
Quale futuro per i servizi sanitari goriziani?
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Lo scorso 18 febbraio si è tenuta a Gorizia l’assemblea aperta organizzata dal Comitato per la Salute Pubblica di Gorizia “Giorgio Bisiani”, con la presenza dei consiglieri regionali Capozzi, Honsell, Liguori e Moretuzzo.
Con rammarico da parte degli organizzatori, nonostante la sala gremita di cittadini, non si sono presentati pur essendo stati invitati: il Sindaco di Gorizia Ziberna, l’Assessore al welfare Romano e il Direttore Generale di Asugi Poggiana.
Dopo un commosso ricordo dell’amico e collaboratore Giorgio Bisiani, venuto a mancare improvvisamente nel mese di dicembre, il moderatore Adelino Adami ha passato in rassegna le principali criticità della sanità pubblica nel comune di Gorizia.
Per quanto riguarda il territorio uno dei problemi più sentiti dai cittadini è rappresentato dalla carenza di medici di medicina generale (MMG): migliaia di cittadini non hanno un medico di fiducia e devono affidarsi di volta in volta ai medici dei cosiddetti ASAP (Ambulatorio Sperimentale di Assistenza Primaria), che di sperimentale purtroppo hanno solo il nome in quanto da anni surrogano la funzione dei medici di base, senza garantire presa in carico e continuità assistenziale.

I punti del degrado territoriale
Ci si chiede se la Casa di Comunità e l’Ospedale di Comunità, che verosimilmente verranno inaugurati a fine marzo, potranno garantire le funzioni previste o rappresenteranno solo un mero trasferimento di strutture già esistenti (es. RSA), considerato che la stessa FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) denuncia la mancanza di MMG, l’eccessivo numero di assistiti in carico ai medici in attività e la grave carenza di infermieri.
A livello territoriale preoccupa anche il Centro di Salute Mentale (CSM) che ha visto dimezzare i posti letto in seguito ad un incidente occorso ormai diversi mesi fa senza che da allora ci sia stata alcuna rassicurazione circa il ripristino dei posti stessi.
Dal versante ospedaliero invece desta preoccupazione l’implementazione del Piano della Rete Oncologica che prevede per l’Urologia la sospensione dell’attività chirurgica per i tumori della vescica (cistectomia), pur essendo un centro di eccellenza che effettua un numero di interventi ben superiori allo standard con tecnica robotica e personale addestrato e che attrae pazienti anche da fuori regione.
Lo stesso timore vale per la chirurgia dei tumori del colon, dove opera una unica equipe su due sedi ospedaliere (Chirurgia Generale di Gorizia e Monfalcone).
Si rimane ancora senza una formale risposta per quanto riguarda le strutture di Cardiologia e UTIC, per le quali si era ventilata l’ipotesi della chiusura con trasferimento dell’attività a Monfalcone.
Il rischio è che un territorio debole possa influenzare negativamente un ospedale che viene progressivamente depauperato delle principali funzioni e che i – pochi – giovani professionisti che vogliono intraprendere una carriera sanitaria scelgano sedi ospedaliere con maggiori possibilità professionali. Il pericolo non taciuto è anche quello che i grandi ospedali hub a livello regionale vengano oberati da una quantità di richieste che possono ulteriormente intasare centri già in affanno.
In questo quadro sanitario critico viene tuttavia a mancare la trasparenza e il confronto con i cittadini, in una sostanziale mancanza di accountability da parte delle autorità locali.
Il moderatore chiede quindi ai consiglieri presenti di intervenire portando riflessioni e proposte per la soluzione dei problemi esposti.

Le critiche delle opposizioni
La consigliera Capozzi (M5S) affronta il tema dei MMG, estremamente carenti nel territorio isontino, anche in previsione della prossima apertura delle Case di Comunità dove dovrebbero svolgere la propria attività. Il fatto che manchino decine di medici e che i rimanenti abbiano un carico eccessivo di assistiti determina una scarsa attrattività della professione e su questo deve lavorare la Regione anche per ovviare a errori di programmazione avvenuti nel passato.
Il consigliere Honsell (Open Sinistra FVG) si sofferma sul problema dell’attrattività dell’Università sui giovani studenti: per essere attrattive le organizzazioni devono offrire stimoli professionali e valorizzare gli studenti e gli operatori. Oltre alla carenza di nuove leve esiste anche il problema delle dimissioni volontarie di chi già lavora e lascia la struttura pubblica a favore del privato. Dopo il Covid ci sono stati grossi finanziamenti, una quantità di denaro pubblico mai visto prima ma spesso ci si risolve a fare contratti con il privato in varie forme (gettonisti, cooperative) che costano di più e non garantiscono la qualità della struttura pubblica. Gli investimenti fatti con il PNRR si riducono ad azioni immobiliari dove verrà a mancare il personale dedicato. Infine i documenti programmatori delle organizzazioni sanitarie sono difficilmente leggibili e tradiscono un’opacità che lascia spazio all’improvvisazione.
La consigliera Fasiolo (PD) ricorda come la maggioranza regionale non accolga quasi mai gli emendamenti proposti, salvo poi fare suoi i consigli dell’opposizione in ritardo, ad esempio quello sul miglioramento dell’attrattività del personale sanitario. Approfondisce quindi il tema del Piano della Rete oncologica, dove si è scelto di accentrare la casistica nei grandi ospedali hub, anche a costo di disperdere le professionalità esistenti negli ospedali spoke, come ad esempio sta avvenendo nell’Urologia di Gorizia. Ciò determina disaffezione da parte dei professionisti. A suffragare tale concetto la triste realtà di 2643 dimissioni di personale sanitario negli ultimi 5 anni.
La consigliera Liguori (Civica FVG), da medico oncologo, riassume la storia della rete regionale negli ultimi decenni. Di fatto esiste già da anni una rete informale in quanto i medici operano in scienza e coscienza i casi che rientrano nelle proprie competenze ed indirizzano la casistica più rara a centri dove viene concentrata. Nessun medico si azzarderebbe ad operare casi di cui non ha esperienza professionale. Per quanto riguarda la sicurezza dei pazienti vi sono società scientifiche che da tempo propongono di rivedere i volumi della casistica e di mantenere e valorizzare i piccoli ospedali per garantire la qualità della rete.
Il consigliere Moretuzzo (Patto per l’Autonomia) sottolinea il problema della improvvisazione e del distacco della attuale politica regionale da quelli che sono i veri problemi dei cittadini. I cittadini sono disorientati, non capiscono cosa sta succedendo, non vedono più garantiti i loro diritti costituzionali nonostante il finanziamento regionale per la sanità non sia stato mai così ricco come in questi anni.
Vi è un’osmosi tra sanità territoriale e ospedaliera e l’impoverimento della medicina territoriale determina mancanza di appropriatezza nella domanda e scadimento della prevenzione. Gli ospedali di Comunità sinora inaugurati appaiono come mero trasferimento di funzioni già esistenti. Il Piano della Rete oncologica si sofferma su chiusure e accorpamenti ma non risolve il problema dei rapporti tra hub e spoke, tra quello che avviene prima e cosa succede dopo l’intervento chirurgico lasciando il paziente in balia dell’improvvisazione.
Le figure apicali delle organizzazioni sanitarie devono essere scelte per la competenza e non per l’accondiscendenza. Intere strutture sanitarie vengono date in appalto ai privati (vedi radiologia di Pordenone) con il rischio di perdere professionalità indispensabili. Il privato deve limitarsi a fare – bene – quello che gli viene richiesto da parte del sistema pubblico. Nulla deve essere gestito in maniera improvvisata. Le riforme devono essere fatte adesso con massima attenzione verso quello che è il principale bene comune della società: la sanità pubblica.
Una prima azione
Il moderatore Adami, ricordando la funzione totalmente apartitica del Comitato stesso, in conclusione annuncia che presenterà al Sindaco, all’Assessore, al Presidente del Consiglio e a tutti i Capigruppo del consiglio comunale di Gorizia la proposta di audire il Direttore Generale, il Direttore Sanitario e il Direttore di Distretto Alto Isontino in merito al futuro della sanità pubblica isontina. In mancanza di risposte tutta la cittadinanza è invitata a presenziare alle sedute di consiglio comunale fino all’ottenimento di una risposta concreta.
Cittadina goriziana, medico igienista ex dipendente ASUGI, con esperienza professionale maturata nell’ambito della prevenzione e della direzione sanitaria.
Da sempre appassionata di tematiche ambientali e della loro relazione con la salute attualmente referente per l’Ordine dei Medici di Gorizia in materia ambientale, e rappresentante dell’Ordine nell’ambito del Servizio Prevenzione della Direzione Centrale Salute, dove si occupa in particolare di aspetti sanitari legati alle ondate di calore.
Socia del Forum Gorizia, collabora con Legambiente su temi relativi alla salute e ambiente, fa parte del Comitato ambiente per Gorizia insieme a rappresentanti di diverse associazioni.
Da alcuni anni è membro del Coordinamento regionale per la salute pubblica, operando in particolare nel Comitato di Gorizia.
Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana” dal 2022 per meriti legati all’attività di prevenzione durante la pandemia Covid; iscritta nell’elenco dei tutori volontari dei Minori Stranieri Non Accompagnati per il Tribunale dei Minorenni di Trieste.
- Maria Teresa Padovan
- Maria Teresa Padovan


