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Paluzza Società della Ragione

Oltre la crisi. (Ri)costruire la democrazia


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Qualche giorno fa, il 9 settembre 2026, alla Camera dei deputati è ripreso l’esame in commissione del disegno di legge noto come “ddl antisemitismo”, già approvato al Senato. Un testo che, a dispetto dell’apparente fine nobile di contrasto all’antisemitismo, non è una legge antirazzista, ma uno strumento di limitazione del diritto di critica verso le politiche dello Stato di Israele, volto a neutralizzare le mobilitazioni per la Palestina e contro il genocidio. È, in sostanza, l’ennesimo provvedimento normativo – richiamiamo alla memoria, tra gli altri, i due decreti sicurezza del 2025 e del 2026, ma prima ancora la legge “ecovandali” – che persegue «il fil noir del governo Meloni – come lo ha definito Alessandra Algostino su il manifesto – la repressione del dissenso» (Non antisemitismo ma contrasto al dissenso, 9 settembre 2026).

Alla repressione del dissenso, lo scorso anno, la Società della Ragione aveva dedicato il suo seminario annuale, Gli spazi del dissenso. Leggi criminogene e restringimento della dialettica democratica: quali strumenti e quali spazi per il dissenso? (https://www.societadellaragione.it/agenda/gli-spazi-del-dissenso/, lo avevamo raccontato su questa testata: https://ilpassogiusto.eu/come-resistere-in-tempi-torbidi-il-seminario-de-la-societa-della-ragione/ ), interrogandosi – grazie al contributo di voci provenienti dal mondo della ricerca, delle professioni e dell’attivismo, tra cui la stessa Alessandra Algostino – non solo sulle politiche neoautoritarie, sulla progressiva rimozione del conflitto e sulla repressione della protesta, ma soprattutto sulle possibilità della resistenza: sugli strumenti da utilizzare, gli spazi da difendere e quelli da costruire, sulle alleanze sperimentate e quelle possibili.

Attraverso la krísis…

A un anno di distanza, la Società della Ragione tornerà a Paluzza, il 25 e 26 settembre con Oltre la crisi. (Ri)costruire la democrazia. Con questo seminario, vorremmo provare idealmente a chiudere un ciclo di riflessione avviato nel 2022, con il seminario Dentro la krísis. Referendum, parlamento, partiti e partecipazione politica. La crisi che avevamo scelto di attraversare era quella delle forme e degli istituti della democrazia: la difficoltà del referendum, la perdita di centralità del Parlamento, la crisi dei partiti e della rappresentanza, le trasformazioni della partecipazione politica. Ma già allora il ricorso alla parola greca krísis conteneva qualcosa di più della diagnosi di un declino. Come ricordava Grazia Zuffa introducendo quelle giornate, una crisi può conoscere esiti diversi: dipende da come la interpretiamo, dalle prospettive che siamo capaci di aprire e dalle iniziative politiche che mettiamo in campo, krísis, del resto, nel suo significato etimologico è tanto il declino, quanto la trasformazione.

Crisi e critica sono, d’altra parte, una coppia ricorrente, con la stessa radice etimologica nel verbo krinein, che indica l’azione di scegliere, distinguere, giudicare. In questi anni, abbiamo provato ad esercitare la critica dentro la crisi: leggere i processi in corso e metterne in discussione la pretesa inevitabilità. Abbiamo cercato di portare avanti quella peculiare «arte di non essere governati in quel modo e a quel prezzo» (Michel Foucault, Illuminismo e critica, Donzelli editore, 1997) nell’odierna fase storica di grande trasformazione e dentro l’attuale quadro politico allarmante a livello globale: tra regime di guerra, crisi climatica e autoritarismi e neofascismi crescenti. E proprio alla critica è intitolata la nuova Fondazione che inaugureremo sabato 26 settembre a Casali Sega, durante le giornate del seminario: Ragione e Critica. Una Fondazione nata per raccogliere e proseguire l’impegno civile, politico e culturale di Franco Corleone e il pensiero e l’azione di Grazia Zuffa, e che proprio in Carnia avrà la sua sede.

Ma se la critica rimane necessaria, quest’anno vorremmo provare a compiere un movimento ulteriore. Continuare a interrogare la crisi e, insieme, provare a spingerci oltre: non soltanto comprendere e contrastare i processi che impoveriscono la democrazia, ma tornare a domandarci quale democrazia vogliamo. È in questo senso che il “ri” di (ri)costruire è rimasto tra parentesi. Perché non si tratta semplicemente di ricostruire ciò che c’era prima, di mettere insieme i cocci, come se la democrazia precedente alla crisi fosse un modello compiuto. Si tratta di interrogare le sue promesse mancate, le esclusioni e le diseguaglianze che l’hanno attraversata, e di immaginare ciò che ancora non c’è.

Il programma di lavoro

Le due giornate si svolgeranno nella sala del Consiglio comunale di Paluzza, in piazza XXI-XXII Luglio, con il patrocinio e l’ospitalità del Comune di Paluzza, che vogliamo per questo ringraziare. Una sede particolarmente significativa per un seminario dedicato alla democrazia: non soltanto perché è il luogo istituzionale della rappresentanza della comunità, ma perché al centro della sala si trova il tavolo della malga Promosio, testimone dell’eccidio della Valle del But. Un oggetto che porta dentro il luogo della democrazia la memoria concreta della violenza fascista e della Resistenza.

Il programma delle due giornate prova a muoversi lungo questa linea. Venerdì pomeriggio Stefano Anastasia aprirà la discussione sul disegno autoritario di una “democrazia dimezzata”, senza conflitto né pluralismo, con Rosaria Pirosa come discussant. Lara Trucco affronterà poi la proposta di nuova legge elettorale nella sessione “Oltre la truffa”, insieme ai discussant Antonio Floridia e Nicolò Scibelli.

Sabato mattina sarà dedicato alle “Violenze di Stato”, a quelle promesse non mantenute, al lato oscuro della democrazia. Letizia Lo Giudice discuterà della violenza dei confini con Raffaele Modugno; Katia Poneti della violenza istituzionale, con Mimmo Passione e Leonardo Fiorentini. Sono le prime quattro sessioni a mantenere il seminario saldamente dentro l’esercizio della critica: la trasformazione in senso autoritario della democrazia, le regole della rappresentanza, i confini e la violenza esercitata dalle istituzioni.

Nel pomeriggio proveremo invece a cambiare la domanda. “Costruire democrazia” è il titolo scelto per l’ultima parte del seminario. Prima chiedendoci, con Daniela Belliti e le discussant Cecilia D’Elia e Anna Paola Peratoner, “Di che politica abbiamo bisogno?”; poi affidando a Valeria Verdolini, Patrizia Meringolo e Vincenzo Scalia la parola con la quale abbiamo deciso di concludere queste giornate: “Utopie”.

Riconquistare l’Utopia

Il plurale ci interessa. Non abbiamo in mente un modello di società perfetta né una fuga dalla materialità dei conflitti che abbiamo discusso fino a quel momento. Ci interessa piuttosto recuperare una dimensione che la politica sembra avere progressivamente smarrito: la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste, di pensare possibilità che il presente tende a escludere dal campo del praticabile. Se la critica mette in discussione la necessità di ciò che è, l’utopia può forse aiutarci a porre la domanda su ciò che potrebbe essere.

È questo il passo che vorremmo provare a compiere andando oltre la crisi: non smettere di criticare lo stato di cose presente, non abbandonare il conflitto e la resistenza, ma provare a riaprire uno spazio per la costruzione e per l’immaginazione politica.

Il seminario sarà aperto a tutte e tutti e potrà essere seguito anche a distanza, in diretta sui canali della Società della Ragione. Per partecipare in presenza è necessario iscriversi compilando l’apposito form: https://forms.gle/kgSAnxpTnyXUjKpZA

 

«seeking a now that can breed futures»

«cercando un adesso che dia vita a futuri»

Audre Lorde, A Litany for Survival

 

Giulia Melani
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Sociologa del diritto, PhD, borsista di ricerca presso l’Università degli Studi di Firenze, si occupa di diritto penale, carcere e salute mentale. È Presidente de La società della ragione.

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