
Nucleare. Servirà il terzo referendum?
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Dopo le vicende dell’autunno scorso (*) quando in Slovenia, nel giro di pochi giorni, fu indetto e poi ritirato da parte del Parlamento un referendum consultivo sul tema, la questione del raddoppio della centrale nucleare di Krško è ritornata di prepotente attualità.
In una conferenza promossa da Legambiente e tenutasi il 5 giugno scorso a Trieste presso il Circolo della Stampa, due geologi, Livio Sirovich, italiano, già dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, e Kurt Decker, austriaco, dell’Università di Vienna, hanno portato nuovi argomenti in particolare riguardanti la nota questione della localizzazione della centrale in un’area a elevato rischio sismico.
Un loro articolo apparso nella rivista, a controllo scientifico internazionale, della più prestigiosa istituzione scientifica internazionale nel campo della sismologia applicata e della pericolosità sismica, ha costretto NEK, la società che gestisce la centrale, a rivedere una mappa che metteva a confronto – con evidenti intenzioni di rassicurazione dell’opinione pubblica – il rischio sismico di tutte le centrali nucleari europee e dove quindi è confermato che il sito sloveno è fra i cinque più esposti.
Nella sezione Documenti è possibile trovare la sintesi di quella presentazione.
Il nucleare ritorna alla ribalta non solo al confine orientale ma pure a Roma.
E’ sempre di questi giorni l’approvazione alla Camera della legge delega sul ritorno del nucleare in Italia. Il testo passa ora al Senato. L’esito è scontato. Il governo punta soprattutto sugli SMR (i piccoli reattori modulari) come risposta alla attuale crisi energetica del Paese.
Ma questi impianti non esistono ancora. E i dati su quelli che sono stati testati sono impietosi. Il progetto SMR più avanzato al mondo era NuScale, negli Stati Uniti: a causa dei costi il progetto è stato cancellato.
Gli unici tre SMR oggi in funzione nel mondo raccontano la stessa storia: lo Shidao Bay 1 in Cina è entrato in funzione 16 anni dopo l’annuncio iniziale, con costi aumentati del 200%. I due piccoli reattori galleggianti russi hanno superato il 300% del budget previsto.
Ma se tutto andasse bene per l’Italia e quindi, come invece assicura il ministro competente, i primi reattori sarebbero pronti tra il 2034 e il 2035, cosa faranno nel frattempo famiglie e imprese domani?
Resta infine sempre aperto il nodo che dal lontano referendum del 1984 l’Italia non ha ancora saputo risolvere: un sito idoneo a deposito nazionale delle scorie. E gli SMR produrrebbero più rifiuti radioattivi rispetto ai reattori tradizionali…
(*) https://ilpassogiusto.eu/krsko-salta-il-referendum-in-slovenia-un-punto-sul-ritorno-del-nucleare/

