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emergency ripudia la guerra

Con Emergency R1PUD1A la guerra


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La campagna R1PUD1A, promossa da EMERGENCY, nasce per riaffermare il valore e l’effettiva applicazione dell’articolo 11 della Costituzione italiana, secondo cui «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». L’iniziativa è stata lanciata il 4 novembre 2024, in un contesto internazionale caratterizzato dall’aumento dei conflitti armati, dal riarmo e dalla crescente legittimazione della forza militare come strumento di politica internazionale. 

Il significato del ripudio della guerra

Il punto di partenza della campagna è la convinzione che il ripudio della guerra non debba restare una dichiarazione di principio, ma debba tradursi in scelte politiche, comportamenti individuali e iniziative collettive concrete.

EMERGENCY, forte di oltre trent’anni di esperienza nell’assistenza alle vittime dei conflitti, richiama l’attenzione sulla realtà della guerra: morte, distruzione, sofferenza delle popolazioni civili e violazione sistematica dei diritti umani. La guerra non è soltanto uno scontro fra apparati militari, ma una tragedia umana che compromette la possibilità di vivere in sicurezza, dignità e libertà.

La campagna rifiuta inoltre l’idea che possano esistere guerre «giuste» o «umanitarie», espressioni che rischiano di rendere accettabile l’uso della violenza militare attraverso una sua giustificazione morale. Il ripudio della guerra implica, al contrario, il riconoscimento della diplomazia, del dialogo, della cooperazione internazionale e della tutela dei diritti come strumenti fondamentali per affrontare i conflitti.

Questa prospettiva si collega direttamente all’esperienza e al pensiero di Gino Strada, fondatore di EMERGENCY, per il quale la guerra non può essere considerata una soluzione praticabile, poiché produce inevitabilmente vittime e distruzione.

La difesa dell’articolo 11 e il contrasto alla militarizzazione

R1PUD1A denuncia la distanza fra il principio costituzionale e alcune tendenze della politica contemporanea: aumento delle spese militari, rafforzamento degli apparati bellici, ampliamento del ruolo dell’opzione militare nelle relazioni internazionali e crescente presenza della retorica della guerra nella società.

La campagna richiama anche le conseguenze economiche e sociali del riarmo. Le risorse pubbliche destinate agli armamenti sono risorse che non possono essere impiegate contemporaneamente per rafforzare la sanità, la scuola, il welfare, la ricerca e l’innovazione. La sicurezza, secondo questa impostazione, non può essere identificata esclusivamente con la capacità militare di uno Stato: deve comprendere anche la protezione delle persone, la giustizia sociale, il rispetto dei diritti e la prevenzione dei conflitti.

Il messaggio fondamentale è: la pace non è una posizione passiva né un’aspirazione astratta: è una responsabilità politica e civile che richiede partecipazione, consapevolezza e azione. 

Le iniziative della campagna

R1PUD1A intende trasformare la sensibilizzazione in mobilitazione diffusa, coinvolgendo cittadini, istituzioni, scuole, associazioni e realtà culturali.

La principale iniziativa in corso di realizzazione è la proposta di legge di iniziativa popolare (LIP) «Io obietto la guerra», che mira a riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra in tre ambiti:

  • Non con il mio corpo: riconoscere la possibilità di opporsi al servizio militare per ragioni di coscienza, senza dover attendere un’eventuale chiamata alle armi.
  • Non con il mio lavoro: consentire di rifiutarsi legittimamente di contribuire, attraverso il proprio lavoro, alla progettazione, produzione o movimentazione di beni destinati alla guerra.
  • Non con il mio consenso: promuovere una cultura politica e sociale coerente con il ripudio della guerra e della violenza come strumenti di risoluzione delle controversie internazionali.

La proposta mira a raccogliere 50.000 firme in sei mesi per essere presentata al Parlamento. Al 22 ottobre 2026, risultano 38.172 firme raccolte su 50.000 necessarie. 

Accanto alla raccolta delle firme, la campagna promuove altre forme di partecipazione:

  • I Comuni: possono sostenere pubblicamente il ripudio della guerra, facilitare la raccolta delle firme e promuovere registri di obiezione di coscienza.
  • Le scuole: sono chiamate a contrastare la propaganda bellica e a promuovere l’educazione alla pace, al dialogo e alla cittadinanza consapevole.
  • Gli spazi culturali: biblioteche, teatri, cinema, festival e altre realtà possono diventare luoghi di confronto e diffusione di una cultura non violenta.
  • I cittadini e le associazioni: possono informarsi, diffondere i contenuti della campagna, raccogliere adesioni e organizzare iniziative collettive.

La mobilitazione ha già coinvolto, alla data odierna, oltre 650 Comuni, 1.500 scuole e 300 spazi culturali. Questi numeri testimoniano la volontà di costruire una rete nazionale capace di tradurre il principio costituzionale in pratiche condivise. 

Una diversa idea di sicurezza e di futuro

La visione di R1PUD1A non si limita alla contestazione delle politiche di riarmo. Propone un diverso modo di concepire la sicurezza internazionale, fondato sulla prevenzione dei conflitti, sulla diplomazia, sulla cooperazione fra i popoli e sulla concreta attuazione dei diritti umani.

In questa prospettiva, la pace non coincide semplicemente con l’assenza di conflitti: richiede condizioni sociali, economiche e politiche che riducano le disuguaglianze, tutelino la dignità delle persone e rendano possibile la convivenza fra comunità diverse.

La campagna attribuisce quindi un ruolo centrale alla partecipazione democratica. Il cambiamento non è affidato esclusivamente ai governi o alle organizzazioni internazionali, ma anche alla capacità dei cittadini di organizzarsi, esercitare pressione sulle istituzioni e costruire alternative culturali alla normalizzazione della guerra.

Il ripudio della guerra diventa così un impegno che riguarda non soltanto chi decide le strategie militari, ma anche le istituzioni locali, il mondo dell’istruzione, i lavoratori e la società civile nel suo complesso.

R1PUD1A è una campagna di sensibilizzazione, mobilitazione civile e iniziativa politica che punta a rendere effettivo il principio costituzionale del ripudio della guerra. Il suo obiettivo è contrastare l’idea che la guerra sia inevitabile o costituisca uno strumento ordinario della politica internazionale, promuovendo invece il dialogo, la diplomazia, i diritti umani e la partecipazione democratica.

La raccolta di firme per la legge «Io obietto la guerra» rappresenta uno degli strumenti concreti attraverso cui questa visione cerca di tradursi in un riconoscimento giuridico del diritto all’obiezione di coscienza.

Il messaggio conclusivo della campagna è chiaro: ripudiare la guerra significa assumersi una responsabilità individuale e collettiva, contribuendo a costruire una società nella quale la pace non sia soltanto un valore proclamato, ma un criterio effettivo delle decisioni pubbliche e dei comportamenti quotidiani.

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