi precedenti, stilò immediatamente tre o quattro varianti di un ricorso ordinario, in tempo per presentarle il giorno stesso dell’entrata in vigore della legge, ed organizzò una rete per la loro presentazione in tutte le sedi di Corti d’appello in Italia.

LocandinaRomano26Novembre2026-ver.2

La nostra attività

In questi anni il CDC Trieste non si è limitato alle battaglie per una legge elettorale giusta, ma ha promosso o partecipato a molte altre iniziative, seminari, conferenze, dibattiti, volantinaggi, raccolte firme per referendum e leggi di iniziativa popolare, su temi e in occasioni in cui la Costituzione viene disapplicata (se non combattuta), tutte documentate sul suo blog. 

Inoltre è uno dei “Comitati NO AD per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti”, che con la loro azione hanno indotto alcune Regioni a ricorrere alla Corte Costituzionale, per conflitto d’attribuzione dei poteri, contro la legge  86/2024 “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni”; ricorso che ha portato la Consulta alla sentenza 192/2024, che ha letteralmente svuotata la legge; infine ha costituito a Trieste un battagliero Comitato per il NO in occasione del vittorioso referendum sulla Giustizia, cui hanno aderito 22 partiti e associazioni.

Il Comitato a Difesa della Costituzione di Trieste è composto da, e aperto a, cittadine e cittadini politicamente attivi – singolarmente o come esponenti di Organizzazioni politiche e sociali – di orientamenti politici e culturali anche molto diversi, che hanno in comune il riconoscersi nei valori della Repubblica Italiana codificati nella Costituzione antifascista del 22 dicembre 1947.
Il Comitato opera per la piena attuazione della Costituzione, e, quando necessario, per ostacolare tentativi di stravolgerla. Le sue spese vengono sostenute da donazioni volontarie di chi ne fa parte.
Il Comitato non considera immodificabile la Costituzione, ma ritiene che le modifiche debbano essere condivise da una larghissima maggioranza dei cittadini o di loro delegati pienamente rappresentativi, e non contraddire i principi fondamentali enunciati nella prima parte.

Ci siamo sempre riuniti regolarmente il giovedì, fra le 18 e le 20. Durante la pandemia Covid, abbiamo continuato le nostre riunioni, ma via rete ed abbiamo mantenuto questa abitudine anche dopo, perché le riunioni in rete ci consentono di far partecipare amici, esperti, esponenti dei Comitati confratelli, anche se stanno dall’altra parte del Paese. Il link zoom per partecipare è sempre lo stesso e chi vuole darci una mano venga in rete a trovarci:

https://us06web.zoom.us/j/88509201987?pwd=qVLCbaWlbCDWHHdt8jjBrHCtQ2jfS3.1

Mail: comunicazionidifesacostituzionets@gmail.com

Blog: https://comitatodifesacostituzionetrieste.blogspot.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/difesacostituzionetrieste

Canale Youtube: https://www.youtube.com/@ComitatoDifesaCostituzioneTS

(*) L’articolo 138 della Costituzione italiana disciplina il procedimento per la revisione della Costituzione e per l’approvazione delle altre leggi costituzionali.

 

Articolo 138

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Tommaso Russo
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Responsabile comunicazioni del Comitato Difesa della Costituzione Trieste. Classe 1947, Fisico teorico, esperto e docente di Informatica e Reti, da quando è in pensione si occupa a tempo pieno di far funzionare reti di persone e associazioni che perseguono obbiettivi di condivisione dei saperi e buon funzionamento della Democrazia.

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