
La Casa della Comunità: cosa cambia e cosa resta
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La Casa della Comunità nasce con il DM 77/2022 “Modelli e standard per lo sviluppo dell’Assistenza Territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale” finanziato dall’Unione Europea con fondi PNRR, con l’obiettivo di sviluppare l’assistenza sanitaria e socio sanitaria territoriale in seguito alla crisi economica e sociale conseguente alla pandemia da Covid.
L’obiettivo è quello di risollevare il Paese garantendo l’assistenza socio sanitaria territoriale e le cure primarie, che avevano messo a nudo la loro debolezza durante la pandemia.
Gli standard previsti dal DM sono elevati, i tempi sono stabiliti con precisione, pena la perdita dei finanziamenti, il monitoraggio è continuo, le aspettative alte, il finanziamento importante: una sfida.
Il Servizio Sanitario Nazionale, nato nel 1978 e universalmente riconosciuto per la qualità e i risultati, mostra sempre più segni di cedimento e la riforma si presenta come un’opportunità da cogliere prima che sia troppo tardi.
L’ultimo treno per il Servizio Sanitario Nazionale?
In questo contesto le Case della Comunità rappresentano un punto di riferimento per la risposta ai bisogni di natura sanitaria e sociosanitaria per la popolazione, perseguendo i principi della medicina di iniziativa e di presa in carico, con la valorizzazione della partecipazione di tutte le risorse della comunità.
Il DM 77 così definisce le Case della Comunità: “La Casa della Comunità (CdC) è il luogo fisico di riferimento per la comunità su cui insiste, è un luogo di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria al fine di trovare risposta ad un proprio bisogno di salute. La CdC introduce un modello organizzativo di approccio integrato e multidisciplinare attraverso un’équipe multiprofessionale territoriale. Costituisce la sede privilegiata per la progettazione e l’erogazione di interventi sanitari.” Quindi un luogo fisico, innanzi tutto, nel quale si insedia un’equipe che opera mediante un preciso modello organizzativo.
La presa in carico del paziente, punto cardine dell’assistenza primaria, prevede l’identificazione di un’équipe multiprofessionale minima, composta da medico di medicina generale (MMG)/pediatra di libera scelta (PLS), medico specialista ed infermiere, dove il MMG rappresenta il referente del caso in quanto titolare del rapporto di fiducia con il singolo assistito in tutta la sua globalità e in tutte le fasi della vita.
Nella nostra regione, in vista della scadenza prevista dal PNRR, sono sorte numerose CdC, spesso contestate a livello locale anziché essere “co-progettate” con la comunità.
A Gorizia questo è il punto
Prendiamo un esempio che conosco meglio: la CdC di Gorizia.
Si tratta di una bella ristrutturazione dell’ex ospedale pneumologico di Gorizia, per la quale sono stati spesi complessivamente circa 47 milioni, di cui il 10% finanziato dal PNRR, il resto dalla regione.
La struttura è bella ma non ancora completa, in quanto manca il parcheggio per operatori e utenti.
La CdC non è ben servita dai mezzi pubblici, in quanto l’autobus più frequente passa ogni 45’, manca una viabilità ciclabile ed è situata in una zona periferica di Gorizia.
Trattandosi di una CdC hub il medico è presente 24 h, se consideriamo la presenza del medico di continuità assistenziale. Sono presenti le strumentazioni per la diagnostica di base (ad es. ecografo, elettrocardiografo, ecc.) ma non tutti i medici li utilizzano in quanto non è stata fatta formazione specifica.
E’ possibile la telerefertazione, ma, anche in questo caso, solo quando il medico è in grado di utilizzare gli strumenti.
Al momento ci sono due ambulatori specialistici, cardiologico e diabetologico, con apertura di alcune ore alla settimana (la guida ai servizi non specifica l’orario di apertura).
Ci sono due tipologie di ambulatori di cure primarie: 3 ambulatori ASAP (Ambulatorio Sperimentale Assistenza Primaria) e un ambulatorio dove opera un medico incaricato (a tempo determinato). Mancano completamente i MMG e i PLS.
L’assistente sociale è presente una mattina alla settimana.
Esiste un ambulatorio infermieristico al quale si accede su appuntamento con impegnativa del medico, c’è il Punto Unico di Accesso (PUA), l’Infermiere di Comunità, un punto prelievi aperto un’ora e mezza ogni mattina.
Mancano ancora il CUP, gli uffici amministrativi del Distretto, gli ambulatori vaccinali.
Per quanto riguarda la partecipazione della comunità (la nostra regione l’ha prevista esclusivamente per gli Enti del Terzo Settore), ASUGI ha pubblicato un bando per la co-progettazione di azioni di sistema a supporto delle fasce deboli scaduto a fine maggio e con riapertura dei termini fino a fine giugno.
Insomma un quadro chiaroscuro dove viene a mancare completamente una figura cardine dell’assistenza primaria: il MMG. Manca quindi di conseguenza l’equipe multiprofessionale e le attività che ne conseguono.
La comunità locale al momento non ha avuto modo di esprimersi con propri contributi.

Non bastano le inaugurazioni degli edifici
La normativa punta in alto ma sembra non aver fatto i conti con una grave carenza di personale e una miriade di rapporti di lavoro eterogenea e non lineare.
La progettualità con i MMG, benchè possibile, al momento manca completamente e la proposta di riforma sull’Assistenza Primaria voluta dal ministro Schillaci, che prevedeva la presenza obbligatoria degli MMG in CdC, è fallita, con gli stessi sindacati medici che si oppongono.
La CdC rischia di diventare l’ennesimo luogo fisico costruito prima di aver risolto il modello professionale che dovrebbe abitarlo.
Il sistema va riformato e non solo con nuovi edifici e tecnologie. Ci vuole il coraggio di cambiare sostanzialmente il modello di assistenza primaria magari facendo tutti un passo indietro (o in avanti?).
Cittadina goriziana, medico igienista ex dipendente ASUGI, con esperienza professionale maturata nell’ambito della prevenzione e della direzione sanitaria.
Da sempre appassionata di tematiche ambientali e della loro relazione con la salute attualmente referente per l’Ordine dei Medici di Gorizia in materia ambientale, e rappresentante dell’Ordine nell’ambito del Servizio Prevenzione della Direzione Centrale Salute, dove si occupa in particolare di aspetti sanitari legati alle ondate di calore.
Socia del Forum Gorizia, collabora con Legambiente su temi relativi alla salute e ambiente, fa parte del Comitato ambiente per Gorizia insieme a rappresentanti di diverse associazioni.
Da alcuni anni è membro del Coordinamento regionale per la salute pubblica, operando in particolare nel Comitato di Gorizia.
Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana” dal 2022 per meriti legati all’attività di prevenzione durante la pandemia Covid; iscritta nell’elenco dei tutori volontari dei Minori Stranieri Non Accompagnati per il Tribunale dei Minorenni di Trieste.
- Maria Teresa Padovan
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