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Logo e simbolo ufficiale della campagna ICE Rights for Nature con la libellula su sfondo blu
Logo e simbolo della campagna ICE Rights for Nature (Fonte: rightsfornature.eu)

Una voce per gli ecosistemi: è partita l’Iniziativa dei Cittadini Europei per i Diritti della Natura


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Il 13 ottobre 2026 si è aperta ufficialmente la raccolta firme per l’Iniziativa dei Cittadini Europei Rights for Nature – Diritti della natura: consentire ai cittadini di rappresentare e proteggere gli ecosistemi. Dietro questa data c’è un lungo percorso di collaborazione tra persone e organizzazioni di diversi Paesi, unite dalla convinzione che, per la tutela effettiva della natura, sia necessario un cambiamento nel modo in cui la riconosciamo e la rappresentiamo davanti alla legge. 

L’iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è uno strumento di democrazia partecipativa attraverso cui i cittadini possono invitare la Commissione europea a proporre una nuova legge. Dopo un milione di firme verificate in un anno, provenienti da almeno sette Stati membri, la Commissione è tenuta ad esaminare la proposta e a rispondere. 

Il lancio è stato segnato da una serie di eventi e mobilitazioni per tutta Europa, dove la libellula, simbolo guida della campagna, ha accompagnato le diverse storie e richieste di chi crede che un fiume, una foresta, una laguna o una montagna meritino di più di quello che oggi la legge riconosce. 

Presentazione dell’ICE Diritti della Natura al Parlamento europeo a Bruxelles: delegazione di promotori ed eurodeputati con lo striscione Give Nature a Voice
Bruxelles, 2 luglio 2026: Presentazione dell’Iniziativa dei Cittadini Europei Rights for Nature all’interno del Parlamento europeo (Foto: Campagna ICE Rights for Nature).

Che cosa significa dare diritti ad un ecosistema

Le crisi ecologiche, climatiche, democratiche e sociali che attraversano le nostre società sono profondamente intrecciate tra loro, e mettono in discussione il modo in cui abitiamo e ci relazioniamo ai nostri territori. Sebbene le leggi ambientali esistenti regolamentino le attività umane che incidono sulla natura, esse continuano ad operare all’interno di una logica che tratta gli ecosistemi come proprietà, che possono essere posseduti, commercializzati e distrutti, purché le carte siano in regola. La stessa logica che permette alle aziende che traggono profitto dallo sfruttamento della natura di essere riconosciute e rappresentate, nel mentre restano invisibili fiumi e foreste, così come le comunità che dipendono da essi. 

Il movimento per i Diritti della Natura propone una risposta sistematica alla policrisi di oggi, riconoscendo che la natura non sia un oggetto o una mera risorsa, ma una comunità vivente dotata di valori e diritti intrinseci, da cui noi non solo dipendiamo, ma di cui facciamo parte. 

Ma che cosa significa, concretamente, riconoscere diritti ad un ecosistema? Dal punto di vista legale, una delle richieste centrali è il riconoscimento della personalità giuridica, che permette a un ecosistema di essere considerato un soggetto di diritto. Tuttavia, questo, da solo, non garantisce che venga protetto. Perché riconoscere diritti agli ecosistemi significa anche chiedersi chi possa rappresentarli e quali strumenti e garanzie permettano a chi se ne prende cura di agire in loro nome e difesa. Un fiume non può partecipare a un’assemblea o intervenire in tribunale da solo: ha bisogno di persone e comunità che possano rappresentarlo, parlare in suo nome, e difenderlo. Allo stesso tempo, non possiamo proteggere pienamente i diritti umani e sociali ignorando le condizioni ecologiche da cui dipendono la vita e il benessere delle comunità. 

 

Riconoscere questa interdipendenza significa mettere in discussione la separazione tra esseri umani e natura e aprire la strada a un diverso modo di intendere la partecipazione e la cura, e soprattutto la responsabilità che abbiamo nei confronti dei luoghi in cui viviamo. Per questo, riconoscere agli ecosistemi diritti propri significa anche interrogarsi su come i cittadini possano partecipare alle decisioni che li riguardano e rappresentare gli interessi dei territori in cui vivono, in una forma di democrazia partecipativa più diretta. 

 

Questo non vuole significare sostituire le leggi ambientali esistenti, ma integrarle in un’architettura giuridica più organica, capace di colmare le lacune strutturali lasciate da un’attuale legislazione frammentata, inserendole in un quadro basato sui diritti. 

Manifestazione pubblica Voice of the Wild per l’ICE Rights for Nature in Place du Luxembourg davanti al Parlamento europeo a Bruxelles
Bruxelles, Place du Luxembourg: Attivisti della campagna Diritti della Natura con la bandiera ufficiale davanti al Parlamento europeo (Foto: Campagna ICE Rights for Nature).

Dalle esperienze locali a un quadro europeo comune

E non si tratta di sola teoria. Questa iniziativa si radica all’interno di un movimento globale con un crescente corpus di leggi nazionali e internazionali, e di cui la Spagna ha aperto le porte in Europa adottando nel 2022 una legge che riconosce alla laguna del Mar Menor e al suo bacino lo status di soggetto di diritto dotato di personalità giuridica. Da quel momento si è espanso come un’onda per tutta Europa, assumendo forme diverse ma comuni. 

Dalle mobilitazioni per il fiume Odra in Polonia, all’iniziativa per i diritti della laguna di Venezia, ci sono comunità, organizzazioni, reti ed associazioni che promuovono nuove forme di tutela, sviluppando anche progetti culturali e artistici che cercano di cambiare il nostro modo di guardare alla natura e, sulla base di esso, costruire un quadro giuridico e di governance.

Seppur radicate in contesti diversi, l’iniziativa offre a queste voci la possibilità di incontrarsi attorno a una proposta comune, portando le esperienze maturate localmente all’interno del dibattito politico e legislativo europeo. La natura non conosce confini, e le crisi di oggi richiedono sempre di più risposte transnazionali. 

Firma per la Natura

La raccolta firme è aperta. Ma la sfida va oltre l’obiettivo di raggiungere una soglia numerica. È anche un’occasione per parlarne, rimettere in discussione, farsi delle domande, anche scomode. In Italia, come nel resto d’Europa, possiamo partire dai luoghi intorno a noi che conosciamo – un fiume, un lago, una foresta, una montagna – e dalle persone che se ne prendono cura. Perché il futuro degli ecosistemi e quello delle nostre comunità sono inseparabili. 

 

Firma l’iniziativa: https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2026/000006_it

Per saperne di più: https://www.rightsfornature.eu/

Foto e materiali visivi: Ufficio stampa e campagna ufficiale dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) Rights for Nature, evento di presentazione al Parlamento europeo, Bruxelles, 2 luglio 2026 (rightsfornature.eu).

Stella Bongiorno
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Stella Bongiorno è attivista e giovane ricercatrice indipendente in filosofia politica. Si occupa di Diritti della Natura e Diritti dei Popoli Indigeni, e lavora con la Global Alliance for the Rights of Nature (GARN) al coordinamento della rete europea e dell’Iniziativa dei Cittadini Europei Rights for Nature.

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