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Centro Balducci

Perché il “Balducci” non perda voce


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Pubblichiamo questa lettera aperta e aderiamo alla richiesta che vi è espressa.

 

Care Socie e cari Soci, care Amiche e cari Amici del Centro “Balducci”,

ci sono luoghi che non si limitano a esistere e cambiano la vita delle persone. Da più di trent’anni il Centro “Balducci” vive grazie alla fiducia, alla vicinanza e alla generosità di tante persone che ne hanno condiviso il cammino, sostenendone l’accoglienza, le attività e la presenza culturale nel territorio.

Da tempo non ci rivolgiamo direttamente a voi per chiedere un contributo. Oggi, in occasione del 34° Convegno annuale, che scalderà i cuori per un nuovo anno all’insegna dei diritti umani per tutti, sentiamo il dovere di farlo con trasparenza e con la consapevolezza che il momento che stiamo attraversando richiede il sostegno di quanti hanno a cuore questo luogo e ciò che esso rappresenta.

Le offerte liberali sono progressivamente diminuite, anche a causa della difficile congiuntura economica che coinvolge tante famiglie e realtà sociali. Nello stesso tempo, sono aumentati i costi necessari per garantire ogni giorno un’accoglienza dignitosa e di qualità alle circa cinquanta persone ospitate al Centro: le utenze, le manutenzioni ordinarie, le spese connesse alla vita quotidiana e alla cura degli ambienti.

Circa la metà delle persone accolte è completamente sostenuta dalla solidarietà che il Centro può offrire in assenza di convenzioni con enti pubblici. Ciò è frutto della scelta di sostenere prima di tutto le persone più fragili che non sono riuscite ad accedere ad altri interventi.

A ciò si aggiungono gli interventi di manutenzione straordinaria di cui la struttura ha bisogno per continuare a essere quella casa sicura e funzionale e che abbiamo sempre cercato di garantire.

Ma il Centro “Balducci” non è soltanto una casa che accoglie. È anche un luogo che genera cultura, relazione, confronto e responsabilità civile.

Viviamo un tempo nel quale ritirarsi significa rischiare di lasciar scomparire dallo spazio comune la voce delle persone fragili, dei poveri, dei migranti e di quanti vedono messi in discussione diritti umani che dovrebbero essere riconosciuti come inalienabili. Per questo sentiamo ancor più necessaria la promozione di una cultura capace di interrogare le coscienze, alimentare il pensiero critico, favorire la partecipazione e custodire la responsabilità verso gli altri.

Continuare a farlo richiede strumenti adeguati ai tempi, una capacità comunicativa più forte e la possibilità di mantenere viva una presenza culturale che non si limita a raccontare ciò che accade, ma cerca di contribuire a costruire una società più giusta, inclusiva e consapevole.

Questo è reso possibile anche da una grande ricchezza che spesso rimane nascosta: la gratuità del lavoro svolto ogni anno dalle volontarie e dai volontari del Centro, grazie ai quali riusciamo ad assicurare con costanza la raccolta e la distribuzione di alimenti, vestiario e farmaci alle persone italiane e straniere che vivono in condizioni di maggiore difficoltà.

Tutto ciò racconta di una comunità viva e generosa, capace di donare ogni anno migliaia di ore di servizio, competenze, relazioni e vicinanza concreta. Il volontariato rappresenta il cuore pulsante del Centro Balducci e la sua risorsa più preziosa. Tuttavia, un’accoglienza qualificata, continuativa e rispettosa della dignità di ogni persona richiede anche professionalità, coordinamento, progettazione e una struttura organizzativa solida. La gratuità e la generosità dei volontari, per quanto straordinarie e indispensabili, non sono sufficienti da sole a garantire questi servizi né a sostenerne i costi. Per questo sono necessarie anche adeguate risorse economiche, indispensabili per mantenere e sviluppare nel tempo le attività del Centro.

Il nostro sogno – che dà continuità a quello di Pierluigi Di Piazza – è che il “Balducci” non perda voce, continuando a essere un luogo di accoglienza “alta”, competente e profondamente umana; un luogo capace di offrire non soltanto ospitalità, ma dignità, ascolto, accompagnamento e nuove possibilità.

Confidiamo che ragioni economiche non ci costringano a ridurre la qualità dei servizi, delle attività e della presenza che il Centro offre. Vorremmo, al contrario, continuare a crescere nella capacità di accogliere e di essere una voce libera e responsabile per il territorio, affinché chiunque si trovi nel bisogno possa incontrare non solo un aiuto immediato, ma anche un accompagnamento competente e una comunità capace di prendersi cura.

Per questo motivo ci permettiamo di chiedere un libero contributo, secondo le possibilità di ciascuno. Ogni donazione, piccola o grande, sarà un gesto concreto per sostenere le persone accolte, custodire i servizi a loro favore e mantenere viva la presenza culturale e civile di questa realtà.

È una richiesta urgente che affidiamo alla vostra sensibilità con gratitudine e fiducia. Chi desidera contribuire può effettuare un’elargizione:

balducci

Grazie fin d’ora a quanti sceglieranno di essere ancora una volta parte di questo cammino.

Il Centro “Balducci” continuerà a essere ciò che è soltanto se nessuno smetterà di sentirlo anche un po’ suo. Con riconoscenza, amicizia e l’augurio di una buona prosecuzione di estate,

Zugliano, settembre 2026

Paolo Iannacone
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Di origini triestine, prete da trent’anni, dalla morte di Pierluigi Di Piazza è alla guida del Centro di Accoglienza e di Promozione culturale “Ernesto Balducci” di Zugliano, in provincia di Udine. Da due lustri è parte del gruppo degli amici della Lettera di Natale. Giornalista pubblicista già condirettore del settimanale “Vita Nuova” e conduttore della trasmissione radiofonica della Rai Fvg “Incontri dello spirito”, ha spesso operato sul fronte delle periferie esistenziali, al fianco di migranti, detenuti e persone Lgbtqia+.

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