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Fonte: GE Vernova / gevernova.com
Rendering del primo reattore SMR in costruzione nel mondo occidentale (BWRX-300 a Darlington – Canada). Fonte: GE Vernova

E’ in corso la preparazione del ritorno del nucleare in Italia


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Il ritorno alla produzione di energia nucleare in Italia è all’ordine del giorno e sta invadendo giornali, televisioni, radio, social. Se ne parla e spesso straparla in ogni sede, in ogni angolo, in ogni modo. Perché? Ma slogan gridati e continuamente ripetuti non aitano la necessaria presa di coscienza del problema.

Di certo la questione “energia”, in particolare nell’ambito della transizione in atto, è centrale per tutta la comunità umana sulla Terra in questo momento storico, ma questo battage sul nucleare a me pare fuori luogo. L’energia elettronucleare rappresenta solo una minuscola parte del nostro fabbisogno energetico complessivo, eppure riempie lo spazio del dibattito sull’energia come niente altro. Proviamo a dare una rappresentazione di questa minuscola parte: se pensiamo al consumo mondiale di energia elettrica, la provenienza nucleare copre circa l’8,4% – 9% della produzione globale (il solo idroelettrico, a paragone, copre oltre il 14%). Se invece guardiamo al consumo globale di Energia Primaria, il nucleare concorre per circa il 4%.

Però si parla, si grida, si interviene, spesso in modo becero, principalmente sul nucleare. La discussione è sterilmente polarizzata tra opinioni opposte, inconciliabili, radicalizzate.

Proviamo a partire da qui. Se facciamo una statistica tra persone raccolte in un ambito ristretto, vedremo probabilmente che c’è una spaccatura netta tra favorevoli e contrari al nucleare (da quale parte risulterà la maggioranza dipenderà dall’ambito in cui le persone si sono raccolte) probabilmente con una conoscenza specifica personale molto bassa della tematica data la grande complessità della questione nucleare nei vari aspetti in cui impatta come quelli economici, politici, sociali, ambientali, sanitari, etici, etc. Eppure, nonostante ammettiamo la nostra scarsa conoscenza, sicuramente ci troveremo di fronte ad una bassa propensione ad accettare di modificare le proprie convinzioni. Questo è dovuto, secondo me, a molti decenni di discussione basate su slogan, ripetuti e gridati, come dicevo per mille e mille ancora, tanto da diventare una convinzione radicata.

Vi si giunge omettendo delle parti, oppure falsificando un po’ qualche aspetto secondario, o stiracchiando qualche numero, o in altri modi ancora. E questa narrazione è portata avanti da persone dal nome altisonante, professori, scienziati, che sono preparati sul piano della comunicazione e si presentano titolati, seri, sorridenti, proattivi, dotti e suadenti, telegenici. Ti buttano lì uno slogan più o meno stiracchiato, che raccoglie e mette in fila quanto si è già sentito ripetere mille volte in questi decenni, ma con un volto nuovo, ancora più accattivante. Chi li può contestare?

Un esempio di “informazione”

Faccio un solo esempio: utilizzo questo filmato di Giuseppe Zollino (prof UNIPD, resp. Energia di Azione (Calenda), già presidente SOGIN per 3 anni) il video si può vedere in https://it.linkedin.com/posts/aleksandra-georgieva_il-nucleare-costa-troppo-e-richiede-troppo-activity-7471495859080273920-FXTe. Con un fare molto accattivante e suadente in 90 secondi mette in fila un numero straordinario di … qualcosa che non so definire.
Vediamo.

Alla domanda “Quanto tempo serve e quanto costa una centrale nucleare” risponde:
“Prendiamo ad esempio un reattore da 1 GW.

  • Questo produce in un anno 8 TWh”.
    • NO. Non più di 6,2 TWh è la media dei reattori Francesi (rapportata ad 1 GWe nominale). Molti producono meno di 6TWh riferiti ad un GW di potenza nominale. Nel 2025 la produzione è stata ancora più bassa. Il numero di Zollino è basato su un Capacity Factor del 90%. Su questo i nuclearisti insistono molto e lo ripetono in continuazione. Ma non è reale. Uno studio mio personale sui dati di 56 reattori francesi dal loro primo allacciamento alla rete elettrica e fino ad oggi mostra un Capacity Factor medio di 70,6%.
      Lo stesso studio sul solo anno solare 2025 certifica un Capacity Factor medio del 69,9%. Dati incontrovertibili di AIEA. A livello mondiale invece, quindi considerando i colossi USA, Cina, Russia, si attesta sull’83,7% (World Nuclear Association).
      Ma è vero, in Cina, USA, Russia, il C.F può essere più alto. Di cosa parla Zollino: di noi, oppure della Cina?
  • “Un reattore nel mondo si costruisce in 7 anni. Magari in Italia ne potremo impiegare 8 o 9.”
    • NO. In EU ed USA la media PtO (Planning to Operation) è 21,2 anni. Sono paesi (UK, F, USA, FIN) che hanno già siti nucleari dove installare il reattore, una industria nucleare attiva ed una regolamentazione nucleare stabile. La costruzione di ciascuno dei due ultimi reattori entrati in funzione in EU (FIN e F) ha richiesto circa 17 anni. Cui vanno sommati i tempi per la fase di approvazione e progettazione preliminare (circa 5 anni).
  • “Non serve meno tempo per fare impianti della stessa produzione annuale di un reattore da 1 GW da FER.”
    • NO. Perchè se calcoliamo 8-9 anni, che è quanto Dice Zollino essere necessario per costruire un reattore, vanno ricordate tre cose:
      _ il reattore si costruisce in realtà in un tempo più che doppio (17 anni minimo)
      _ mentre il reattore va in funzione alla fine (forse), gli impianti fotovoltaici o eolici, siccome sono molteplici e diffusi, possono cominciare a produrre parzialmente ed incassare immettendo energia in rete già dopo 2 o 3 anni. Si pensi ai costi finanziari, con interessi per 17 o più anni senza alcun rientro.
      _ I conti per FV ed eolico vanno eventualmente rifatti su 6,5 oppure 7GWh di produzione annuale relativi al Capacity Factor reale di ~70%, non su 8GWh come dice Zollino basandosi su un inesistente C.F. del 90%.
  • “Un reattore lavora fino a 85 anni continuamente (garantito).”
    • NO. Si legga la storia degli ultimi reattori andati in funzione in EU. Olkiluoto (FIN) prevede 50 giorni di fermata ordinaria ogni circa 18 mesi, Flammanville (F) si deve fermare per più di un anno per manutenzione straordinaria dopo solo 10/15 mesi di produzione. Per questo intervento EDF prevede di mobilitare 2.500 persone e 200 aziende. I reattori francesi, molti hanno più di 40 anni, abbisognano di fermate di manutenzione sempre più frequenti, lunghe e costose. Si parla di intervenire con piani di manutenzione straordinaria per allungare la vita prevista di 40 anni a 60. É prevedibile che saranno chiusi ben prima degli 80 o 85 anni di funzionamento. Ed allora si apriranno gli enormi problemi dello smantellamento. Dei quali nessuno parla.
  • “Gli impianti fotovoltaici ed eolici in 85 anni li devi sostituire almeno 3 volte, con costi doppi. “
    • NO. Le manutenzioni ordinarie dei reattori nucleari sono infinitamente costose. Il reattore deve essere ricaricato del combustibile nucleare ogni 12/18 mesi. L’uranio arricchito per ricaricare il reattore si compra, non è gratis. Ed il combustibile esausto che si sostituisce va processato e stoccato. Non gratis. L’enorme complessità di una centrale nucleare non può essere paragonata, per problemi e costi di manutenzione, ad un semplicissimo impianto fotovoltaico o eolico. È pensabile che in 85 anni non vi sia alcun intervento straordinario? I costi della gestione dei rifiuti nucleari non sono mai considerati, in queste valutazioni, perchè vengono spalmati sui cittadini.

 

Ecco: secondo me questo filmato e queste affermazioni sono da manuale, anche se certamente non esaustive.

Vogliamo uscire da questa palude? Bisogna cominciare a confrontarci seriamente su questo tema. Basta slogan, basta balle. La situazione è complessa, affrontarla sarà faticoso, ma è indispensabile. Gli aspetti più critici sono quelli economici. Nessuno oggi, nel mondo, è in grado di costruire un impianto nucleare senza copertura finanziarie dello stato. In UK ci sono già oggi in bolletta tasse che servono a finanziare i lavori delle centrali che saranno in funzione tra un paio di decenni. I piccoli reattori, o Small Modular Reactors, non esistono ancora sul mercato. Si parla di IV° generazione, ma questo non è ciò che oggi viene proposto.

Non si parla della questione dei rifiuti radioattivi. Ad oggi non esiste al mondo un solo deposito geologico attivo per i rifiuti delle centrali. Il primo lo stanno costruendo in Finlandia, una galleria nel granito profonda 500 metri. In Italia non si parla neppure di deposito nazionale di superfice. Che per legge dovremmo avere, figuriamoci del deposito nazionale geologico. Gli aspetti ambientali li dobbiamo lasciare da parte perché non interessano a nessuno, ma ci sono altri aspetti che, di per sé stessi, bastano per definire un quadro assolutamente solido. Una discussione approfondita, diffusa, sincera serve per capire come muoverci all’interno della transizione.

Una discussione che dovrebbe essere partecipata da tutti, in particolare dagli attori che rivestono cariche istituzionali o rappresentative. Qui ci si potrà chiarire su come mai il numero dei rettori attivi nel mondo sia in riduzione (vedi riquadro), così come il numero di Paesi che dispongono di centrali nucleari (World Nuclear Industry Status Report 2025). Si potranno anche chiarire i dettagli dell’insostenibile peso finanziario che la costruzione di una centrale richiede, i dettagli della filiera dell’uranio prima e dopo del suo utilizzo nel reattore, e molto altro che nelle grida di slogan ritriti non compare.

 

Nonostante gli annunci mediatici, i dati indicano che il nucleare resta un’industria in affanno:

  • solo 5,4 GW netti sono stati aggiunti nel 2024, a fronte di 452 GW di solare e 113 GW di eolico;
  • il 66% dei reattori operativi ha oltre 31 anni, con un’età media che ha raggiunto i 32,4 anni;
  • il numero di paesi che hanno reattori nucleari attivi è sceso nel 2024 da 32 a 31;
  • il numero di paesi che stanno costruendo nuovi reattori nucleari nel 2024 è diminuito da 13 a 11;
  • la quota dell’energia nucleare nel mix elettrico è in calo dal 1996;

 

number of operational number reactors worldwide from 1954 to 2024
Grafico sull’evoluzione del numero di reattori nucleari operativi nel mondo dal 1954 al 2024
Roberto Urbani
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Classe 1959, diploma in meccanica al Malignani, poi Perito Industriale. Da sempre nel volontariato, professionalmente nell'impiantistica per l'industria siderurgica. Infine co-fondatore ed ex presidente pro tempore del Circolo della Pedemontana del Gemonese di Legambiente poi nel Gruppo di Lavoro Energia di Legambiente Regionale.

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