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CERS S.Domenico presentazione del libro Avete rotto l'atomo.
CERS S.Domenico presentazione del libro Avete rotto l’atomo.

Nucleare: futuro o passato che ritorna?


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La Camera dei Deputati ha approvato una norma per il ritorno del nucleare in Italia (1), un argomento che dagli anni ‘80 divide l’opinione pubblica. E’ la giusta soluzione per risolvere i problemi energetici del nostro Paese? Ne abbiamo parlato con Matteo De Piccoli, ingegnere nucleare ed energetico, formatosi al Politecnico di Torino, attivista climatico con “Ci sarà un bel clima” e coautore del libro “Avete Rotto l’Atomo” (2).

A che punto siamo con l’innovazione tecnologica nella produzione di energia nucleare mediante fissione o fusione?

La fusione è ad un livello di maturità estremamente prototipale (3), motivo per cui non può supportare la transizione ecologica. Il progetto meno lontano dall’ obiettivo è il tokamak (4), su cui lavorano Ue, Usa e Cina, che sta passando dal prototipo DEMO con l’obiettivo di provare a produrre più energia di quella necessaria ad attivare la reazione di fusione nucleare: per la sua commercializzazione però si parla di non prima del 2050.

Per quanto concerne la fissione abbiamo diverse generazioni di tecnologie, quelle più evolute (specie in termini di sicurezza) e già pronte per l’utilizzo sono la 3° e la 3°+, che sono quelle che venivano proposte dal governo Berlusconi nel 2009.

Gli SMR (Small Modular Reactor) di cui si parla molto in questo periodo non sono una nuova tecnologia ma dei reattori di taglia inferiore che puntano alla “modularità”, con l’idea di essere costruiti in fabbrica e poi trasportati sul sito riducendo teoricamente i costi.

La quarta generazione, di cui si parla oggi nel dibattito pubblico, anche di governo, è un calderone dove troviamo tutte le tecnologie che ancora non sono giunte a maturazione commerciale, spesso per motivi tecnici più che fisici, perché di fatto il processo non è molto diverso da una centrale termoelettrica, solo che al posto del gas e del carbone si produce calore dalla reazione nucleare; esse si dividono in due famiglie: i “reattori veloci” e i “reattori ad alta temperatura”, entrambe promettono da decenni di alzare l’asticella della produzione energetica da nucleare perchè con i primi si riuscirebbe a riciclare, potenzialmente, il combustibile (burning) e a produrre ulteriore combustibile (breeding), con i secondi si potrebbe alzare la temperatura, che ora si aggira tra i 300/350 gradi per motivi strutturali, fino a 700/900 gradi, siamo però lontani dalla commercializzazione di tali tecnologie. 

Dici “nucleare”, pensi alle scorie, ma perché è un problema solo quando parliamo di centrali, se siamo pieni di rifiuti radioattivi anche senza di esse?

Intanto dobbiamo usare le terminologie corrette perché la scoria identifica un qualcosa da buttare, qui parliamo di “combustibile esausto”; i residui di fissione possono essere scoria, rifiuto o risorsa, tutto dipende dalle tecnologie a disposizione.

Composizione Combustibile Esausto Nucleare

I materiali radioattivi si distinguono in 3 categorie: a bassa, media ed alta attività e in base a questo hanno diverse modalità di stoccaggio. I prodotti a bassa attività come quelli medici o i materiali che nelle centrali si sono attivati ma non a livello di combustibile (esempio l’acqua che passa nel circuito) vanno nei depositi di superficie, il combustibile esausto invece va nelle piscine di raffreddamento delle centrali per almeno 5 anni, dopodichè viene portato nel deposito di superficie, in spazi appositi, per una cinquantina di anni e infine spostato nel deposito geologico (rendendolo spesso non recuperabile) insieme a tutti i prodotti di media e alta attività. Questo deposito di fatto è una caverna a 500 mt sotto terra nella quale si dovrebbe avere la certezza, per un periodo di tempo che va da 100mila a 500mila anni, di una corretta conservazione “tale e quale”, esistono inoltre gli elementi radioattivi mobili che, pur non essendo molto pericolosi se toccati, creano problemi se ingeriti, essi sono pericolosi perchè non rimangono confinati nel deposito geologico, sono solubili in acqua e mantengono la radioattività per milioni di anni, il loro contenimento è attualmente una grande sfida ingegneristica.

In Italia purtroppo non abbiamo ancora un deposito nazionale, tutto il combustibile esausto è rimasto nelle vasche di contenimento dei reattori per decenni, mentre oggi è stato riprocessato in Francia e Inghilterra e vista l’assenza del deposito in Italia verrà conservato in Francia (e pagato nelle nostre bollette).

Abbiamo le centrali ai nostri confini quindi noi siamo comunque a rischio in caso di incidenti, perché allora non sfruttare questa tecnologia soprattutto considerando che, secondo i dati, la produzione da nucleare è sicura quanto il solare e l’eolico?  

Mia mamma ha sempre detto “non guardare gli altri, ma te stesso”, anche perchè con questo ragionamento uno potrebbe dire “beh la Cina non fa abbastanza per la crisi climatica, allora non faccio niente neanche io”, non sta in piedi il ragionamento.

Parlare di sicurezza quando si tratta di nucleare è abbastanza complesso perché siamo abituati a ragionamenti lineari: “faccio una cosa e mi aspetto delle conseguenze proporzionali all’impegno che ci metto”, ma col nucleare non è così, paragonare le altre tecnologie al nucleare è fuorviante, non sono le stesse metriche perché se è vero che il nucleare ha il numero tra i più bassi di morti per kWh prodotto e che la probabilità di incidente sia significativamente più bassa, i danni potenziali di un incidente non sono comparabili: se brucia un parco fotovoltaico non avrò un’area di migliaia di chilometri interdetta per secoli ed è oggettivo che non avrò lo stesso danno sia in termini economici che ecologici rispetto ad un incidente nucleare grave (e.g. scala INES 7), ciò che è soggettivo è la scelta politica di prendersi o meno determinati rischi.

“In 10 anni le centrali saranno pronte” lo sentiamo spesso, cosa puoi dirci sui reali costi e tempistiche della costruzione delle centrali nucleari? 

Le filiere delle tecnologie nucleari sono molto dipendenti dai fornitori, i quali sono legati agli stati, ad esempio Francia, Inghilterra, Russia, Usa hanno sviluppato delle tecnologie ad hoc e diverse l’una dall’altra, come se la FIAT usasse solo la benzina prodotta dalle sue raffinerie e così anche le altre marche, questa cosa si riflette sui costi e sui tempi di costruzione.
I cinesi, che usano lo stesso concept Usa, sono effettivamente in grado di costruire un reattore da 1 GW in 7 anni, un po’ come fece la Francia con il Piano Messmer (5) negli anni ‘70 in risposta alla crisi petrolifera (che per molti versi ricorda quella attuale di Hormuz), noi in Europa e negli USA abbiamo ormai perso questo Know-How nella costruzione delle centrali, per questo i tempi si allungano e i costi aumentano).

Pensiamo ad uno scenario dove un imprenditore vuole costruire una centrale e ottiene subito le autorizzazioni e l’ok della comunità, dovrebbe investire 5-10 miliardi che rimarrebbero bloccati per 10/20 anni (necessari per la costruzione) e non rientrerebbe dai costi in meno di altri 40 anni (senza calcolare l’inflazione), chi glielo fa fare?

Ma è vero che, se avessimo il nucleare, pagheremmo meno le bollette?

Il vantaggio del nucleare non è nei costi ma nella produzione più stabile, perché se andiamo a vedere il costo al MWh esso è 2 o 3 volte maggiore rispetto al solare con batterie, quindi dire che il nucleare abbassa le bollette è semplicemente falso, poi si dice che con gli SMR avremo una riduzione dei costi, ma è una tecnologia che sarà disponibile, forse, dal 2035.

L’eolico e il solare hanno costi di generazione decisamente più bassi, il fotovoltaico va dai 40 ai 60 Euro al MWh, l’eolico 80, il gas 100/110 e il nucleare tra i 120 ai 160, non va però dimenticato che la produzione energetica da eolico e solare è gratis (dopo che hai installato la pala o il pannello) non avendo bisogno di combustibile, ma non è “su richiesta”, essa infatti è variabile ed è disallineata rispetto alla domanda.

Eolico, fotovoltaico e batterie sono un mix che può garantire una fornitura di energia elettrica in grado di coprire fino al 70/80% dei consumi adeguando la rete di trasmissione e sistemi di accumulo, volendo aumentare questa percentuale andremmo verso problematiche tecniche su cui non entrerei nel merito ma che inevitabilmente porterebbero ad un aumento dei costi che può essere limitato dall’evoluzione delle batterie, una tecnologia che sta “esplodendo” nel mercato arrivando a costi ormai risibili rispetto a 10 anni fa, di questo dobbiamo ringraziare la Cina.

Questo è comunque un falso problema perchè, ad ora, siamo solo al 40% di energia elettrica da fonti rinnovabili (6), inoltre l’elettricità è ancora solo una parte dell’energia che necessita alla nostra società, perciò i margini di miglioramento sono amplissimi.

Il nucleare garantisce l’indipendenza energetica? è una fonte rinnovabile?

Il sistema delle energie fossili ha bisogno di una fornitura costante e continua, è dunque poco resiliente alle crisi e ci rende fortemente dipendenti, il nucleare e le rinnovabili sono migliorative in questo senso, inoltre quello del fossile è un sistema ciclopico nelle dimensioni, basti pensare che metà delle navi in circolazione nel mondo trasportano combustibili fossili…

Va però fatta una differenziazione tra indipendenza tecnologica (produzione e approvvigionamento) e indipendenza in termini di scorte. Il fotovoltaico, una volta acquistati i pannelli, garantisce l’energia per 20/25 anni, richiedendo solo manutenzione, inoltre può essere riciclato (su questo dobbiamo ancora fare tantissimo) perchè la maggior parte (90%) degli elementi è silicio(sabbia), alluminio, poi altri materiali critici (CRM) su cui dobbiamo fare uno sforzo per massimizzare il riciclo al fine di garantire una indipendenza tecnologica sempre più ampia. Il nucleare, rispetto alle fossili, fornisce una indipendenza delle scorte di 3-5 anni ma, come dicevamo prima, ha filiere diverse, quindi una volta acquistata una tecnologia da un Paese si crea una dipendenza tecnologica verso quel paese, quindi la dipendenza da terzi del nucleare è molto più invasiva rispetto alle rinnovabili, anche perchè richiede maggiore continuità di approvvigionamento. 

Quando si parla di nucleare si ragiona solo sulla centrale in sé e mai sulla catena di approvvigionamento, dalla creazione del combustibile allo smaltimento.

Il nucleare sarebbe potenzialmente rinnovabile ma le tecnologie attualmente non sono mature, inoltre ritorna sempre il problema dell’aumento dei costi e, soprattutto, delle diverse filiere con le tecnologie che non “parlano” tra loro, quindi per ora non possiamo definirla rinnovabile.

Libro Avete rotto l'atomo

Fonti

 (1): L’Italia torna al nucleare: cosa cambia con lo storico voto in Parlamento (e dove nasceranno i mini-reattori) 

(2): AVETE ROTTO L’ATOMO | People 

(3): https://www.iea.org/data-and-statistics/data-tools/etp-clean-energy-technology-guide?layout=trl&selectedTechID=235c97c9

(4): Tokamak – Wikipedia 

(5): Storia del programma nucleare civile francese – frwiki.wiki 

(6):Settore elettrico 

 

Fonti tabella 1

 

  • Schneider, Mycle, Antony Froggatt et al., World Nuclear Industry Status Report 2025, Mycle Schneider Consulting, Paris, 2025. [Flamanville-3: pp. 108-109; Olkiluoto-3: p. 493; Vogtle-3&4: pp. 83 e 231; Hinkley Point C: pp. 188-190; tempi di costruzione: pp. 61-62.]
  • Cour des comptes, La filière EPR : une dynamique nouvelle, des risques persistants — Rapport de suites, Cour des comptes, Paris, gennaio 2025.
  • https://www.nao.org.uk/wp-content/uploads/2017/06/Hinkley-Point-summary.pdf
  • https://www.neimagazine.com/news/final-takeover-of-ol3-complete/ 
  • https://www.georgiapower.com/about/energy/plants/plant-vogtle/units-3-4.html
  • https://www.sec.gov/Archives/edgar/data/0000788816/000104746911009775/a2206494zex-99_1.htm 
  • https://pris.iaea.org/
Daniele Andrian
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Ecologista e federalista, classe 1991, ex co-portavoce regionale di Europa Verde F-VG, diplomato professionale, inizia la sua esperienza lavorativa nella ristorazione e poi nella logistica, ora metalmeccanico . Da queste esperienze comprende che il mondo del lavoro deve cambiare e che la necessaria transizione ecologica dovrà per forza passare dalla rivoluzione del sistema produttivo.

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