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Mobilita bici Muggia

A Muggia una vittoria che fa scuola: la sentenza del TAR sul progetto di galleria


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La recente sentenza del TAR che ha accolto il ricorso presentato dal Gruppo Alternativa Galleria (GAG) rappresenta molto più di un passaggio giudiziario. È un segnale per Muggia e per l’intera regione. Un risultato che, come già ricordato nel precedente articolo de Il Passo Giusto ( https://ilpassogiusto.eu/a-muggia-si-vuole-raddoppiare-la-galleria-invece-di-innovare-la-mobilita/ ), non può essere ridotto a un semplice contenzioso amministrativo vinto da un comitato locale. Segna invece l’affermazione della capacità di un gruppo di cittadine e cittadini di organizzarsi dal basso, pur in un piccolo Comune, per contrastare un’opera ritenuta imposta, poco trasparente e non giustificata da reali esigenze pubbliche.

La sentenza, che annulla gli atti relativi al progetto di allargamento della galleria di Muggia, conferma quanto sostenuto dal GAG fin dall’inizio: che un intervento di tale portata non possa essere calato sulle teste della popolazione senza un percorso serio di analisi, confronto e partecipazione. È un richiamo forte a una prassi amministrativa troppo spesso orientata a realizzare opere infrastrutturali prima ancora di interrogarsi sulla loro utilità effettiva, sulle alternative e sui costi economici, ambientali e sociali. In questo senso, la decisione del TAR, nonostante non abbia accolto tutti i punti del ricorso, diventa un caso emblematico, destinato a fare scuola nel dibattito pubblico regionale.

Il valore politico di questa vicenda è chiaro. La mobilitazione del GAG ha mostrato come sia ancora possibile contrastare scelte ritenute sbagliate attraverso strumenti democratici e legali, garantiti dallo Stato di diritto. La vittoria non è soltanto del comitato, ma di tutti coloro che credono che la partecipazione civica non sia un orpello, ma un elemento essenziale nella definizione delle politiche pubbliche. 

Mobilitazione dal basso che ridisegna la politica muggesana

In vista delle prossime elezioni amministrative, questa vicenda rappresenta un punto di riferimento che difficilmente potrà essere ignorato. Serve ora un’assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche affinché il progetto non venga riproposto in futuro da amministrazioni non inclini al confronto, ma venga definitivamente archiviato, lasciando spazio a scelte più ragionevoli e partecipate.

La facilità con cui sono state diffuse tesi di impossibilità tecnica suggerisce un problema più ampio: la scarsa volontà di avviare un confronto basato su dati e evidenze, preferendo argomentazioni preconfezionate che legittimano soluzioni già decise a priori. È un atteggiamento che alimenta sfiducia e polarizzazione, e che non aiuta a costruire una gestione condivisa e lungimirante della mobilità muggesana.

La sentenza del TAR non risolve automaticamente tutti i nodi legati alla mobilità e alla gestione della viabilità a Muggia, ma offre un’opportunità preziosa: ripensare l’intero approccio con criteri più razionali, aperti e inclusivi. È un invito a considerare le alternative già proposte da anni dai comitati, dagli esperti e dalle associazioni locali, a partire da un potenziamento intelligente del trasporto pubblico, dalla pedonalizzazione ragionata del centro storico, dalla riduzione del traffico privato e da una manutenzione costante dell’esistente, invece di inseguire soluzioni infrastrutturali costose e dall’efficacia incerta.

La vicenda del GAG dimostra che la politica cambia quando la cittadinanza non rinuncia al proprio ruolo e si organizza per difendere il proprio territorio. Ora spetta alla futura amministrazione decidere se raccogliere questa lezione e costruire un progetto di Muggia più coerente con le reali esigenze della comunità. La sentenza del TAR non è soltanto un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza.


Pubblichiamo di seguito il comunicato emesso dal Gruppo Alternative Galleria di Muggia, del 16 novembre scorso a commento della sentenza del TAR.

Come leggere la sentenza? 

Il TAR certifica che il comune ha approvato un progetto ignorando le prescrizioni di legge. Mancano tutte le analisi e le valutazioni necessarie su vibrazioni e rumore. E per questo ne ha ANNULLATO l’approvazione. 

Certifica nei fatti che le relazioni dei progettisti e del politecnico di Torino non erano neanche lontanamente sufficienti per garantire le valutazioni e le mitigazioni del rischio verso le abitazioni, nonostante le mirabolanti rassicurazioni dell’amministrazione spese in questa vicenda. 

È evidente inoltre che il TAR non si sia espresso su alcuni aspetti tecnici importanti che abbiamo rilevato: 

– il macroscopico errore nel calcolo dei tempi di rosso che porta ad un’errata stima della coda. 

Il rosso non dura 20 minuti ma 12 e mezzo. Abbiamo quindi potuto dimostrare che con l’inserimento dell’impianto semaforico pedonale, i tempi di rosso aumentano sia per effetto dei cicli semaforici decisi – 7 minuti in più di rosso rispetto all’attuale semaforo della galleria – sia per effetto del fermo veicoli in entrambi i sensi di marcia. Quindi in estrema sintesi la coda non verrà affatto ridotta ma semplicemente si sposterà da lungo mare a via Roma. 

– La riduzione del 75% delle code, come già dimostrato, è falsa e fa riferimento a solo 1 delle 4 cause, ossia il semaforo. 

La relazione lo evidenzia ma volutamente il sindaco lo omette. In estrema sintesi si riporta volutamente una sola causa delle code, mentre le altre (alta densità di traffico, intersezioni ed immissioni, attraversamenti pedonali) non vengono riportate e non è dato a sapersi quale peso esse abbiano. Quindi è logico affermare che le code non si ridurranno in assoluto del 75% e per di più, l’impianto semaforico pedonale pensato su via roma, peggiorerà i tempi di rosso, fermando per più tempo i veicoli. 

Degno di nota il grottesco scambio epistolare tra comune e TT (Trieste Trasporti), che qui di seguito riportiamo. Tanto è bastato a divulgare la falsa affermazione che il transito per il mandracchio dei mezzi pubblici non è possibile. 

Ma i mezzi sono disponibili, sono elettrici, lunghi 8 mt, adeguati all’utenza di 7 e 27 e al loro passaggio sul mandracchio. Aggiungiamo anche che così facendo si ottimizzerebbe il loro impiego, evitando di utilizzare mezzi sovradimensionati. 

Questo conferma l’ormai triste certezza che l’amministrazione non vuole in alcun modo dialogare e anzi, mistifica le evidenze. 

Per dare risposta all’annosa domanda sui mezzi pesanti? Intanto chiediamo: dove sono tutti questi autotreni, autobotti e tir che vogliono quotidianamente raggiungere la costa muggesana? Noi, come anche i Muggesani possono confermare, non abbiamo evidenza di questo traffico continuo. 

Ad oggi quindi, quei rari mezzi di tali dimensioni che arrivano in centro, intraprendono lo stesso percorso degli autobus e tale dovrebbe rimanere solo in condizioni straordinarie, controllate e autorizzate dall’amministrazione comunale. 

È fondamentale evidenziare l’ipocrisia insita in questa faccenda: la galleria allargata non consentirà il passaggio dei mezzi sopra le 7,5 T! Quindi ben venga! Fuori i mezzi pesanti da Muggia! 

E infine, vogliamo essere chiari, nessuno del GAG ha fatto esultanze e proclami durante la giornata di lutto cittadino. Anzi tale circostanza ci ha visto partecipi al dolore prodotto da questo tragico evento. Ci sembra quindi che il rispetto tanto auspicato non manchi certo a noi.

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